musica

Richard Galliano e “l’infinito della fisarmonica”

Al musicista è dedicato il festival “Ritratti” a Monopoli

di Grazia Lissi

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Al musicista è dedicato il festival “Ritratti” a Monopoli


2' di lettura

Cinquant'anni di carriera che hanno cambiato la storia della musica e della fisarmonica. Richard Galliano, il più grande fisarmonicista del XX e XXI secolo - l'unico che ha inciso per Deutsche Grammophon - interpreta con la stessa intensità Bach e Vivaldi, jazz, tango, valzer e canzoni.

Nato a Cannes nel 1950, diplomatosi al Conservatorio di Nizza, fra i tanti musicisti con cui ha suonato e collaborato Clifford Brown, George Mraz, Al Foster, Juliette Gréco, Aznavour, Chet Baker, Enrico Rava, Paolo Fresu, Martial Solal, Jan Garbarek, Michel Petrucciani.

All'inizio degli anni Ottanta l'amico Astor Piazzolla che aveva inventato il “New Tango” argentino gli suggerisce di creare lo stile francese “New Musette” ed è un successo planetario. Al Maestro francese, di origini italiane è dedicato il festival “Ritratti” che si terrà a Monopoli dal 4 all'8 agosto. Con Galliano si esibiranno Massimo Mercelli, flautista, Massimo Felici, chitarrista, l'Ensemble ‘05, quintetto d'archi, tutti insieme per festeggiare il musicista che ha ridato anima e voce alla fisarmonica.

Perché ha deciso di esprimere la sua musicalità con la fisarmonica?

«A quattro anni ho iniziato a studiarla per imitare papà, compositore, eccellente fisarmonicista e pianista, insieme ascoltavamo classica e jazz, la fisarmonica era un'amica di famiglia. Oggi possiedo e suono trentacinque fisarmoniche fra cui quella di mio padre, ho anche una Victoria di Castefidardo, regalo di nonna per il mio tredicesimo compleanno, ho anche l'italiana Giulietti e amo molto le fisarmoniche a tastiera. Tutti questi strumenti accompagnano il mio progetto sul valzer che sto realizzando per Decca, l'album uscirà in autunno. Un viaggio che comincia con i valzer di Chopin, i “musette” e alcuni scritti da mio padre che ho ritrovato dopo la sua morte. Quest'anno si sono risvegliate in noi tante paure per questo regalo valzer, la danza in coppia significa felicità, ebbrezza, gioia di vivere».

Suona Bach e Vivaldi, jazz, Rota e Morricone. Come sceglie il repertorio?

«Per desiderio, c'è stato un momento nella mia vita in cui ho capito che ero pronto per Bach e ho iniziato a suonarlo. Oggi sono affascinato dalla modernità del “accord'hammond” ovvero l'unione fra due strumenti: la fisarmonica e l'organo Hammond. Con questo incredibile strumento esploro nuove possibilità espressive».

Fra i tanti incontri della sua vita chi vuole ricordare?

«All'inizio della mia carriera Moustaki, Gainsburg, Barbara, gli artisti che mi hanno portato al jazz come Ron Carter, Wynton Marsalis e poi Michel Portal, gli amici italiani con cui ho condiviso tanti concerti Enrico Rava, Paolo Fresu, Stefano Bollani. Un posto nel cuore è per Astor Piazzolla, è stato il mio secondo padre; quando l'ho incontrato avevo trent'anni, mi ha dato consigli fondamentali sulla musica, il suono, l'interpretazione, la fisarmonica e il bandoneon, la vita stessa. Mi ha svelato un mondo, ora vi appartengo».

Dagli anni Ottanta anche nei Conservatori italiani s'insegna fisarmonica, eppure continua a essere uno strumento poco conosciuto e praticato...

«I pregiudizi nascono dalla poca conoscenza. Quand'ero un ragazzino ho visto mio padre molto triste perché non poteva più suonare in concerto la fisarmonica sostituita dalla pianola elettrica di gran moda in quegli anni: un'ingiustizia per questo sono diventato fisarmonicista. Nella sonorità della fisarmonica, nelle sue emotive vibrazioni trovo tanta poesia, alcuni compositori, fra cui Nino Rota, l'hanno capito e le hanno dedicato brani indimenticabili. Ogni mio concerto è una sfida, nella fisarmonica c'è l'infinito della musica. Basta ascoltarla».


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