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Rider, Ue: nuove regole e tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali

Sono attualmente 28 milioni gli europei che lavorano per 500 diverse piattaforme internet. Secondo la Commissione europea, 5,5 milioni di essi non sono correttamente classificati nè adeguatamente tutelati

dal nostro corrispondente Beda Romano

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3' di lettura

BRUXELLES - In un contesto lavorativo in pieno subbuglio, anche a causa della pandemia virale, la Commissione europea ha presentato giovedì 9 novembre qui a Bruxelles attese proposte per meglio regolamentare il lavoro sulle piattaforme digitali, da Deliveroo a Uber. L'obiettivo è di tutelare lavoratori che in questi anni sono rimasti alla mercé di una grave incertezza normativa, di cui molte aziende, piccole e grandi, si sono approfittate.

«Dobbiamo sfruttare il più possibile il potenziale occupazionale delle piattaforme digitali – ha commentato il commissario all'occupazione Nicolas Schmit -. Ma dobbiamo anche assicurarci che siano lavori di qualità, che non promuovano la precarietà, in modo che questi lavoratori godano di una certa sicurezza e possano pianificare il loro futuro (…) Il progresso tecnologico deve essere equo e inclusivo» (si veda Il Sole/24 Ore del 28 settembre).

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L’inquadramento dei lavoratori

Le proposte presentate dal commissario Schmit, prevedono innanzitutto una direttiva che dovrebbe permettere di garantire ai singoli lavoratori un corretto status. Sono attualmente 28 milioni gli europei che lavorano per 500 diverse piattaforme internet. Secondo la Commissione europea, 5,5 milioni di essi non sono correttamente classificati, ossia risultano liberi professionisti quando in realtà sono nei fatti lavoratori dipendenti (si veda Il Sole/24 Ore del 7 novembre). «Per coloro che vengono riclassificati come lavoratori – spiega l'esecutivo comunitario - questo significa il diritto a un salario minimo (dove esiste), la contrattazione collettiva, la protezione dell’orario di lavoro e della salute, il diritto alle ferie pagate o a un migliore accesso alla protezione contro gli infortuni sul lavoro, alle indennità di disoccupazione e di malattia, nonché alle pensioni di vecchiaia contributive».

Dei cinque criteri basta rispettarne due perché la persona venga considerata un dipendente. Si tratterà di verificare se vi è la determinazione o meno del salario o di un tetto allo stipendio; se vi è vigilanza sul lavoro attraverso strumenti elettronici; se vi sono restrizioni all'orario di lavoro o al periodo di vacanza e al trasferimento a terzi dell'impegno preso; se vi sono regole vincolanti sul lavoro da garantire; o restrizioni alla possibilità di allargare la propria clientela. Nei fatti, i parametri devono servire a valutare il grado di controllo della società sul lavoro del singolo.Il controllo verrà effettuato dalle autorità nazionali.

Un argine al potere degli algoritmi

Secondo la proposta di direttiva, la singola piattaforma potrà respingere l'esito della nuova classificazione, ma avrà l'onere della prova nello spiegare che il lavoratore rimane un libero professionista, e non è un classico dipendente. Viceversa, anche il singolo lavoratore potrà respingere l'esito della riclassificazione, potendo in questo caso contare sull'aiuto della stessa piattaforma per fare chiarezza.Tra le proposte, la Commissione europea ha inserito anche norme per evitare che gli algoritmi mettano a rischio legittime condizioni di lavoro sia per i liberi professionisti che per i lavoratori dipendenti. È previsto il controllo umano, che possa correggere nel caso il risultato ottenuto dall'algoritmo. In questo caso, l'obiettivo è di evitare che formule informatiche decidano il carico di lavoro, la valutazione dell'impegno, l'imposizione di sanzioni o la distribuzione di incentivi.

Secondo Bruxelles, le proposte garantiranno anche maggiore trasparenza. Tra le altre cose «le norme imporranno alle piattaforme di dichiarare il lavoro nel Paese in cui viene svolto e di mettere a disposizione delle autorità nazionali informazioni sulle persone che lavorano per loro e sui loro termini e condizioni». L'obiettivo è di evitare che le piattaforme remunerino i propri collaboratori con le regole di un pPese terzo nel quale hanno la sede legale.

Nuove linee guida sulla concorrenza

Infine, l'esecutivo comunitario ha anche pubblicato nuove linee-guida sul fronte della concorrenza. Oggi se un fattorino è ritenuto un libero professionista non potrà accordarsi con altri fattorini per difendere migliori condizioni di lavoro o salari più elevati senza violare l'articolo 101 dei Trattati. Giuridicamente, la collaborazione tra liberi professionisti viene considerata nei fatti un cartello. Le nuove linee-guida permetteranno di evitare che ciò accada per i lavoratori delle piattaforme digitali.

In conclusione, la Commissione calcola che maggiori controlli in questo delicato settore permetteranno ai Ventisette di incassare annualmente 1,6-4,0 miliardi di euro di nuovi contributi previdenziali. Il mercato dovrebbe crescere ulteriormente nei prossimi anni fino ad avere 43 milioni di lavoratori nel 2025. L'obiettivo di Bruxelles è di lottare contro la precarietà e il sotto-impiego: il 55% delle persone che lavora per le piattaforme guadagna meno del salario minimo del Paese in cui si trova.


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