ISTAT

Ricavi dell’industria, primo calo dal 2015

di Luca Orlando


default onloading pic

2' di lettura

Il calo della produzione. Il rallentamento dell’export. La frenata tedesca e la crisi dell’auto. Il quadro è chiaro, purtoppo in senso negativo, il che rende in effetti quasi scontato gli ultimi numeri che completano l’anno”no” dell’industria italiana. Con i ricavi rilevati dall’Istat ad allinearsi al mood complessivo, presentando un calo del 3% in termini congiunturali rispetto a novembre, dell’1,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Come accaduto per la produzione, anche qui il calendario può aver giocato a sfavore, presentando come giornata lavorativa un venerdì 27 dicembre quasi certamente utilizzato come ponte, dunque come momento di chiusura. Poco cambia, tuttavia. E basta guardare alla media annua per capirlo.  Per il fatturato, al netto degli effetti di calendario, l’Istat segnala infatti il primo calo in termini annui dal 2015, una frenata dello 0,3%, identica nelle sue dimensioni sia in Italia che all’estero.

Con riferimento al comparto manufatturiero, il settore farmaceutico conferma anche a dicembre il prioprio trend positivo, registrando la crescita tendenziale più rilevante (+15,4%), mentre l'industria dei computer e dell'elettronica mostra il calo maggiore (-7,7%).

A crescere sono comunque solo farmaci, cibo e tessile-abbigliamento, mentre tutti gli altri comparti sono in rosso, a partire dall’area allargata della meccanica e della componentistica.

La nota positiva, inattesa, arriva invece dagli ordini, che crescono sia rispetto al mese precedente che in rapporto a dicembre 2018, aumentando in questo caso del 6%. Bene in particolare farmaceutica e tessile-abbigliamento, anche se la spinta decisiva arriva dagli altri mezzi di trasporto legati al mercato interno (non le auto), che balzano in avanti del 55%. Ma parlando di velivoli, navi o treni, si tratta per definzione di maxi-commesse una tantum, non ripetibili.

Dicembre non modifica ad ogni modo il segno di fondo, che anche per le commesse resta negativo; -1,9%, primo segno meno dal 2014. Un calo interamente “targato” estero, perché mentre gli ordini nazionali nella media annua crescono dello 0,2%, quelli legati all’export crollano del 4,9%. Dato preoccupante, a maggiore ragione perché ancora slegato dallo shock cinese e dai problemi innescati dal coronavirus. Ben prima dunque dello stop a catena delle fabbriche cinesi, ben prima che decine di milioni di persone fossero messe in una sorta di quarantena. E già i numeri di gennaio della cassa integrazione, un’impennata di oltre il 40%, lasciano intendere che il peggio non sia ancora arrivato.

Per approfondire

La Germania in frenata
La produzione industriale torna a scendere dopo cinque anni

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...