finanziamenti europei

Ricerca: quali sono le università italiane più brave a conquistare i fondi Horizon 2020

Nella capacità di intercettare i fondi europei per la ricerca, nell’ambito del programma Horizon 2020, il mondo delle università è spaccato in due

di Natascia Ronchetti

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Nella capacità di intercettare i fondi europei per la ricerca, nell’ambito del programma Horizon 2020, il mondo delle università è spaccato in due


2' di lettura

Il migliore è il Politecnico di Milano, seguito a ruota dall’Università di Bologna e, a maggiore distanza, dal Politecnico di Torino. Agli ultimi posti, invece, troviamo il Politecnico di Bari e l’Università di Teramo.

Nella capacità di intercettare e raccogliere i fondi europei per la ricerca scientifica, nell’ambito del programma comunitario Horizon 2020, il mondo delle università italiane è praticamente spaccato in due.

Conferme e sorprese in classifica
Eccellono, in generale, gli atenei settentrionali. Rincorrono faticosamente quelli del Meridione. Con qualche sorpresa. La Bocconi è costretta a cedere il passo alla Federico II di Napoli, La Sapienza di Roma corre fino a collocarsi nella top five, superando ampiamente il risultato di Milano-Bicocca, Università di Milano e Università di Torino. Su tutti svetta il Politecnico del capoluogo lombardo, che dal 2014, anno di partenza di Horizon 2020, ha raccolto più di 127 milioni di euro (il dato, proveniente direttamente dall’Unione Europea, è aggiornato alla metà di dicembre dello scorso anno), grazie soprattutto a una struttura di supporto alla ricerca, trasversale all’ateneo.

Politecnico di Milano: approvati 332 progetti
«Prima di tutto abbiamo ottimi ricercatori e questa è la base di partenza», spiega Donatella Sciuto, il prorettore vicario con delega alla ricerca del Politecnico di Milano. «Poi – aggiunge Sciuto - abbiamo potenziato il nostro servizio centralizzato di assistenza per l’organizzazione delle politiche di attrazione dei fondi europei, sia per i programmi individuali sia per quelli in collaborazione con le aziende, che sono una parte rilevante dei progetti approvati e finanziati».

Ad oggi l’ateneo lombardo, che conta oltre 45mila studenti e 1.430 docenti, ha avuto il via libera da Bruxelles per 332 progetti, che comprendono anche quelli presentati dopo la metà di dicembre, per un finanziamento complessivo superiore ai 140 milioni.

Bologna eccelle nell’ambito delle Societal Challenges
Subito dopo arriva l’Alma Mater di Bologna, al secondo posto con 95,6 milioni ( saliti a oltre 100 da dicembre ad oggi con 244 progetti). «Un risultato che è il frutto di uno sforzo collettivo di tutta la nostra comunità – dice Antonino Rotolo, prorettore alla Ricerca dell’ateneo felsineo -. Dai nostri ricercatori, capaci di raggiungere obiettivi importanti facendo rete con altri atenei, imprese e istituzioni di tutta Europa, ai tecnici che seguono l’implementazione dei progetti».

In particolare l’Università di Bologna guida la classifica nazionale nel pilastro centrale del programma comunitario, Societal Challenges, che riguarda i progetti di ricerca nell’ambito della salute, dell’alimentazione, dei trasporti, del clima, dell’inclusione sociale e della sicurezza, mentre si colloca al terzo posto in Europa nel campo dell’alimentazione, del cibo e dell’agricoltura.

Il resto della graduatoria
Sul podio anche il Politecnico di Torino, con quasi 71 milioni di finanziamenti, seguito, al quarto posto, dall’Università La Sapienza di Roma (69,94 milioni). In coda troviamo l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ferma a tre milioni di euro, ma anche quella dell’Insubria (2,98). Ultimi, l’ateneo di Teramo (2,45) e il Politecnico di Bari, che ha raccolto finanziamenti per 1,67 milioni.

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