ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe questioni aperte

Richiamo con un vaccino diverso dalla prima dose, cosa sappiamo finora?

La Germania segue la Francia nel via libera. Parla l’immunologo Andrea Cossarizza: «Stiamo vivendo una situazione del tutto nuova e dobbiamo essere flessibili»

di Nicola Barone

Covid, Ema: "Benefici AstraZeneca superano rischi"

I punti chiave e le questioni aperte

  • Sarebbe una buona idea seguire l’esempio dei Paesi apripista?
  • La comunità scientifica non è unanime, scettica l’Oms
  • I diversi vaccini possono funzionare in modo sinergico?
  • Cosa è lecito aspettarsi come conseguenza?

3' di lettura

Per scongiurare gli eventi avversi (pur rarissimi) il ministero della Salute tedesco ha raccomandato per le persone di età inferiore ai 60 anni già vaccinate con AstraZeneca di utilizzare come seconda dose i sieri Pfizer/BioNTech o Moderna, entrambi sviluppati utilizzando un processo diverso. Nei casi singoli, si potrà completare il processo avviato con AstraZeneca previa attenta valutazione del rischio medico, e ciò vale anche per le persone ad alto rischio di età inferiore ai 60 anni ancora in attesa della prima somministrazione.

In questa correzione di rotta la Germania è stata preceduta dalle autorità sanitarie francesi che già da diversi giorni hanno adottato la stessa soluzione (sotto i 55 anni). Ma per l’Organizzazione mondiale della sanità rischia di essere un azzardo, in mancanza di evidenze sulla cosiddetta “intercambiabilità” dei vaccini. Allo “Spallanzani” di Roma è in fase di avvio una sperimentazione sulla seconda dose di vaccino anti Covid, dopo la prima con AstraZeneca, usando altri preparati tra cui lo Sputnik V. Fin qui i fatti. Dello stato delle conoscenze e dei punti cruciali parla Andrea Cossarizza, immunologo dell’università di Modena e Reggio Emilia.

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Sarebbe una buona idea seguire l’esempio dei Paesi apripista?
Come tutti sanno, non ci sono ancora dati conclusivi in merito al cambio di vaccino per la seconda dose, per cui ovviamente non è possibile avere opinioni ben validate. Ma credo che quella pensata in Francia e Germania, e in avvio allo Spallanzani, sia una buona strategia, che potrebbe funzionare bene, perché tutto sommato il sistema immunitario deve neutralizzare la proteina spike del virus, che viene “presentata” dai diversi vaccini con modalità differenti. Ma la struttura, o la conformazione, della proteina presente sulla superficie del virus è diversa da quella che viene fatta produrre dai vaccini alle nostre cellule, per cui alla fine le differenze che ovviamente ci sono potrebbero non essere significative.

In altre parole, anche se la proteina fatta produrre al nostro organismo dai diversi vaccini è un pochino diversa da quella originale, funziona bene lo stesso nell’attivare una risposta immunitaria protettiva diretta contro la molecola di interesse, cioè quella presente sul virus.

In base a quali elementi (conosciuti) la comunità scientifica si divide sulla praticabilità di questa soluzione? L’Oms la sconsiglia e qualcuno parla di «assurdo bricolage».
Non mi sembra che la comunità scientifica si stia dividendo. Stiamo discutendo molto seriamente sulle possibili strategie da attuare, alla luce di quanto conosciamo, il che è un po’ diverso dal dividersi. E qualcuno già lo fa. Per ovvi motivi, l’Oms non può consigliare nulla che non sia stato validato in modo rigoroso, ma non consigliare non significa proibire. Riguardo al termine «assurdo», non è mia abitudine commentare pareri altrui, io parlo solo di scienza. Adesso servono dati scientifici, non aggettivi creativi o sparate mediatiche, inutili e dannose. Non lo sappiamo in quanto non lo abbiamo mai provato, e va fatto, presto. Punto.

I diversi meccanismi di azione possono funzionare biologicamente in modo sinergico? Esistono casi di “intercambiabilità” di vaccini precedenti a quello contro SARS-CoV-2?
Probabilmente sì, perché vedere antigeni, cioè riconoscere e reagire contro parti diverse di uno stesso patogeno potrebbe diversificare i bersagli ed anche crearne di nuovi, potenziando così la risposta immunitaria. A memoria, non mi sembra che ci siano casi precedenti, ma posso sbagliarmi. Stiamo comunque vivendo una situazione del tutto nuova e dobbiamo essere flessibili.

Cosa, di negativo, sarebbe lecito aspettarsi? Effetti avversi pericolosi o al massimo una mancata risposta in termini di immunizzazione?
Fare previsioni, e soprattutto azzeccarle, purtroppo non è la mia specialità. Ma non credo che ci possano essere effetti avversi diversi da quelli eventualmente riconducibili a un particolare vaccino. Il vero pericolo è la mancanza di effetti duraturi, cioè il mancato raggiungimento dell’immunità di gregge dovuto a una inefficace immunizzazione di massa. Un altro problema da considerare, infine, non è tanto relativo all’uso combinato di diversi vaccini, ma alla scarsa efficienza contro eventuali varianti, o alla mancata disponibilità di ogni singolo prodotto.

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