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Ricerca e sviluppo, una sanatoria su 4,2 miliardi di bonus contestati

La misura prevista con il decreto legge fisco-lavoro (Dl 146/2021) collegato alla manovra di bilancio

di Marco Mobili e Giovanni Parente

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3' di lettura

Sul bonus ricerca e sviluppo il Fisco non ha fatto sconti e ha contestato alle imprese negli ultimi cinque anni l'utilizzo indebito di crediti d’imposta per 4,2 miliardi di euro. Una cifra monstre che però, per stessa ammissione del Governo, resta difficilmente recuperabile tanto da dover richiedere una definizione agevolata. Sanatoria che è puntualmente arrivata con il decreto legge fisco-lavoro (Dl 146/2021) collegato alla manovra di bilancio e che mercoledì prossimo inizierà il suo iter per la conversione in legge nelle commissioni Finanze e Lavoro del Senato.

IL CALENDARIO
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I crediti impropriamente fruiti

Vista la poca chiarezza che ha accompagnato fin dall’origine l'accesso al bonus fiscale ai contribuenti che hanno effettuato investimenti in ricerca e sviluppo, l'esecutivo ha introdotto, infatti, la possibilità di restituire il credito d'imposta utilizzato in compensazioni senza il pagamento di interessi e sanzioni. In gioco, di fatto ci sono 4,2 miliardi di bonus contestati. Il dato emerge chiaramente dalla relazione tecnica che accompagna il collegato alla manovra. La Ragioneria generale dello Stato, in via prudenziale, ha indicato nel «5% dei crediti impropriamente fruiti» la quota che potrebbe recuperare con la definizione agevolata e l'ha indicata in 210 milioni di euro. Un dato da cui emerge che il monte crediti contestato dall'amministrazione finanziaria alle imprese vale in tutto 4,2 miliardi di euro.

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Effetto modesto della sanatoria

Nonostante il bacino delle risorse in gioco sia così ampio, la stessa Ragioneria indica un effetto finale della sanatoria in poco più di 34 milioni di euro l'anno per il prossimo triennio. Infatti ai 210 milioni di maggior gettito garantito dalla sanatoria vanno sottratti i 285 milioni che lo Stato perde per il mancato recupero di sanzioni e interessi che avrebbe potenzialmente incassato con gli atti di recupero. Per arrivare ai 34 milioni di euro, dunque, occorre considerare che i 285 milioni vanno suddivisi per 8 anni, ossia per il periodo in cui agenzia delle Entrate può concentrare i controlli sulle annualità interessate dalla sanatoria, facendo registrare un minore gettito pari a 35,6 milioni l'anno. Mentre i nuovi incassi della definizione agevolata, come detto pari a 210 milioni, vanno ripartiti in quote uguali sul triennio prossimo perché la restituzione al Fisco dei crediti d'imposta può essere effettuata in tre rate.

Le esclusioni

Il perimetro della sanatoria, però, non è aperto a tutti. Come prevede espressamente il decreto fisco-lavoro sono esclusi tutti i casi in cui l'amministrazione finanziaria ha contestato una frode o ancora l'utilizzo di false fatture, documenti e contratti falsi «sia in senso materiale sia in senso ideologico», spiega la relazione illustrativa del Dl. Non solo. Viene inoltre chiarito che la regolarizzazione non può essere attivata se alla data del 22 ottobre 2021 (data di entrata in vigore del decreto collegato alla manovra) l'atto di contestazione del credito d'imposta da parte del Fisco è diventato definitivo. È il caso, ad esempio, dei casi in cui la rettifica dell'amministrazione non è stata impugnata nei termini. A differenza del ravvedimento spontaneo, qualora il Fisco sabbia già accertato l'uso indebito del credito d'imposta ma il conseguente atto non è ancora definitivo, l'impresa sarà chiamata a versare l'intera pretesa del Fisco risparmiando interessi e sanzioni grazie alla sanatoria.

Chi utilizza la procedura

Ad utilizzare la procedura del riversamento dei crediti utilizzati in compensazione tutti quelli che si sono visti contestare dal Fisco errori di quantificazione o di individuazione delle spese in ricerca e sviluppo, sia in termini di pertinenza sia in termini di congruità, o hanno sbagliato a calcolare la media storica di riferimento dei costi sostenuti.

In attesa del decreto attuativo delle Entrate

La partita dei 4,2 miliardi messi in gioco con la sanatoria si giocherà comunque tutta il prossimo anno. Come prevede il decreto legge collegato alla manovra, utilizzato dal Governo per spostare al 2022 nuove risorse in grado di assicurare maggiori spazi fiscali per la crescita, entro il 31 maggio 2022 dovrà arrivare il provvedimento delle Entrate con cui saranno definiti criteri e modalità di adesione alla procedura del riversamento. Ci sarà poi tempo fino al successivo 30 settembre per presentare la domanda di adesione alla sanatoria, mentre il saldo delle somme dovute potrà avvenire in unica soluzione entro il 16 dicembre del prossimo anno o in tre rate annuali a partire sempre da quest'ultima data.

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