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Capsule con caffè, riciclo possibile solo in impianti autorizzati

Separare la capsula dal caffè è un’operazione di trattamento dei rifiuti e va sempre autorizzata. È la risposta del ministero della Transizione ecologica a un interpello di Confcommercio

di Paola Ficco

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2' di lettura

Separare la capsula dal caffè è un’operazione di trattamento dei rifiuti e va sempre autorizzata. Dopo l’uso, separare in negozio il caffè dalla capsula che lo contiene, è un’operazione di trattamento dei rifiuti che può essere condotta solo presso impianti appositamente autorizzati.
Questa è l’estrema sintesi della risposta pubblicata lo scorso 5 agosto sul proprio sito web dal ministero della Transizione ecologica (Mite) all’interpello ambientale avanzato da Confcommercio, con riferimento alla (pretesa) preparazione per il riutilizzo effettuata nei negozi che vendono capsule di caffè dove i clienti, dopo l’uso, le conferiscono come rifiuti.

Confcommercio, nella sua richiesta, si è riferita a «circuiti virtuosi di raccolta e di preparazione per il riuso» che sorgono spontaneamente «e con il coinvolgimento di consumatori e rivenditori di capsule di caffè» e ha chiesto «se siano legittimati a operare e non incorrano in sanzioni».

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La posizione del ministero

Sulla legittimazione, la risposta del Mite è stata negativa (per converso, va letta in positivo sulle sanzioni). Le operazioni sulle capsule (in plastica o alluminio) ormai rifiuti, «vengono erroneamente individuate quali attività di riutilizzo»; il che non è perché il prodotto non viene reimpiegato. Il «centro per il riuso» dove si disassembla la capsula di caffè ormai rifiuto, è un chiaro esempio di incentivo all’economia circolare «tuttavia - afferma il ministero - non costituisce uno strumento idoneo alla raccolta e al trattamento dei rifiuti di capsule di caffè esausto». Il che, del resto, è previsto dalla parte quarta del Codice ambientale.

Nello specifico, l’operazione indicata non si presenta neanche come preparazione per il riutilizzo (ch in quanto operazione di recupero di materia ex articolo 183, comma 1, lettera t-bis, Dlgs 152/2006 va autorizzata) perché la separazione del caffè esausto dalla capsula, «non genera prodotti idonei a essere reimpiegati senza altro pretrattamento» e il disassemblaggio si configura come un’operazione di «trattamento» di rifiuti, che può avvenire solo in impianti autorizzati, anche ai sensi dell’articolo 208, Dlgs 152/2006.

Il deposito temporaneo

Sul deposito temporaneo, il ministero distingue tra le capsule «lasciate vuote dopo l’uso» e quelle che, invece, sono conferite ancora piene di caffè. Le prime, in quanto imballaggi, ricadono nei regimi di responsabilità estesa del produttore. Quindi, possono essere poste in deposito temporaneo presso i negozi (poi trasportate verso il recupero dal consorzio di filiera); per le seconde, invece, il deposito temporaneo «non appare possibile». Perciò l’operazione di disassemblaggio della capsula di caffè esausto, si configura come un’operazione di trattamento di rifiuti, che può avvenire solo in impianti autorizzati, anche ai sensi dell’articolo 208 del Dlgs 152/2006.

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