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Richemont corre a Zurigo, accordo su cessione maggioranza Yoox Net-a-Porter

Vende il 47,5% di Yoox Net-a-Porter alla specialista delle vendite online di articoli di lusso Farfetch e il 3,2% a Symphony Global, veicolo di investimento dell'uomo d'affari emiratino Mohamed Alabbar

di Giuliana Licini

(REUTERS)

3' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Richemont brilla alla Borsa di Zurigo, dopo l’accordo per la cessione della maggioranza di Ynap a Farftetch e all’uomo d’affari Mohamed Alabbar. Positivi i commenti degli analisti, che definiscono la vendita «un’ottima notizia», anche se il prezzo è «doloroso». Richemont ha annunciato di avere siglato un accordo per vendere il 47,5% di Yoox Net-a-Porter (Ynap) alla specialista delle vendite online di articoli di lusso Farfetch e il 3,2% a Symphony Global, veicolo di investimento dell'uomo d'affari emiratino Mohamed Alabbar.

«Ynap diventa pertanto una piattaforma neutrale, senza un’azionista di controllo», precisa un comunicato. Richemont riceverà 53-58,5 milioni di azioni ordinarie Farfetech, pari al 12-13% del capitale della società. Questa prima fase dell’operazione, soggetta ad alcune condizioni anche a livello antitrust, dovrebbe concludersi entro il 2023. Il secondo e ultimo passaggio prevede la possibilità che Farfetch salga fino al 100% di Ynap tramite un meccanismo di opzioni put and call. Richemont inoltre riceverà 250 milioni di dollari (che dovrebbero essere versati tramite azioni Farfetch) nel quinto anniversario del completamento della prima fase della transazione. E’ stato anche concordato che Ynap e le ‘maisons’ di Richemont adotteranno la piattaforma di vendita online di Farftech. A seguito dalla transazione, precisa un successivo comunicato, Richemont classificherà l’investimento in Ynap come «destinato alla dismissione» e per questo prevede di contabilizzare una svalutazione stimata in circa 2,7 miliardi di euro, sulla base del prezzo del 23 agosto di Farfetch, ma che dipenderà anche dal tasso di cambio euro/dollaro. La correzione di valore quindi «potrebbe variare prima della pubblicazione dei conti annuali consolidati per il 2023».

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Quanto ad Alabbar, partner di lunga data di Richemont nell’area del Golfo, rileverà il 3,2% di Ynap in cambio della sua quota nella Jv con Ynap nell’area, così che Ynap avrà il controllo totale delle sue attività nella regione. Nello scorso novembre Richemont aveva annunciato di avere avviato colloqui con Farfetch per una partnership, in modo che i marchi del gruppo elvetico, quali Baume & Mercier, Buccellati, Cartier, Chloé, Dunhill, Jaeger-LeCoultre, Montblanc, Panerai, Piaget, Serapian, Vacheron Constantin e Van Cleef & Arpels, potessero essere venduti tramite la piattaforma della società anglo-portoghese, quotata a New York, come effettivamente è stato stipulato. «L’annuncio di oggi è un passo significativo verso la realizzazione di un sogno di cui ho parlato per la prima volta nel 2015, cioè la costruzione di una piattaforma online indipendente e neutrale per l’industria del lusso», ha dichiarato il chairman e principale azionista di Richemont, Johann Rupert.

Per gli analisti della Banca Cantonale di Zurigo, la vendita è positiva, perché dovrebbe permettere al margine Ebit di Richemont di aumentare di 470 punti base per effetto del deconsolidamento di Ynap. Richemont sarà inoltre più che mai ben posizionata sul suo mercato, per quanto – aggiungono gli esperti dell’istituto – c’è la possibilità che la svalutazione di Ynap risulti maggiore della stima attuale. Anche per Vontobel, l’annuncio è «una novità eccellente», perché mette fine ad anni di sotto-performance e di importanti investimenti in Ynap. «Da anni ci dichiaravamo a favore di una migliore allocazione del capitale e dall’uscita da Ynap e questo ormai è il cammino» intrapreso, scrivono gli analisti di Vontobel, aggiungendo tuttavia che il prezzo è doloroso. La transazione – indicano anche – sorprende il mercato che si aspettava che altri player rilevassero le quote di Ynap. Secondo gli analisti, la vendita potrebbe anche dare un po’ di tregua al consiglio di amministrazione di Richemont in vista dell’assemblea del 7 settembre, in cui la società dovrà confrontarsi con l’investitore attivista Bluebell Capital che ha chiesto la nomina nel cda di Franceso Trapani, ex-ceo di Bulgari, e la concentrazione di Richemont nell’’hard luxury’.

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