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Industria, record di ricavi ma pesa l’effetto listini. L’energia affonda il saldo extra-Ue

A maggio +1,4% e +23,6% annuo. A valori costanti la crescita resta robusta ma si riduce al 5,9%. Bene l’export extra-Ue ma l’energia affonda il saldo

di Luca Orlando

(AFP)

3' di lettura

Dati più alti nelle serie storiche (avviate nel 2000) non ve ne sono. Record dei ricavi industriali che offre il senso del momento particolare vissuto dall’industria, alle prese in contemporanea con una massa di ordini oltre la media e livelli inflattivi che costringono ad un continuo adeguamento dei listini per tenere il passo dei rincari a monte.

I dati Istat di maggio confermano il trend: al netto dei fattori stagionali l’aumento dei ricavi è dell'1,4%, in termini congiunturali (l’indice destagionalizzato arriva al nuovo record storico), registrando una dinamica positiva su entrambi i mercati (+1,5% quello interno e +1,1% quello estero).

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Nel trimestre marzo-maggio 2022 l'indice complessivo è cresciuto del 7,8% rispetto al trimestre precedente (+8,0% sul mercato interno e +7,3% su quello estero).

Il dato decisamente anomalo è però ancora una volta quelli tendenziale, che evidenzia una crescita del 23,6% (+22,9% per la sola manifattura), con incrementi quasi omogenei tra mercato interno ed estero.

Vera gloria? Solo in parte, perché depurando il dato dall’aumento dei listini e guardando dunque ai volumi di fatturato (un modo per ragionare a prezzi costanti), il progresso si riduce al 5,9%. Ancora robusto ma meno “siderale” rispetto al dato a valori correnti, che farebbe invece pensare ad un nuovo miracolo economico in atto.

Scorrendo i dati dei settori si trova un’unica nota stonata, quella dei mezzi di trasporto, i cui ricavi sono trascinati verso il basso dal momento nero dell’auto.

Per il resto, ovunque crescite a doppia cifra: quando proprio va male, come ai beni strumentali, che lavorando su commesse definite in passato hanno meno margini sui prezzi, i valori crescono comunque su base annua del 12,5%.

All’estremo opposto, trascurando le attività legate all’energia, da mesi fuori registro, i risultati migliori vi sono per legno-carta e metallurgia, con crescite di oltre il 30%.

Ancora boom per l’export extra-Ue

Dai dati di giugno sull’export extra-Ue arrivano due elementi chiari, che peraltro confermano il trend precedente: la corsa delle nostre vendite continua e in parallelo i rincari energetici invertono il segno del saldo commerciale.

A giugno le vendite arrivano a 25,6 miliardi, una crescita del 21%, 16esimo rialzo mensile consecutivo su base tendenziale. Scatto distribuito su quasi tutte le aree ad eccezione di Svizzera e Russia, con Mosca a cedere il 19,1% rispetto a giugno 2021, un bilancio superiore rispetto alle attese alla luce dell’embargo in atto. A sostenere le vendite ancora una volta sono gli Stati Uniti, dove il made in Italy cresce del 25,3% e in recupero rispetto alla prima parte dell’anno è la Cina, che cresce del 9%.

Le note dolenti arrivano dall’energia, che porta ad un quasi raddoppio delle importazioni, arrivate nel mese a 28,4 miliardi. Esempio eclatante è proprio la Russia, che soprattutto grazie a gas e petrolio vende all’Italia più del doppio (+120%) in termini di di controvalore rispetto a giugno 2021. Come risultato, il deficit del mese verso Mosca è di oltre due miliardi, di più di 13 nel primo semestre. Per dare un’idea dell’impennata dei listini, un anno fa il passivo mensile era di appena 517 milioni, quello semestrale di poco più di tre miliardi, dieci in meno rispetto ai valori attuali.

Risultato inevitabile guardando all’impennata in valore dei nostri acquisti dalla Russia: 6,7 miliardi nel complesso tra gennaio e giugno 2021, oltre 16 ora. Assegno aggiuntivo (involontario e ineludibile) a Putin da quasi dieci miliardi per effetto della corsa dei listini di gas e greggio.

Aggiungendo a quelli di Mosca gli acquisti da Medio Oriente e altri paesi Opec il deficit energetico extra-Ue nazionale si amplia e supera nei primi sei mesi dell'anno i 48 miliardi. Nello stesso periodo il deficit commerciale complessivo raggiunge i 12 miliardi, a fronte di un avanzo di oltre 25 miliardi dei primi sei mesi del 2021.


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