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Ricerca di addetti, belluno e venezia in classifica

di Centro studi istituto Tagliacarne

2' di lettura

I dati Istat sull’occupazione di aprile 2022 evidenziano come il numero di occupati a livello nazionale sia stato per il secondo mese consecutivo superiore ai 23 milioni di unità (con un leggero calo rispetto a marzo), vale a dire quasi un milione in più rispetto al giugno 2020 e circa 200mila unità in meno rispetto ai valori massimi storici. Al momento tali informazioni non sono territorializzabili e pertanto per leggere cosa accade al mercato del lavoro nei territori occorre ricorrere a fonti integrative. Tra queste si possono citare la cassa integrazione guadagni-Cig (Inps) e le previsioni di assunzione delle imprese (sistema informativo Excelsior di Unioncamere-Anpal). L’utilizzo della Cig si sta avviando ad un ritorno su livelli standard: in termini assoluti, nel primo quadrimestre del 2022, nel Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia) sono state autorizzate circa 19,6 milioni di ore di cassa integrazione, il 78,3% in meno rispetto all’analogo periodo del 2021. Anche la decisa ridefinizione della tipologia di interventi alla quale si assiste costituisce un ritorno alla normalità: se nei primi 4 mesi del 2021, quasi un terzo degli interventi era in deroga (ossia destinato a segmenti economici solitamente esclusi), dodici mesi dopo questo tipo di utilizzo è diminuito fino a poco più del 7% delle autorizzazioni, lasciando ampio spazio alle ore straordinarie (quelle utilizzate per affrontare crisi aziendali), pressoché residuali, invece, nel 2021. Quasi i tre quarti del totale delle ore di Cig sono stati autorizzati in Veneto, meno di un quinto in Friuli-Venezia Giulia e meno dell’8% in Trentino-Alto Adige; in termini relativi, ossia rapportando il numero di ore autorizzate al numero di occupati, nei primi 4 mesi del 2022, nelle regioni del Nord-Est si rileva un numero di ore per occupato (pari mediamente a 6,5) inferiore alla media nazionale (8,5). I dati sulle previsioni occupazionali delle imprese extra-agricole indicano in quasi 88mila le entrate previste per il mese di giugno 2022, che diventano circa 210.600 se si estende l’orizzonte temporale fino ad agosto 2022. Il rapporto fra il fabbisogno occupazionale previsto e la popolazione compresa tra 15 e i 64 anni, discrimina in maniera netta tra il Trentino-Alto Adige (dove è pari a quasi il 36 per mille), da un lato, e Friuli-Venezia Giulia e Veneto (14,9 e 16,9, rispettivamente), dall’altro, a fronte di un valore medio nazionale pari al 15 per mille circa. Ai primi posti della graduatoria provinciale dei tassi di entrata riscontrati nel Nord-Est, dopo naturalmente le due province del Trentino-Alto Adige (con valori tra di loro perfettamente allineati), troviamo tre realtà del Veneto: Belluno, Venezia e Verona, rispettivamente con circa 29, 28 e 19 entrate su mille abitanti. Nell’area, tra le province più in difficoltà in termini di capacità di generare domanda di lavoro troviamo Vicenza, Pordenone, Treviso e Padova, tutte con tassi inferiori a quello medio nazionale.

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