FOOD DELIVERY

Riders, arriva il primo contratto collettivo: 10 euro l’ora e indennità per la pioggia

L’intesa siglata da Assodelivery e Ugl: restano lavoratori autonomi. La protesta di Cgil, Cisl e Uil: «U accordo illegittimo»

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L’intesa siglata da Assodelivery e Ugl: restano lavoratori autonomi. La protesta di Cgil, Cisl e Uil: «U accordo illegittimo»


2' di lettura

Compenso minimo di 10 euro l’ora. Indennità integrativa (dal 10 al 20%) per lavoro notturno, festività e maltempo. Incentivo orario di 7 euro per i primi quattro mesi dall’apertura del servizio in una nuova città. Premi di 600 euro ogni duemila consegne. I “riders”, i ciclofattorini che lavorano per diverse piattaforme di consegna di cibo e pasti pronti, hanno un contratto collettivo nazionale. «Per la prima volta in Europa» sottolineano AssoDelivery (associazione che rappresenta l’industria italiana del food delivery a cui aderiscono Deliveroo, Glovo, Just Eat, Social Food e Uber Eats) e il sindacato Ugl che hanno firmato l’intesa. Un accordo «penalizzante» e «illegittimo» per i lavoratori, fatto con un interlocutore «di comodo» che mira ad abbassare i salari, protestano invece Cgil, Cisl e Uil.

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Le tutele

Con la novità del contratto nazionale i riders continueranno a essere inquadrati nell’ambito del lavoro autonomo ma con alcune garanzie: tra queste dotazioni di sicurezza a carico delle piattaforme come indumenti ad alta visibilità e casco per chi va in bici che saranno sostituite rispettivamente ogni 1.500 e 4mila consegne, la copertura assicurativa contro gli infortuni e per danni contro terzi. Introdotti anche diritti sindacali, ovvero una quantità stabilita di giornate e di ore destinate ai rider che assumono il ruolo di dirigenti sindacali.

La contrarietà di Cgil, Cisl e Uil

Un contratto collettivo nazionale per i ciclo-fattorini è l’obiettivo più volte annunciato dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo che a inizio agosto aveva convocato un primo confronto sul tema a cui avevano partecipato Assoldelivery e, in rappresentanza dei lavoratori, Cgil, Cisl, Uil, Rider per i Diritti e Union. I sindacati confederali vanno ora all’attacco contro l’intesa. Nel merito perché denunciano la mancanza di ferie, malattia, maternità e tredicesima retribuita. Oltre a non esserci alcuna garanzia sul licenziamento e sulle collaborazioni occasionali. Nel metodo perché, ricordano, nel 2018 Assodelivery non aveva voluto riconoscere il contratto collettivo della logistica per i riders che fu sottoscritto da tutti e tre i sindacati per maggiori vantaggi alla categoria. Ci saranno scioperi e vertenza sindacali se non verrà rivisto l'accordo, minacciano Cgil, Cisl e Uil che intanto hanno chiesto al ministro del Lavoro di convocare un tavolo.

Il decreto-imprese aveva introdotto novità rilevanti per i lavoratori del settore: era infatti sancito il divieto di cottimo, stabilendo che ai lavoratori deve essere garantito un compenso minimo orario collegato ai contratti collettivi entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, quindi novembre 2020.

Proteste e condanne

A giugno c’era stato lo sciopero dei rider a Milano, invasa da centinaia di ciclofattorini in protesta con lo slogan “Senza diritti il servizio non garantito”. Già in occasione del 1° maggio i rider avevano fatto sentire la propria voce organizzando presidi in varie cittïà al grido di “Non siamo eroi, siamo lavoratori. Diritti, reddito e dignità”. Altro tassello della problematica dei rider è stato il commissariamento di Uber Italy, la filiale italiana del gruppo americano, che, secondo il Tribunale di Milano, avrebbe «consapevolmente» sfruttato i rider in diverse città, da Milano a Monza, da Torino a Bologna, da Roma a Firenze e non solo. Uber era «pienamente consapevole della situazione di sfruttamento» dei rider, sostengono i giudici, pagati «3 euro l’ora» e «puniti» anche togliendo loro le mance e parte dei compensi.

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