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Ricercatori italiani in Antartide: «Noi sappiamo cosa significa essere confinati»

Nella base italo-francese di Concordia in Antartide, 3.220 metri di quota (circa 4.000 reali per l'effetto schiacciamento dei poli), unico continente esente dal virus

di Gerardo Pelosi

Ricercatori in Antartide: «Noi sappiamo cosa significa essere confinati».

Nella base italo-francese di Concordia in Antartide, 3.220 metri di quota (circa 4.000 reali per l'effetto schiacciamento dei poli), unico continente esente dal virus


3' di lettura

È, ad oggi, l'unico posto al mondo dove si trovano degli italiani per i quali non vigono le regole del distanziamento sociale e del «restate a casa». È la base italo-francese di Concordia in Antartide, 3.220 metri di quota (circa 4.000 reali per l'effetto schiacciamento dei poli) nell'unico continente rimasto esente dal virus. A 16mila km dall'Italia, nella base gestita congiuntamente dal Pnra (Programma nazionale di ricerche in Antartide) finanziato dal Miur e attuato da Enea e Cnr e dall’Ipev ,programma antartico francese, lavorano dall'autunno scorso quattro italiani tra cui il capo stazione Alberto Salvati, il medico della base Loredana Faraldi, anestesita del Niguarda di Milano, il meccanico Andrea Ceinini e l'informatico Luca Ianniello. Ben prima che scattasse l'allarme coronavirus erano loro i confinati nell'inverno antartico i cosiddetti «invernanti», persone che vanno incontro ad almeno sei mesi di buio totale e di temperature che variano dai -80 ai -100 gradi Celsius.

Solo qui ci si può ancora abbracciare
«Ma oggi qui noi ci possiamo ancora abbracciare – dice il capo della stazione, Alberto Salvati fisico dell'atmosfera del Cnr – e con dolore vediamo quello che sta succedendo in Italia. Quando siamo partiti erano i nostri familiari che ci facevano coraggio sapendo le difficoltà che avremmo incontrato. Oggi nelle comunicazioni con l'Italia siamo noi a dare forza ai nostri familiari; in realtà siamo stati addestrati a questo confinamento – aggiunge Salvati – l’Agenzia spaziale europea lavora a progetti sul confinamento per le missioni spaziali di lunga distanza come Marte; qui con noi lavora quest’anno un medic0 olandese dell’Esa che studia il fenomeno».

Tolleranza, prima regola per il confinamento
La convivenza in un ambiente estremo come la base Concordia non è semplice. Oltre ai quattro italiani lavorano a vari progetti scientifici sette francesi oltre all’olandese dell’Esa. «Ci ritroviamo qui – dice la dottoressa Farladi medico della base – provenendo da Paesi diversi e da diverse esperienze professionali, il consiglio che posso dare a chi è costretto a vivere chiuso in casa in questi giorni è di essere sempre tolleranti, di non esasperare i conflitti, essere flessibili e positivi; oggi siamo tutti gli italiani sono un po' invernanti, ma almeno qui non abbiamo bisogno di mascherine e guanti». Casi conosciuti di problemi di convivenza nella base Concordia in tanti anni non sono stati evidenziati. Spesso per risolvere le tensioni che si possono creare gioca un ruolo cruciale una figura centrale delle basi, ossia il cuoco. E per la prima volta, quest’anno, la cuoca è francese. “cC stiamo abituando alla sua cucina” dicono i ricercatori italiani.

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Un archivio di ghiaccio fino a 1,5 milioni anni
La base Concordia nasce sul posto dove è stato portato avanti il progetto Epica, un perforazione nel ghiaccio fino a 2730 metri di profondità per raccogliere carote di ghiaccio nelle quali sono imprigionate bolle d'aria che rappresentano l'archivio storico delle trasformazioni del clima del pianeta fino a 800mila anni fa. Il nuovo progetto Beyond Epica Old Ice al quale collabora anche l'Enea con il Pnra consentirà di studiare il clima fino a 1,5 milioni di anni fa. «Siamo in un laboratorio a cielo aperto – aggiunge Salvati – ma finora nel ghiaccio non sono mai state trovate tracce di batteri o virus che possano interessare il mondo della ricerca medico scientifica».

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