i controlli

Ricerca, una nuova agenzia per vigilare sui finanziamenti ma resta il nodo fondi

Il Ddl di bilancio istituisce una nuova Agenzia che affiancherà l’Anvur nel controllo degli enti pubblici ma non risolve il nodo fondi: stanziati solo 25 milioni sul 2020

di Eugenio Bruno


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(ANSA)

3' di lettura

La governance pubblica sulla ricerca non lascia ma raddoppia. A fronte di una minima iniezione di liquidità (25 milioni nel 2020, 200 nel 2021 e 300 nel 2022) per finanziare i progetti innovativi, che difficilmente consentirà all’Italia di recuperare il gap sugli investimenti in R&S rispetto al resto dell’Ue, il disegno di legge di bilancio per il 2020 interviene invece massicciamente sulla governance pubblica. Introducendo, accanto all’Anvur, una nuova Agenzia: l’Anr. Una scelta che rischia di duplicare i controlli e, dunque, gli adempimenti a carico dei player dell’innovazione.

La penuria di risorse
Che la ricerca italiana abbia bisogno di una svolta lo dicono i numeri. I nostri investimenti in R&S non arrivano all’1,4% del Pil. Tanto da lasciarci a debita distanza sia dall’obiettivo maxi che tutta l’Europa si è data per fine 2020 (3% del prodotto interno lordo), sia da quello mini che ci siamo dati da soli (arrivare entro quella data almeno all’1,53%). Come raccontato sul Sole 24 Ore di lunedì 7 ottobre, queste performance si spiegano anche con le alterne vicende, da un lato, dell’attuazione del programma nazionale della ricerca (Pnr) 2015-2020 – con 1,7 miliardi spesi in tre anni sui 2,4 a disposizione e l’assenza della delibera Cipe che avrebbe rimpinguato la dote di altri 5 miliardi “tricolori” – . E dall’altro, del piano europeo Horizon 2020 (di cui intercettiamo appena l’8 %).

Per invertire la rotta il governo giallorosso ha scelto di bruciare le tappe e di inserire già nel Ddl di bilancio (anziché aspettare il collegato alla manovra come prevedeva in origine la Nadef), la nascita dell’Agenzia nazionale della ricerca. Che avrà, tra le sue prime missioni, proprio quella di coordinare di più e meglio gli interventi del Pnr. In un sistema che, in materia di ricerca, già prevede però la presenza dell’Anvur.

Il rischio di sovrapposizione
Diverse per governance e budget, le due Agenzie rischiano di incrociare una prima volta i loro destini già al momento della nomina dei vertici. Visto che 2 degli 8 membri del direttivo dell’Anr sono scelti dal Miur, che già propone i 7 componenti del direttivo dell’Anvur. Senza modifiche lo stesso pericolo di collisione si registra anche nelle rispettive missioni istituzionali. L’articolo 28 del Ddl di bilancio assegna infatti alla “nuova” Agenzia il compito di valutare l’impatto dell’attività di ricerca al fine «di incrementare l'economicità, l’efficacia e l’efficienza del finanziamento pubblico nel settore». Chiedendo sì di farlo sulla base dei risultati dell’attività dell’Anvur, ma senza tenere conto che quest’ultima - per effetto degli articoli 5 e 17 del Dlgs 218/2016 - ha a sua volta il compito di valutare gli enti di ricerca vigilati dal Miur e di emanare delle linee guida per quelli monitorati dagli altri dicasteri che dovranno pi recepirle.

La palla al Parlamento
A sciogliere il nodo sarà nei prossimi giorni il Senato che ha iniziato l’esame della manovra. E che dovrà tenere conto anche della contrarietà espressa lunedì scorso dal ministro Lorenzo Fioramonti. In un post su Facebook il titolare di viale Trastevere ha sottolineato che «il funzionamento e la governance di tale agenzia possono essere decisi solo dopo un confronto con la comunità di ricerca ed una ricognizione delle migliori pratiche internazionali». Auspicando quindi che la legge di bilancio faccia un passo indietro e «si limiti a sancirne la costituzione e la dotazione economica». Come accadeva nelle prime bozze del Ddl quando i dettagli erano demandati a un successivo Dpcm.

Magari si potrebbe anche guardare all’estero, come suggerisce il presidente dell’Anvur, Paolo Miccoli: «Pur non contestando l’opportunità di una cabina di regia per il coordinamento delle attività di ricerca finanziate pubblicamente in Italia, credo sia necessario guardare si alle esperienze estere, soprattutto europee, ma con occhio sufficientemente critico da individuare le profonde differenze che caratterizzano Agenzie simili». Ad esempio, «in Olanda (Qanu) e in Germania (Dfg) - spiega - troviamo istituzioni a carattere privato che fanno valutazione della ricerca in modo competitivo ed anche al di fuori dei confini del loro paese». E poi c’è la spagnola Agencia estatal de investigaciòn «che oltre a valutare e coordinare, eroga anche i finanziamenti pubblici e fa esclusivo riferimento al relativo ministero della Scienza, innovazione e università». Insomma, se si sceglie di copiare che almeno si copi bene.

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