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Ricerca, talenti e zero debiti: così Spea conquista la leadership mondiale

Il gruppo piemontese al nuovo record di ricavi (200 milioni) grazie al boom di ordini da tlc ed auto. Al via nuovo investimento da 300 posti di lavoro

di Luca Orlando

3' di lettura

Progettisti software e collaudatori. E poi tecnici di assemblaggio, project manager, ingegneri meccanici. Persino un creatore di contenuti sui social media.

L’annuncio che compare in bella vista sul sito di Spea, “100 assunzioni”, non è affatto una boutade ed è in effetti persino sottostimato, guardando singolarmente alle tante posizioni aperte. «Solo una prima fase - spiega il fondatore Luciano Bonaria - perché in realtà, a breve, di nuovi inserimenti dovremo prevederne molti altri».

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Scelta necessaria, quella del gruppo piemontese, tra i leader mondiali nelle macchine di test per elettronica (numero uno assoluto nei controlli elettronici gli smartphone), alle prese con una crescita esplosiva che in un paio d’anni porta al quasi raddoppio dei ricavi: dai 120 milioni del 2020, comunque a ridosso del record storico, ai 200 e oltre stimati per fine anno. Vendite realizzate in gran parte all’estero (l’export vale il 90% dei ricavi) grazie agli ordini piazzati dai colossi globali dell’elettronica, delle tlc o dell’automotive, ultima frontiera verso cui Spea si è spinta per allargare il proprio business.

Prima guardando alla crescente digitalizzazione delle vetture, poi agli effetti collaterali delle nuove motorizzazioni. «Il test delle batterie è un’operazione cruciale - spiega Bonaria - e abbiamo pensato di allargare la nostra gamma di prodotti proprio qui. E in effetti, l’ultima grande commessa da centinaia di macchine è arrivata da questo settore». Che insieme a numerosi altri spinge i ricavi, arrivati lo scorso anno al nuovo record di 154 milioni, con stime 2022 a quota 200 e oltre, base di partenza su cui si innesta una crescita a doppia cifra prevista anche l’anno prossimo.

L’investimento

«Ecco perché la scorsa settimana abbiamo acquisito l’area di una vecchia fonderia - spiega Bonaria - dove investiremo almeno 40 milioni e daremo lavoro a 300 persone: speriamo al più presto, anche se i tempi di autorizzazioni e permessi in Italia rappresentano da sempre un grande ostacolo allo sviluppo». Area che sarà destinata ad assemblaggi e nuovi laboratori, per tenere il passo di uno sviluppo che ormai da anni porta il gruppo ad allargare il proprio perimetro, non solo per assecondare le richieste produttive ma anche l’assistenza, che ormai deve fare i conti con una rete di 11mila sistemi installati nel mondo.

L’auspicio è ora quello di una spinta aggiuntiva in arrivo grazie al Chips Act, programma Ue che punta a rilanciare l’elettronica continentale. «I microprocessori ormai entrano in ogni ambito della nostra vita - aggiunge l’imprenditore - e mi auguro che questo pacchetto venga applicato rapidamente e in modo corretto, perché il sostegno a questa filiera, dai produttori di chip alle macchine di collaudo, è in effetti un investimento sul nostro futuro».

Le regole del “gioco”

Crescita non episodica quella di Spea, nata nel 1976, ma costruita in un lungo percorso fatto non solo di innovazione ma anche di rigide discipline di bilancio. Minimizzando i dividendi, evitando con cura i debiti bancari (la voce al passivo è a zero, come capita di rado di vedere in un gruppo di queste dimensioni) e reinvestendo tutti gli utili (oltre 27 milioni lo scorso anno) all’interno. Con il risultato non banale di costruire un patrimonio netto che vale quasi l’80% dell’attivo e una liquidità che sfiora i 100 milioni, del tutto adeguata per affrontare con relativa serenità i nuovi investimenti richiesti.

«Perché? I rischi imprenditoriali sono già numerosi - spiega Bonaria - e mi sono detto che uno in più, quello di accumulare debiti, non era il caso di correrlo. Ci siamo posti l’obiettivo di avere sempre in casa le risorse per investire e così è sempre stato».

Il futuro è nei due nuovi stabilimenti per produzione e ricerca, a fianco della sede attuale, con un incremento occupazionale rilevante per un gruppo che occupa oltre 800 dipendenti a Volpiano e 1000 nel mondo, tenendo conto delle sedi in Germania, Usa, Cina, Singapore e Messico. Organico con un’età media di 35 anni, per i due terzi ad elevata specializzazione, con una forte prevalenza di ingegneri.

«Sono i talenti a costruire il futuro - conclude Bonaria - e per attrarli dobbiamo poterli pagare di più. Oggi però erogare bonus ai dipendenti rende felice soprattutto il fisco e questo è un gravissimo errore. Abbattere il cuneo fiscale è la via maestra ma ha certamente un costo. Mentre la detassazione totale dei premi aggiuntivi, che chiedo da anni, è un’operazione a impatto zero. Che consentirebbe alle aziende che vanno bene di poter pagare bene le proprie risorse».

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