Beverage

Riduzione delle accise sulla birra, per i produttori serve andare oltre il 2022

Sconto limitato nel tempo e a seconda della quantità prodotta: i provvediemnto inizialmente era previsto su tre anni

di Maurizio Maestrelli

(Rido - stock.adobe.com)

3' di lettura

Una doccia fredda, alla quale si è costretti a fare buon viso a cattivo gioco oppure un primo passo positivo al quale però si spera ne seguano degli altri. Comunque la si voglia vedere la questione accise sulla birra ha vissuto, a cavallo di Natale, una sorta di ottovolante.

Prima infatti gli emendamenti proposti dalla maggioranza di governo, che prevedevano un piano progressivo triennale di riduzioni sulle accise, sembravano cosa fatta ma, appena il tempo di far battere la notizia alle agenzie ed ecco intervenire la Ragioneria generale di Stato che, osservando la mancanza di coperture finanziarie, manteneva la riduzione delle accise solo per il 2022 con un “rimbalzo” annunciato a partire dall'anno successivo.

Loading...

Di buono c'è tuttavia che la misura approvata dal Parlamento nella legge di bilancio ha portato in dote al comparto italiano della birra una riduzione per tutto il 2022 di cinque centesimi sull'aliquota delle accise, uno sconto del 50% per i birrifici con produzione annua inferiore a 10.000 ettolitri, del 30% per i birrifici con produzione annua compresa tra i 10.000 e i 30.000 ettolitri e del 20% per quelli con produzione annua superiore ai 30.000 ettolitri e fino ai 60.000.

«La legge di bilancio recentemente approvata segna una svolta per il comparto italiano della birra – commenta Alfredo Pratolongo, presidente AssoBirra –. Come associazione da anni ci battiamo per ottenere una pressione fiscale più equa sulla birra, una bevanda amata da tutti gli italiani, consumata prevalentemente a pasto e che negli anni ha dimostrato sempre maggiore apprezzamento anche dal punto di vista culturale e di radicamento territoriale e regionale. Tuttavia a oggi la birra rimane l'unica bevanda da pasto tassata in Italia, la riduzione sul 2022 è importante, ma il comparto merita di più. Il nostro obiettivo è rendere questa riduzione strutturale e non più annuale. Alle imprese, siano grandi, medie o piccole, serve certezza e non misure a tempo che scoraggiano piani di lungo periodo».

Sul fronte accise Assobirra, Unionbirrai e Coldiretti, le tre principali associazioni di riferimento per il comparto, hanno lavorato insieme e si sono presentate al Governo con un fronte unito e compatto. E anche questa è una notizia in un settore dove le rilevanti differenze dimensionali hanno spesso frazionato, e forse contribuito a rendere meno incisive, le richieste. D'altro canto la questione accise si trascina da diversi anni ed è sempre stata considerata una spina nel fianco per un comparto che invece ha, ormai da tempo, dimostrato capacità di crescere e che solo la pandemia aveva arrestato con una perdita secca di 1,4 miliardi di valore condiviso nel 2020.

«Certo, un po' di delusione per il cambio di rotta creato dall'intervento della Ragioneria di Stato c'è stato, inutile negarlo – confessa Vittorio Ferraris, presidente Unionbirrai –. Le premesse per dare una nuova direzione alle accise con una graduale riduzione in tre anni sembravano esserci tutte: il lavoro unitario delle diverse componenti del comparto, la garanzia del Ministero per quanto riguardava la copertura, la maggioranza parlamentare larga… Diciamo che oggi incassiamo comunque una misura positiva e ci rimettiamo al lavoro subito per far trovare una copertura finanziaria a una ulteriore riduzione nel 2023».

Come a dire che la “battaglia” non sembra essersi conclusa, semmai solo rinviata.Certo un piano triennale non era una richiesta avanzata a caso: solo infatti una misura di lungo respiro permette quella sicurezza che può dare vita a nuovi investimenti nel settore che magari comportino, parlando concretamente, anche nuovi posti di lavoro.

«La nostra richiesta in legge di bilancio era infatti una riduzione strutturale triennale complessiva di 15 centesimi, oltre alle agevolazioni per i birrifici artigianali fino a 60.000 ettolitri», ribadisce Pratolongo. «L'appoggio delle forze politiche in Parlamento – continua – unitamente al Governo, è stato ampio e trasversale. Chiediamo adesso che non si perda lo spirito della proposta originaria, dove anche la politica e le istituzioni hanno riconosciuto quanto la leva fiscale può essere leva di crescita economica e si lavori da subito per rendere stabili le riduzioni approvate».


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti