show digitali

Rick Owens, in calendario a Parigi ma sfila a Venezia - E tutto è made in Italy

Nel calendario della fashion week parigina confusione e liberazione sono i sentimenti dominanti da Dries Van Noten a Kenzo, da Balmain a Chloé

di Angelo Flaccavento

default onloading pic

Nel calendario della fashion week parigina confusione e liberazione sono i sentimenti dominanti da Dries Van Noten a Kenzo, da Balmain a Chloé


3' di lettura

Confusione e liberazione sembrano essere i due sentimenti dominanti della fashion week parigina in corso. Sono moti dello spirito che catalizzano la coscienza collettiva sovranazionale, a ben guardare. Per quel che riguarda Parigi, sono impressioni da schermo e da note di accompagnamento delle collezioni, visto che la visione di tutto avviene, per chi scrive, da remoto. Esserci o non esserci non è esattamente la stessa cosa, ma a questo giro va così.

Gli sconvolgimenti, le restrizioni, la paura dei mesi scorsi hanno prodotto spinte opposte: c'è chi nella confusione si è chiuso in se stesso, ritrovandosi pessimista, intimista, introspettivo o semplicemente sentendosi solo ed esposto alla furia degli elementi, e chi privato delle libertà di uscire si è sentito liberato da pesi e fardelli, divertendosi, dando di matto, creando. Per qualcuno, anche l'impossibilità di sfilare è stata stimolatrice di nuovi modi di pensare e fare la moda.

Loading...

Dries Van Noten, magnifico affabulatore che negli anni ha regalato al pubblico show memorabili per messa in scena e contenuto, è uno di questi. Non prevedendo di sfilare, ha prodotto un video, girato dalla fotografa Viviane Sassen - colori saturi, tagli e pose dinamici, quasi che i corpi fossero sculture o mobile alla Calder - pensando i vestiti proprio per la dimensione filmica, che non è una camminata genere defilè, ma una danza contro un fondale bianco, sotto luci psichedeliche. L'effetto è energizzante e gioioso, e gli abiti, vibranti ma semplici, con stampe che creano effetti d'ombra, ne risultano esaltati.

Alla seconda prova da Kenzo, dopo un avvio un po' incerto la scorsa stagione, Felipe Oliveira Baptista appare più concentrato, pur costruendo la collezione intorno a una miriade di microtemi - dai fiori piangenti al vago giapponismo all'apicoltura - che sono un riflesso, a suo dire, del turbinio di pensieri opposti da lockdown. Le sfilata è uno show vero, en plein air, e quel che colpisce è l'uso estensivo delle reti protettive - da apicoltura, appunto - che calano dai cappelli e coprono il volto o il corpo intero, e che paiono una metafora dell'alienazione e del solipsismo dei mesi scorsi. Ecco, quel che manca a Baptista è la gioia che di solito si associa a Kenzo, ma essere gioiosi, oggi, non è mica facile.

Da Acne Studios è tutto un movimento organico e naturale di strati e di cotoni, inseguendo una idea di rassicurante leggerezza, mentre da Balmain, Olivier Rousteing punta sulle spalle larghe, i drappeggi ruscellanti, i colori al neon e uno jacquard d'archivio che sutura il presente della maison con le sue origini. Quella di Rousteing è una visione smisurata, eccessiva, che spesso tocca il kitsch, ma alimentata da una ingenuità entusiasta che fa perdonare i passi falsi e le silhouette a volte astruse, buone sulla carta ma non IRL (In Real Life) per usare uno degli acronimi du moment.

La vita vissuta entra prepotente, e in modo convincente, sulla passerella di Chloé, con le modelle che arrivano sul podio da ogni direzione, dalla strada. Non è mera trovata registica, sorprendente - immaginiamo - dal vivo ma efficace anche a distanza, con il montaggio di riprese come camere di sorveglianza. È proprio sugli abiti che si avverte un soffio nuovo, un mollar di ormeggi che fa trovare a Natacha Ramsay-Levy una sigla finalmente sua, personale e insieme organica allo spirito ribelle che di Chloè è tratto saliente. Ribellione gentile, ma pur sempre tale.

È da Rick Owens, infine, che la liberazione diventa un gesto dirompente, affermativo, nell'imperversare di forbici che segano maniche e accorciano shorts, di colori che si accendono - un rosa chewingum, davvero inedito per il marchio - e paillette che sbrilluccicano. Per una di quelle felici triangolazioni rese possibili dalla tecnologia, lo show è trasmesso in streaming, nello slot che Owens da sempre occupa nel calendario parigino. Ma la sfilata, fisicamente, si svolge al lido di Venezia, sulla piazza antistante il Casinò, severo specimen di architettura del Ventennio. Chi scrive vi ha assistito: uno spettacolo potente, non ultimo per l'assenza assoluta di pubblico, ad esclusione del team di Owens - che produce tutto in Italia, a Concordia. Uno spettacolo memorabile per il contrasto violento tra il razionalismo soggiogante del contesto architettonico e la furia di abiti scorciati, tagliati, arrotolati, sfogliati, sfibrati e in fine glorificati; creazioni di una vitalità brutale e ancestrale il cui messaggio ultimo è di energia e creazione, quasi da brodo primordiale. Crisi come magnifica opportunità: altro che confusione, altro che spleen.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti