le carte dell’inchiesta

Riciclaggio, sequestrato un milione a Fini. Nel mirino i rapporti «illeciti» con l’imprenditore

di Ivan Cimmarusti

(ANSA)

2' di lettura

Una «piena consapevolezza» che il denaro ricevuto dalla Global Starnet ltd (ex BPlus) di Gianluca Corallo (il re delle slot machine), era di natura «illecita» e, dunque, da «riciclare». Per questo lo Scico della Guardia di finanza ha notificato all'ex vice presidente del Consiglio Gianfranco Fini (indagato per concorso in riciclaggio), un sequestro di circa 1 milione di euro. Si tratta di due polizze stipulate con Axa Mps Financial Ltd e intestate a Fini.

L’inchiesta
Gli accertamenti hanno subito uno sprint dopo che a dicembre scorso il sostituto procuratore Barbara Sargenti (ora alla Direzione nazionale antimafia) ha ottenuto l’arresto di Corallo, accusato in concorso con l’ex deputato Pdl Amedeo Laboccetta - di aver «riciclato» denaro anche attraverso conti correnti offshore riconducibili a Fini, alla moglie Elisabetta Tulliani e al fratello e al padre di lei, Giancarlo (per il quale pende un ordine di arresto) e Sergio. L’inchiesta, infatti, ha consentito di accertare come Fini abbia sostanzialmente stretto un presunto «accordo» per aiutare Corallo a diventare il numero uno in Italia nella gestione di slot e video lottery. In cambio avrebbe ottenuto, tra il 2008 e il 2015, circa 4 milioni 200mila euro erogati attraverso le società del gruppo Corallo. Denaro che in parte proverrebbe dal Preu, il prelievo erariale unico legato allla tassazione sulle vincite delle slot machine.

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Il decreto 78/2009
Stando agli inquirenti, Fini avrebbe facilitato la scalata di Corallo, anche attraverso l’emanazione del decreto 78 del 2009, che avrebbe consentito all’imprenditore di diventare monopolista nel settore delle scommesse. Ci sono due versamenti dalla società di Corallo su conti correnti dei Tulliani a entrare direttamente in connessione con il decreto legge n. 78 del 2009 pubblicato il primo luglio di quell'anno. Il sette luglio successivo «vengono versati a Giancarlo Tulliani 200mila euro», mentre il 24 novembre 2009 sul conto di Sergio Tulliani arrivano 2 milioni 400mila euro. Ed è proprio quest'ultimo versamento ad attirare l’attenzione, perché nella «causale del trasferimento a Sergio Tulliani» si fa «riferimento al decreto 78/2009».

«Inverosimile la difesa di Fini»
Il gip ripercorre tutti gli atti del procedimento, compreso l’interrogatorio di Fini che «ha negato tutte le contestazioni mosse». Secondo il giudice, infatti, «si tratta di una negatoria del tutto inverosimile». Il magistrato, inoltre, ritiene che Corallo «più che spendere somme di denaro senza diretta e immediata remunerazione, solo tese a catturare la benevolenza dell’onorevole Fini e dei parenti (...) pensava piuttosto di coinvolgere Fini e i Tulliani nella sua impresa».

«La protezione di Fini»
Stando agli atti, Corallo intendeva ottenere una sorta di copertura politica da Fini, il cui ruolo risulterebbe «centrale nella vicenda». Il giudice scrive che «già nella fase in cui sono stati disposti i sequestri nei confronti di Tulliani emergeva che i rapporti si erano snodati all'inizio tra Corallo e Fini, e che, solo successivamente, essi avevano coinvolto i Tulliani».

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