Interventi

Ricerca, uno stato al fianco (e non al posto) del mercato

di Alfonso Fuggetta

(NicoElNino - stock.adobe.com)

3' di lettura

Ricerca e innovazione sono costituenti essenziali per lo sviluppo del Paese ed è vitale che esse siano promosse e sostenute in modo organico ed efficace. Servono poche misure, chiare, che indirizzino in modo convincente e strutturale i problemi e i bisogni del Paese. Esse possono essere definite in base a una visione condivisa, tre criteri di attuazione e quattro linee di intervento.

Perché le politiche per la ricerca e l’innovazione abbiano realmente successo, è vitale che siano basate su una visione condivisa. In particolare, esse devono avere un respiro e una valenza di medio-lungo periodo e devono quindi svilupparsi, nella loro struttura complessiva, indipendentemente dalle forze politiche al governo. Inoltre, devono essere attuate in modo coerente, per ciò che è di loro competenza, da tutte le istituzioni del Paese: Stato, regioni, enti locali. Infine, è necessario che non si riparta ogni volta da zero, duplicando iniziative esistenti o creando organismi che non hanno le caratteristiche e la capacità per operare e svilupparsi. È invece vitale mettere in rete le migliori competenze ed esperienze già attive per farle crescere e per renderle sempre più capaci di intervenire con successo nelle dinamiche di innovazione del Paese (così come stiamo facendo con la rete InnovAction lanciata insieme a Fbk, Fondazione Links e Università di Napoli).

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Tre criteri di attuazione

Le politiche pubbliche per ricerca e innovazione devono essere definite attorno a tre criteri chiave. Il primo è il bisogno di garantire una forte organicità degli interventi. I problemi che il Paese deve affrontare sono molteplici e quindi serve un insieme sinergico e strutturale di iniziative. Non basta semplicemente la misura puntuale ed estemporanea del politico di turno per affrontare sul serio queste tematiche così importanti.

In secondo luogo, è necessario intervenire con misure che indirizzino in modo focalizzato e mirato i singoli problemi e che siano di semplice comprensione ed attuazione.

Il terzo criterio chiave è garantire competizione, concorrenza e promozione del mercato: lo Stato non deve sostituirsi alle imprese e alla società civile, né intervenire in modo assistenzialista solo per tamponare le situazioni di crisi senza agire anche sulle cause ultime che le generano, o per sostenere in modo clientelare centri e strutture che non hanno le gambe per svilupparsi e per avere un reale impatto sull’economia e sui territori.

Quattro linee di intervento

Quattro sono le linee di intervento primarie che devono essere indirizzate.

La prima concerne il tema delle infrastrutture. Il Paese deve completare nel più breve tempo possibile il programma di sviluppo della rete in banda larga, puntando su Ftth e 5G. Si tratta di infrastrutture necessarie, ancorché non sufficienti, che costituiscono la premessa essenziale per lo sviluppo dei territori, anche quelli che oggi consideriamo marginali. Anzi, tali infrastrutture possono essere uno strumento per ridare vita e futuro a questi territori.

La seconda linea di intervento riguarda il sostegno alla ricerca di base. È vitale predisporre un programma strutturale e permanente di finanziamento della ricerca di base, fondato su bandi competitivi aperti a centri di ricerca pubblici e privati. La ricerca di base è fondamentale per produrre le conoscenze e le competenze che alimentano l’intero processo di crescita del Paese.

La terza linea di intervento deve occuparsi del supporto all’innovazione delle imprese. È vitale promuovere e sostenere i processi di innovazione delle imprese con misure semplici, certe, veloci/automatiche e che tutelino concorrenza e competizione. Per esempio, attraverso crediti di imposta dati alle imprese che investono e che affidano contratti a centri di ricerca ed innovazione (finanziamento della domanda di innovazione e non dell’offerta).

Infine, è cruciale promuovere la nascita di nuove imprese innovative. Ma lo Stato non deve sostituirsi agli attori di mercato, quanto creare fondi di fondi che aiutino gli investitori privati ad elevare la soglia di rischio accettabile e quindi a promuovere e sostenere anche idee imprenditoriali che difficilmente potrebbero essere altrimenti finanziate.

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