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Riccio (Marangoni, Naba, Domus academy) «Lezioni ibride e più soft skills: così cambia la formazione»

Il ceo e prossimo presidente del gruppo Galileo Global Education Italia, cui fanno capo Istituto Marangoni, Naba e Domus Academy, parla della ripartenza, in programma per ottobre. E di come a vincere sarà un modello flessibile.

di Marta Casadei

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Il ceo e prossimo presidente del gruppo Galileo Global Education Italia, cui fanno capo Istituto Marangoni, Naba e Domus Academy, parla della ripartenza, in programma per ottobre. E di come a vincere sarà un modello flessibile.


3' di lettura

«Il Covid-19 ha accelerato un cambiamento già in atto, dandoci una grande opportunità: ripensare l’ecosistema, puntando anche sul digitale. Gli studenti dovranno essere capaci di affrontare sfide nuove e di generare, in breve tempo, soluzioni creative a problemi inediti». Roberto Riccio è in procinto di lasciare la carica di ceo di Galileo Global Education Italia, gruppo cui fanno capo Istituto Marangoni, Naba e Domus Academy, per diventarne presidente. «È arrivato il tempo, per me, di consigliare», dice Riccio, che annuncia anche il suo successore: Donato Medici, attuale managing director di Naba.

Nel lockdown il 90% delle attività trasferite online

Il passaggio arriva alla fine di un periodo complesso, in cui tutte e tre le realtà sopra menzionate (che hanno sedi in tutta Italia e, nel caso di Istituto Marangoni, anche nel mondo)  hanno dovuto rispondere a un’esigenza forte: quella di non bloccare lezioni e laboratori nonostante il lockdown. Un’impresa non semplice, ma che Riccio conferma sia ben riuscita: «Facciamo parte di un grande gruppo all’interno del quale c’erano già gli strumenti adatti per affrontar euna situazione di questo tipo: abbiamo fatto un training a insegnanti e studenti e siamo arrivati a un tasso di conversione digitale del 90 per cento. Non è stato facile: il 40-50% degli studenti ha scelto di tornare nel proprio Paese e, volendo mantenere le lezioni in diretta, abbiamo chiesto a molti insegnanti di duplicare il loro lavoro. L’obiettivo è sempre stato uno: garantire continuità del percorso di studi».

Lezioni al via ad ottobre (in formato ibrido)

Dopo il lockdown, le scuole italiane del gruppo Gge - che a livello globale conta 42 istituti e proprio nel marzo 2020 ha cambiato assetto societario con la cessione della maggioranza da Providence equity partners a un consorzio composto da investitori istituzionali a lungo termine - hanno avviato una progressiva ripartenza: «Ora, per esempio, sono aperti i laboratori, per piccoli gruppi e su appuntamento», spiega Riccio. L’avvio dei prossimi corsi è previsto per il 12 ottobre per Istituto Marangoni e Naba e il 28 ottobre per Domus Academy. Proprio DA, la cui offerta formativa è dedicata ai master, ha da poco messo a disposizione 50 borse di studio al 50% della retta per altrettanti studenti che vogliono frequentare i corsi in partenza a ottobre.

L’approccio al nuovo anno accademico è all’insegna della flessibilità. A partire dall’iscrizione: «Abbiamo fatto una serie di deroghe ai termini e condizioni d’iscrizione.Ci aspettiamo un “pubblico” più italiano ed europeo rispetto agli anni passati, ma abbiamo voluto andare incontro agli studenti che, per esempio, vivono in Paesi ancora in emergenza Covid-19 e hanno bisogno di un visto per studio per venire in Italia». La voglia di venire a studiare in Italia, spiega Riccio, c’è: «Il nostro, al momento, è percepito come un Paese più sicuro di altri, al momento, ma aspettiamo di capire come sarà l’andamento dell’epidemia anche in altri Paesi e quali limitazioni ci saranno».

Ibridazione e flessibilità saranno due concetti chiave anche sul piano della didattica: «Almeno per il primo trimestre opteremo per un formato misto, dando anche la possibilità, per esempio, agli studenti di Marangoni che si trovano in Cina o in India di frequentare le lezioni nelle sedi di a Shanghai o Mumbai e poi continuare a Milano». Secondo Riccio «ci sarà un’evoluzione inevitabile del concetto di “frequentazione” dei corsi. Per noi la sfida sarà quella di trasmettere in modo efficace i valori del made in italy di cui chi sceglie di studiare nel nostro Paese può fare esperienza diretta attraverso i contatti con l’industria e i professionisti, ma che rappresentano un perno anche delle nostre proposte all’estero».

La ricerca di EY premia marketing e merchandising

Se il Covid-19 ha reso anche il futuro prossimo un’incognita, ci ha sicuramente ricordato come sia impossibile fare previsioni a lungo termine. Eppure chi si occupa di formare le nuove generazioni di professionisti non può fare a meno di immaginare i ruoli che andranno a ricoprire o le competenze che avranno bisogno per essere competitivi nel mondo del lavoro (e quindi tra 2, 3, 5 anni). In quest’ottica, all’inizio dell’anno, Gge ha commissionato a EY un’indagine sulle professioni del futuro nel settore moda: «I ruoli chiave saranno quelli nel merchandising, che hanno il compito di guidare il creativo sul piano commerciale, e nel marketing, sia digitale sia tradizionale, che è diventato il motore con cui comunicare cultura e valori aziendali». In termine di competenze, dall’indagine è emerso come siano sempre più importanti le cosiddette soft skills: «Capacità come quella di lavorare in team o risolvere i problemi - dice Riccio - saranno sempre più decisive, così come il mindset internazionale e le capacità di storytelling. Ogni ruolo, del resto, è sempre più il risultato di una stratificazione delle competenze».

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