L’ALLARME fadoi e fondazione roche

Ricerca clinica dimezzata in 8 anni e la “cultura del sospetto” rischia di soffocarla

Le imprese trainano la ricerca clinica in Italia, contribuendo in media, negli ultimi 5 anni (2014-2018), al finanziamento degli studi clinici per farmaci e dispositivi medici in una quota pari al 92%.

di Marzio Bartoloni


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(Cultura / AGF)

3' di lettura

La ricerca clinica è preziosa perché aiuta a trovare cure sempre migliori per i pazienti e anche svelare l’inefficacia delle “terapie miracolose” come insegnano il recente caso Stamina o quello più datato del metodo Di Bella . Eppure il numero delle sperimentazioni indipendenti in Italia si è praticamente dimezzato negli ultimi 8 anni. L’allarme arriva dal Libro bianco«Il valore della ricerca clinica indipendente in Italia», realizzato dalla Fondazione Fadoi (Federazione dei dirigenti ospedalieri internisti) e dalla Fondazione Roche e presentato a Roma

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Dalle imprese il 92% di finanziamenti per la ricerca
Oggi - ricorda un0indagine realizzata dal Cergas Bocconi per il Libro bianco - le imprese trainano la ricerca clinica in Italia, contribuendo in media, negli ultimi 5 anni (2014-2018), al finanziamento degli studi clinici per farmaci e dispositivi medici in una quota pari al 92%. Mentre il finanziamento pubblico è stato, nello stesso arco di tempo, solo il 4%, con una restante quota coperta dal contributo dei cittadini e della Ue. In particolare, dai dati elaborati, osserva Claudio Jommi della Bocconi «emerge che nel 2016 i finanziamenti per la ricerca clinica sono ammontanti a 788 milioni di euro, di cui il 7,5% erogato dallo Stato, l'89% dalle aziende e il resto da fondi Ue e dai cittadini tramite il 5 per mille. Ma nel 2017, sul totale di circa 753 milioni, la quota a carico dello Stato, attraverso Aifa e ministero della Salute, è scesa all’1%, mentre
il contributo delle aziende è salito al 96%».

Risparmi per la Sanità pubblica di 400 milioni
Analizzando i dati dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) sulla sperimentazione clinica dei medicinali in Italia, precisa il Libro Bianco, «emerge che tra il 2009 e il 2018, seppur con lievi segnali di recupero nell'ultimo anno, il numero di studi no profit è quasi dimezzato». Gli investimenti pubblici nella ricerca sono indispensabili per il progresso tecnologico e scientifico del Paese, ma sempre meno sufficienti a portare i risultati dell'innovazione fino al paziente. La ricerca finanziata dalle imprese, oltre a rappresentare la quota maggiore del finanziamento totale, spiega GualbertoGussoni, direttore scientifico di Fadoi, «fornisce un aiuto importante al Servizio sanitario nazionale, in termini di costi evitati in seguito alla somministrazione a titolo gratuito di farmaci oggetto di sperimentazione sponsorizzata ai pazienti arruolati nei trial». Ad esempio, precisa, «nell’oncoematologia, area che rappresenta oggi quasi il 60% dei trial clinici, ogni euro pagato dall’azienda privata per la sperimentazione di farmaci corrisponde a più di 2 euro di risparmio per la Sanità pubblica e pari a un totale di circa 400 milioni l’anno».

I rischi della norma sul conflitto di interessi
Il non buono stato di salute della ricerca clinica ora potrebbe soffrire ancora di più. Il decreto legislativo n. 52/2019, attuativo della legge 3/2018 (la delega sulle sperimentazioni cliniche dell’ex ministro Beatrice Lorenzin), rischia di incassare un colpo molto pesante a causa delle ultime righe del comma 4 dell’articolo 6 del decreto che, per garantire l’assenza di conflitti di interesse degli scienziati sperimentatori con l’azienda titolare del farmaco oggetto di studio, impone «l’assenza di rapporti di dipendenza, consulenza o collaborazione, a qualsiasi titolo, con il promotore». Una norma, questa - finita nel mirino di medici, scienziat e accedemici in un Position paper sottoscritto anche da 23 associazioni e società scientifiche - che parlano di un approccio che sembra avallare una “cultura del sospetto”, che scoraggia la partecipazione degli scienziati italiani a panel di ricerca anche internazionali, per il rischio di vedere compromessa la propria credibilità ogni volta che devono autocertificare proprie situazioni personali e professionali. «La ricerca di qualità è preziosa per i giovani, per gli scienziati, per i pazienti e per l'intero Paese - afferma Mariapia Garavaglia, presidente di Fondazione Roche - e promuovere una sana collaborazione tra quella pubblica e privata
garantisce benefici sia a livello economico per il Paese, sia per dare alle persone cure sempre più efficaci».

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