Rapporto Banca Ifis

Ricerca e tecnologie 4.0, la corsa delle imprese lungo la via Emilia

di Ilaria Vesentini

Le imprese emiliano-romagnole premiano l’innovazione

4' di lettura

Il 24% delle imprese emiliano-romagnole ha investito in ricerca e sviluppo tra il 2020 a oggi, contro il 20% di media nazionale. La quota di chi ha introdotto almeno una innovazione digitale è in regione del 63% contro il 58 italiano. E in piena pandemia il 45% delle imprese della via Emilia (contro il 42% in Italia) ha realizzato investimenti materiali e immateriali, con previsioni di ulteriore crescita (+4%) nei prossimi due anni. Sono alcuni dati della ricerca Market Watch PMI di Banca Ifis presentati in occasione del terzo appuntamento degli Innovation Days del Sole-24 Ore, che confermano l'ottimismo in circolo nel tessuto imprenditoriale da Piacenza a Rimini e le statistiche ufficiali sulle posizioni d’avanguardia raggiunte in Emilia-Romagna quando si parla di digitalizzazione, R&S, tecnologie 4.0.

«Il messaggio di positività si scontra purtroppo con gli impatti che la crisi pandemica ha avuto su diversi settori, penso all’Horeca e al ricettivo che hanno sofferto più degli altri, ma anche qui con eccezioni: il food delivery ha assistito a slanci innovativi importanti nei servizi», commenta Raffaele Zingone, responsabile Direzione centrale Affari di Banca Ifis, intervenendo a Bologna in occasione della tappa emiliana del roadshow dedicato alla “fabbrica del futuro”.

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Meccanica, food, pharma sono i comparti che hanno dimostrato maggiore resilienza e che confermano i piani di investimento precedentemente sottoscritti. A livello di progetti d’innovazione, l’analisi condotta da Banca Ifis sul conversato web nei primi cinque mesi di quest’anno conferma come motor valley faccia sempre più rima con elettrificazione dei veicoli, packaging valley con la chimica green e food valley con sostenibilità.

A prescindere dai trend, «ciò che emerge dalle nostre survey e trova conferma nelle indagini Confindustria – aggiunge Zingone – è che in Emilia-Romagna le aziende continuano a investire in formazione, business automation, processi industriali, ricerca e sviluppo e anche nei rapporti con il cliente, addirittura con un incremento degli investimenti rispetto al passato».

Il riferimento è alla 23esima Indagine sugli investimenti di Confindustria Emilia-Romagna, fresca di presentazione, da cui emerge un quadro regionale di «aziende uscite dalla crisi del 2009 e ora da quella sanitaria più forti e competitive grazie agli investimenti», sottolinea Pietro Ferrari, presidente di Confindustria Emilia-Romagna, di fronte a percentuali inattese di imprese che non hanno mollato la presa continuando a investire quasi il 7% del fatturato (il 6,6% nel 2020, per l'esattezza) su frontiere innovative anche in piena emergenza Covid.

Rispetto a dieci anni fa è triplicata la quota di chi ha investito in sviluppo sostenibile: nel 2010 era del 20% la percentuale di chi focalizzava risorse sui temi ESG, ora sfiora il 60%. In generale i dati confindustriali confermano che la spesa delle imprese di ogni dimensione è concentrata ancor più che nel passato sulla formazione (con un aumento di dieci punti in un anno di imprenditori impegnati su questo fronte, saliti al 58,3%), R&S (49,5%) e tutela ambientale (29,4%).

Lungo la via Emilia anche le banche giocano un ruolo più incisivo che nel resto del Paese: il 44% degli investimenti è infatti supportato da finanziamenti bancari (un 47% autofinanziato e il resto coperto da incentivi pubblici e investitori istituzionali) mentre in Italia la percentuale scende al 35%. Numeri che si spiegano con la maggior affidabilità del tessuto produttivo locale e con le grandi scorte di liquidità che il sistema creditizio ha in pancia ed «è riuscito a garantire alle imprese: non c'è stato il credit crunch verificatosi in passato. Le banche sono state messe nelle condizioni di poter assistere il sistema e, ora, un ulteriore elemento di fiducia è dato dalla programmazione concreta di un atterraggio morbido dalle moratorie», rimarca il referente di Banca Ifis, che a sua volta ha impresso una forte accelerazione alla digitalizzazione dei processi, tanto che un quinto dei nuovi clienti è stato acquisito digitalmente nei primi tre mesi del 2021.

«Con un’incidenza della spesa in R&S sul Pil pari al 2% la nostra regione è seconda solo al Piemonte per performance dell’ecosistema innovazione in Italia, ma va anche detto che tra le regioni europee ci troviamo a un livello intermedio: abbiamo ancora notevoli spazi di miglioramento. Ciò che fa la differenza qui è la quantità di Pmi che contribuisce alla R&S, il 78% degli investimenti è infatti realizzato da imprese ed è attorno a loro che bisogna fare quadrato», afferma Andrea Chiesi, presidente di Confindustria Emilia-Romagna Ricerca e DIH Emilia-Romagna e terza generazione alla guida dell’omonima multinazionale farmaceutica che vanta il record nazionale nel settore per spesa in R&S, con oltre il 20% del fatturato (più di mezzo miliardo di euro) impegnato in progetti innovativi. E Chiesi conclude: «Da un lato il sistema industriale deve valorizzare la collaborazione tra imprese, dall'altro il sistema pubblico deve garantire una formazione adeguata sia sulle materie tecnico-scientifiche sia sulle competenze trasversali sempre più richieste dalle nuove forme di lavoro, perché dalle fabbriche si sta levando sempre più forte un allarme per il gap di profili specializzati, introvabili sul mercato».

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