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Riciclo, ecco perché l’Antitrust ha multato il consorzio della plastica

Una sanzione da 27 milioni per avere ostacolato un’altra organizzazione di ricupero bottiglie usate. La sottile distinzione tra plastiche con e senza mercato

di Jacopo Giliberto

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Una sanzione da 27 milioni per avere ostacolato un’altra organizzazione di ricupero bottiglie usate. La sottile distinzione tra plastiche con e senza mercato


5' di lettura

La battaglia del riciclo della plastica. La premessa: c’è una plastica usata facile da riciclare, ricercatissima, di valore pregiato, e questa plastica è il Pet delle bottiglie d’acqua e delle bibite. Poi c’è una plastica usata impossibile da riciclare in modo adeguato, nessuno la vuole, è solo un costo per bruciarla o peggio mandarla in discarica, e questo è il misto di piccoli frammenti di plastiche diverse fra loro incompatibili. Con la battaglia fra consorzi di riciclo per assicurarsi la plastica più pregiata a fare da sfondo, l’altro giorno l’Antitrust ha irrogato una multa da 27 milioni allo storico consorzio Corepla, accusato di posizione dominante da un giovane e combattivo consorzio Coripet. I nomi dei due consorzi fanno già intendere ciò che vi è sotteso: il Corepla (consorzio recupero plastiche) deve raccogliere e riciclare tutte le materie plastiche, anche quelle scomode e disgraziate, mentre l’attività del Coripet (condorzio riciclo Pet) è rivolta soprattutto a quelle più prelibate.

L’Antitrust

In origine esisteva un consorzio nazionale obbligatorio della sola plastica, si chiamava Replastic; il decreto Ronchi del ’97 istituì il Conai, consorzio nazionale imballaggi, il quale coordina i sei consorzi di filiera (carta, legno, plastica, acciaio, alluminio, vetro) dei quali il Corepla assorbì le competenze di Replastic. Dapprima in regime di monopolio, poi dovette aprirsi alla libera competizione.

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Così nacque il consorzio Coripet, promosso da alcune grandi compagnie dell’acqua minerale con il gruppo Sanpellegrino (Nestlè) e altri grandissimi utilizzatori di bottiglie. Tra i due consorzi - il grande consorzio nazionale e il più piccolo consorzio tematico - è subito cominciata una guerra fatta di gomitate legali, ricorsi al Tar, sgambetti di mercato. Fino ad approdare all’Antitrust, il quale ha detto che il consorzio ha abusato della sua posizione dominante nel mercato italiano dei servizi di avvio a riciclo e recupero degli imballaggi plastici in Pet ad uso alimentare (bottiglie di plastica per acqua e bibite). La sanzione è arrivata dopo che, un anno fa, l’autorità garante della concorrenza e del mercato aveva adottato misure cautelari «per una tempestiva eliminazione delle pretese esclusive di Corepla sui materiali rinvenienti dalla raccolta differenziata urbana».

Quel rimando al Trattato sul Funzionamento

Un dispositivo nel quale si legge: «Violando gravemente l’art. 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea, Corepla ha attuato un’articolata strategia volta a ostacolare l’operatività di Coripet, il consorzio costituito dai produttori di bottiglie in plastica per liquidi alimentari, in precedenza aderenti a Corepla, autorizzato ad operare in via provvisoria dal Ministero dell’Ambiente da aprile 2018 sulla base di un progetto innovativo di avvio a recupero e riciclo del Pet». Una delle iniziative che ha creato maggiore scompiglio è stata quella delle macchinette mangiabottiglie che il Coripet aveva istallato in alcuni supermercati: il consumatore avrebbe potuto infilarvi le bottiglie usate e averne un buono sconto o un altro premio. «In questo modo si stimola, sulla base di benefit economici incentivanti, la differenziazione nella raccolta di imballaggi plastici in Pet ad uso alimentare e si consente l’attivazione del cosiddetto circuito “bottle to bottle”, esempio di attuazione di economia circolare», dice l’Antitrust.Secondo l’autorità garante del mercato, «per acquisire il diritto ad operare permanentemente sul mercato, Coripet doveva comprovare la propria capacità operativa entro due anni dalla data di autorizzazione provvisoria, ma la sua attività è stata ostacolata da una serie di condotte abusive poste in essere da Corepla». In particolare, l’istruttoria condotta dall’Autorità ha accertato che Corepla ha impedito a Coripet di accedere alla gestione dei rifiuti plastici riconducibili ai propri consorziati, sia ostacolando il raggiungimento di un accordo del nuovo entrante con l’Anci, sia rifiutandosi di stipulare con Coripet un accordo transitorio, che si era reso necessario per l'impossibilità di siglare direttamente un accordo con l’Anci.

