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Richemont, il dividendo raddoppia dopo i conti sopra le stime. Balzo a Zurigo

Il gruppo del lusso ha riportato un utile netto di 1,29 miliardi nell'anno della pandemia

di Giuliana Licini

(Sergey Chayko - stock.adobe.com)

3' di lettura

Richemont brilla alla Borsa di Zurigo con il maggior rialzo tra i principali titoli dopo l’annuncio dei conti annuali migliori delle attese. Il titolo della Compagnie Financiere, che controlla, tra gli altri, Cartier e Piaget, sfiora i 100 franchi per azione mentre l'indice di riferimento di Zurigo è piatto.

Il dividendo raddoppia a 2 franchi per azione

A propiziare gli acquisti su Richemont è anche il dividendo di 2 franchi svizzeri per il 2020 contro 1 franco nel precedente esercizio, così come la fiducia sulle prospettive. Nell’esercizio 2020-2021, chiuso a fine marzo, il gruppo ha registrato un fatturato in flessione dell’8% a 13,1 miliardi di euro, risentendo delle restrizioni per la pandemia che hanno causata la chiusura di negozi e ostacolato viaggi e turismo. L’utile netto per contro è balzato del 38% a 1,29 miliardi, sulla spinta dell’andamento della gioielleria, della Cina, delle vendite online e anche delle entrate finanziarie nette. Di tutta evidenza il quarto trimestre con un aumento delle vendite del 30%, che ha permesso di contenere la flessione annuale.

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Bene la gioielleria anche nell'anno della pandemia

L’Europa, la regione più colpita dalla crisi, ha registrato nell’esercizio un calo delle vendite del 31% a 2,95 miliardi, per il Giappone la flessione è stata del 22% a 940 milioni e per le Americhe del 15% a 2,4 miliardi, mentre l’Asia-Pacifico (che include la Cina) ha messo a segno un aumento del 19% a 5,9 miliardi. Per canale di vendita, il Retail ha segnato una flessione del fatturato dell'1% a 7,2 miliardi, l’online retail è aumentato del 6% a 2,8 miliardi e il wholesale è calato del 27% a 3,1 miliardi. Per settore, le ‘Maison’ di gioielleria hanno registrato vendite per 7,45 miliardi (+3%), con un utile operativo di 2,3 miliardi (+11%), “beneficiando del duraturo fascino di Cartier, Van Cleef e Buccellati”, spiega il gruppo. L’orologeria ha segnato per contro un calo delle vendite del 21% a 2,24 miliardi con un utile operativo più che dimezzato a 132 milioni.

Nell’insieme, “la performance è molto solida”, commentano gli analisti di Vontobel, rilevando che i marchi di gioielleria hanno “brillato” e ci sono prospettive di ripresa anche per l’orologeria, anche se le vendite per ora restano inferiori all’ante-crisi. I risultati di Richemont hanno inoltre superato quelli dei concorrenti, in particolare grazie al balzo segnato nel quarto trimestre. Gli analisti di Ubs sottolineano che il dividendo ha ritrovato il livello del 2019 e che per l’esercizio in corso l’outlook è positivo. Nel comunicato sui conti, infatti, Richemont sottolinea che “l’avvio del nuovo anno finanziario è forte, con un’accelerazione delle tendenze in tutte le aree di attività”.

La Cina e i rapporti con il gruppo Kering

Il presidente del gruppo Johann Rupert, nel corso di una conferenza stampa telefonica, ha rilevato che la Cina, vera locomotiva della crescita per il lusso, continua a distinguersi, mentre il Giappone e l’Europa continuano a risentire delle ricadute della crisi sanitaria. Rupert ha anche confermato di essere stato contattato da Kering all’inizio dell’anno, ma ha precisato che il colloquio riguardava una collaborazione tra i due gruppi e non una fusione. “Ho buone relazioni con la famiglia Pinault”, ha anche indicato Rupert. Le voci di una possibile fusione tra il numero due e tre mondiali del lusso sono emerse a più riprese dopo l’acquisizione di Tiffany da parte di Lvmh. Secondo il sito specializzato Miss Tweed, a inizio anno Rupert ha respinto una proposta informale di acquisto avanzata dal numero uno di Kering, Francois-Henry Pinault. Dal 2017 i due gruppi hanno una collaborazione sugli occhiali e Richemont detiene il 30% di Kering Eyewear. Rupert ha precisato che sono possibili altre partnership.

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