EFFETTO COVID

Riconversioni, sei su dieci nel tessile-moda

Analisi Randstad su 100 casi di riadattamento produttivo. Riconversioni che per plastica, tessile, chimica resteranno anche nel lungo periodo.

di Luca Orlando

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(InkheartX - stock.adobe.com)

Analisi Randstad su 100 casi di riadattamento produttivo. Riconversioni che per plastica, tessile, chimica resteranno anche nel lungo periodo.


3' di lettura


Dalla cosmetica ai gel disinfettanti. Oppure dai pannolini per bambini alle mascherine. O ancora dalle pareti standard ai separatori in plexiglass.
Tra spinta solidale e necessità di mercato sono centinaia le aziende italiane che hanno avviato parziali o totali riconversioni produttive. Tra produzione di mascherine e camici; gel e prodotti disinfettanti; distanziatori in plexiglass, dispositivi medicali. Riconversioni che hanno coinvolto in modo trasversale larghe sezioni della manifattura, attraversando grafia e stampa, moda e tessile, chimica e cosmetica. E che non necessariamente sono destinate a sparire in tempi rapidi.
È l'esito del sondaggio realizzato da Randstad Professionals, la divisione specializzata in ricerca e selezione di middle, senior e top management di Randstad, su 100 aziende italiane che hanno deciso di riconvertire in parte o totalmente la propria produzione, per comprendere quali settori siano stati maggiormente interessati da questo fenomeno e quali siano le figure professionali più ricercate.

SETTORI INTERESSATI ALLA RICONVERSIONE
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Un primo risultato è settoriale: tra le aziende italiane riconvertite per l'emergenza Covid19, ben sei su dieci appartengono al comparto tessile e fashion (nel dettaglio il 33% al tessile e il 26% al fashion), settori che disponevano già di macchinari, forza lavoro e materie prime per produrre dispositivi di sicurezza individuale, come mascherine e camici, di cui è cresciuta esponenzialmente la domanda. Ma si segnalano anche imprese del settore plastico (7%), chimico (7%), della cosmetica (6%) e manifattura (6%), produttori di medical devices (5%) e dell'automotive (4%) che hanno scelto di modificare la loro attività per far fronte all'emergenza. E poi, in minor misura realtà della stampa, packaging, beverage,
«L'emergenza Covid19 – dice Maria Pia Sgualdino, Head of di Randstad Professionals - in ambito professionale non ha prodotto solo una forte accelerazione della digital transformation, dello smart working e forti richieste legate alla logistica, ma anche interessanti riconversioni produttive. La nostra indagine rivela che per la maggioranza dei settori la riconversione ha rappresentato solo una modalità temporanea per aiutare il sistema sanitario nel picco di emergenza e mantenere continuità operativa. Ma per alcuni settori, in particolare il tessile e il chimico, la nuova produzione sta aprendo opportunità di business stabili nel post Covid19 attraversi nuovi canali, che aprono anche a occasioni di inserimento professionale».
Le ipotesi sul futuro vedono una divaricazione netta tra i diversi comparti. Non tutte le aziende infatti hanno in programma di mantenere la conversione una volta tornata la normalità, con profonde differenze tra i settori, per le specificità delle singole produzioni.
Si preannuncia ad esempio una conversione permanente per oltre due terzi delle aziende del settore chimico, che nell'emergenza hanno prodotto gel disinfettanti a base alcolica per il settore ospedaliero, ma che ora intendono arrivare alla vendita diretta ai consumatori. E non fermeranno la produzione innovativa anche due terzi delle imprese del settore plastico, che hanno colto l'opportunità per realizzare distanziatori in Plexiglass da installare nelle aziende. In virtù di una domanda che si preannuncia ancora sostenuta, inoltre, manterrà la produzione attiva di mascherine oltre metà delle aziende del settore tessile, che ora puntano a realizzare anche joint venture con aziende della moda, e la quasi totalità delle aziende del settore dello stampaggio, che hanno attivato nuovi canali. Si tratta principalmente di riconversioni temporanee, invece, per le aziende del fashion che hanno virato per qualche settimana sulla produzione di mascherine e camici, come per quelle del settore automotive, della cosmetica, dei medical device e del manifatturiero.
Altro dato interessante è legato alla scala dimensionale. Se nelle multinazionali si è quasi sempre assistito a riconversioni parziali, per le Pmi l'introduzione di nuovi prodotti ha significato spesso una vera e propria rivoluzione dell'attività, in grado però di assicurare continuità alla produzione che altrimenti si sarebbe interrotta.
Ma quali figure professionali cercano le aziende riconvertite?
L'analisi di Randstad Professionals rivela un nuovo slancio nel settore tessile, in sofferenza economica prima dell'emergenza, che richiede oggi nuove figure professionali in ambito operations, produzione e vendite: si segnalano soprattutto ricerche di responsabili di produzione e di export area manager. Stanno assumendo personale a supporto della riconversione i settori chimico e cosmetico, che per ampliare la produzione di gel igienizzanti e dispositivi, ricercano - tra gli altri - business unit director e R&D manager. E si segnalano opportunità nel settore grafico e stampa, che amplia i canali distributivi dei nuovi prodotti verso GDO e ospedali, ricercando key account manager e business unit manager.

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