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Ricerca e innovazione per far crescere il Paese, l’Italia spende ancora poco

Le imprese che operano nei settori ad alta tecnologia sono più competitive. È quanto emerge dallo studio presentato a Roma. Boccia: «Abbiamo un 20% di imprese eccellenti, un 60% in fase di transizione e dobbiamo aiutarle a fare il salto di qualità». Todini: «Il 60% della spesa in ricerca e sviluppo arriva dal mondo delle imprese»

di Nicoletta Picchio


L’Italia investa di più in ricerca e sviluppo per affrontare le sfide dell’innovazione

3' di lettura

L'analisi emerge dai numeri: le imprese che operano nei settori ad alta tecnologia sono più competitive. Dal 2008 in avanti sono cresciute e la crisi è diventata l'occasione per creare nuove opportunità. Non solo: l'ampliarsi dei settori ad alta tecnologia aumenta l'efficienza produttiva di tutto il sistema.

Italia seconda manifattura d’Europa
È quanto emerge dalla ricerca presentata al Forum del Comitato Leonardo (nato nel 1993 per iniziativa di Confindustria, Agenzia Ice e alcuni imprenditori), di cui è presidente Luisa Todini. «In Italia, seconda manifattura d'Europa, abbiamo raggiunto risultati importanti: siamo il terzo paese per fatturato nella meccanica strumentale con oltre 49 miliardi di euro, sesto al mondo per numero di robot industriali, nascono nel nostro paese oltre 10mila start up innovative e leader nel biotech della salute, nel 2018 sono stati registrati oltre 4400 brevetti», ha detto la presidente Todini, sottolineando che il 60% della spesa in ricerca e sviluppo arriva dal mondo delle imprese.

In ricerca e innovazione speso solo l’1,3% del Pil
L'Italia infatti guardando il rapporto tra spesa in ricerca e sviluppo e pil si ferma ad una percentuale più bassa rispetto agli altri paesi industrializzati europei e alla media Ue: siamo all'1,3%, contro il 3% della Germania, il 2,2 della Francia e il 2,1 della Ue a 28 paesi. «Bisogna coniugare innovazione e crescita con l'interesse generale, è la grande sfida del paese», ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. «Abbiamo un 20% di imprese eccellenti, un 60% in fase di transizione e dobbiamo aiutarle a fare il salto di qualità», ha continuato, rivolgendosi al ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli. Uno degli strumenti per raggiungere questo obiettivo è Industria 4.0: «occorre mantenere l'impianto e accelerare su alcuni punti. Non è un incentivo, è una strategia per avere un'industria ad alto valore aggiunto, alta produttività e alta quantità di investimenti», ha insistito il presidente di Confindustria.

Avanti con Industria 4.0
Un punto su cui il dialogo con il governo è aperto: «Il nostro impegno è lavorare per lo sviluppo delle imprese, con Boccia, che ho conosciuto quando sono diventato ministro, c'è una reciproca collaborazione, stiamo andando nella stessa direzione senza litigare», sono state le parole di Patuanelli. Innovazione, competitività, export vanno insieme, ha sottolineato Carlo Ferro, presidente dell'Agenzia Ice: «l'economia italiana vive per il 32% di export, innovazione e internazionalizzazione possono dar vita ad un circolo virtuoso in cui la prima accresce l'eccellenza dell'offerta, la seconda accresce la dimensione di scala e questa arricchisce la capacità di finanziare nuova ricerca e generare nuova innovazione». Il Forum è stato organizzato da Agenzia Ice, Confindustria e Leonardo, azienda leader del settore dell'alta tecnologia. «Investiamo il 12% dei ricavi in ricerca», ha detto il presidente di Leonardo, Giovanni De Gennaro.

Cinque azioni per cambiare rotta
Secondo la ricerca, realizzata dal Centro Economia Digitale e presentata dal presidente, Rosario Cerra, i settori ad alta e medio alta tecnologia sono vettori dell'innovazione nel sistema industriale: nonostante il peso limitato sul totale dell'economia in termini di valore aggiunto e occupazione, contribuiscono rispettivamente per una quota del 17,15 e 40% alla spesa complessiva privata in ricerca e sviluppo. In questo contesto ci sono cinque indicazioni di policy: avere un approccio di sistema alle politiche pubbliche in ricerca e innovazione; garantire un flusso di investimenti con un orizzonte di medio-lungo periodo; avere strategie finalizzate ad un obiettivo; massimizzare il ritorno dei programmi nazionali ed europei; sviluppare una piattaforma industriale europea.

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