La risposta del consorzio Corepla

«Prendiamo atto della decisione dell’Autorità e adiremo le vie di giustizia per impugnare il provvedimento; Corepla ritiene infatti di non aver in alcun modo ostacolato l’accesso al mercato di Coripet e di aver sempre operato al solo fine di garantire la continuità dei servizi di raccolta differenziata e riciclo, a beneficio dei Comuni e dei cittadini», scrive il consorzio accusato. «Corepla è un ente no-profit che si fa carico di un importante compito istituzionale occupandosi del recupero di tutte le tipologie di imballaggi in plastica di sua competenza raccolti sul territorio nazionale. Il fine del consorzio non è quindi quello di realizzare un profitto o un vantaggio economico, bensì quello di portare a termine la propria delicata missione ambientale a beneficio della collettività, facendosi carico di un'attività in pesante e strutturale perdita economica». Abbiamo piena fiducia nel sistema giudiziario e siamo quindi certi che si giungerà celermente ad una decisione definitiva che accolga le nostre legittime osservazioni; diversamente si finirebbe col danneggiare il raggiungimento degli obiettivi ambientali e con esso l’interesse pubblico».
Queste circonvoluzioni lessicali e queste locuzioni possono essere riassunte in modo più semplice: il Coripet cerca di sfilare al Corepla le plastiche più comode (i supermercati) e facili da riciclare (il Pet), e il Corepla cerca di non essere costretto a occuparsi solamente delle plastiche meno riciclabili o collocate nei luoghi più scomodi e irraggiungibili della Penisola.

In pratica: quali plastiche si riciclano e quali no

Le plastiche sono molte. Le più comuni sono il polietilene (per esempio, i flaconi dei detersivi), il polipropilene (per esempio, il secchio per lavare i pavimenti), il Pet cioè polietilene tereftalato (per esempio le bottiglie di bevande e acque minerali o le imbottiture di poliestere), il polistirolo (i vasetti dello iogurt) anche espanso in forma di schiuma (gli imballaggi antiurto bianchi) e il poliuretano (la gommapiuma delle imbottiture).
Un aspetto che non viene spiegato ai consumatori è quello del riciclo. Ci sono tanti modi di riciclare la plastica, come per esempio il riciclo chimico che permette di riportare la plastica agli elementi originari di cui è composta per riprodurre poi nuova plastica come nuova. Ma il riciclo meccanico, cioè quello di selezionare e fondere le plastica, ha bisogno di una purezza notevole: si riesce a riciclare bene la plastica quando è tutta dello stesso tipo, e ciò accade più facilmente con le pezzature grosse e molto riconoscibili. È il caso delle bottiglie di Pet, facili da riconoscere, facili da dividere e selezionare, e tutte prodotte con una materia plastica ad altissima riciclabilità.

Invece i pezzettini piccoli di plastiche miste — capsule, tappi, frammenti, pellicole — sono difficilissimi da separare, e in genere se ne ottiene un misto di poca riciclabilità chiamato plasmix. Alcune aziende riescono a ricavarne comunque una base per ottenere, miscelato con plastiche di qualità migliore, prodotti di qualche valore. Ma in genere, per questo tipo di plasticaccia irriciclabile la soluzione migliore è usarle come combustibile in sostituzione di carbone nelle centrali di teleriscaldamento o delle acciaierie. Altrimenti finiscono in discarica. Ecco, questa irriciclabile è la plastica che uno dei due consorzi è obbligato a ritirare e riciclare e che l’altro consorzio non vuole considerare.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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