GUIDA RAPIDA/2

Rientro dei cervelli: più vantaggi a chi si trasferisce al Sud

Per chi sceglie un Comune del Mezzogiorno, i redditi da lavoro concorrono a formare quello complessivo solo per il 10 per cento, contro il 30% degli altri impatriati

di Antonio Longo


3' di lettura

Dai manager sino alle professionalità minori, i nuovi regimi fiscali di attrazione del capitale umano diventano sempre più motivo per scegliere di trasferire la residenza fiscale e lavorare in Italia. Sono gli effetti del Dl 34/2019 (decreto crescita), convertito con modificazioni dalla legge 58/2019, in vigore dallo scorso 30 giugno. Le nuove norme potenziano gli incentivi esistenti per le persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia a partire dal 2020 (vale anche per chi si trasferisce nella seconda metà del 2019 e, pertanto, acquisisce la residenza fiscale dall’anno successivo).
Le misure di attrazione per i lavoratori si aggiungono al regime fiscale per i pensionati esteri che si trasferiscono nei Comuni del Sud Italia con meno di 20mila abitanti e che potranno pagare un’imposta del 7% su tutti i redditi esteri - non solo sulle pensioni - per 10 anni. Tra i regimi di vantaggio c’è anche quello riservato ai soggetti titolari di grandi patrimoni, che consente l’opzione per un’imposta forfettaria pari a 100mila euro annui su tutti i redditi esteri per 15 anni.

Le condizioni dell’agevolazione

Il decreto crescita interviene in particolare sull’articolo 16 del Dlgs 147/2015, semplificando le condizioni di accesso al regime fiscale per i cosiddetti lavoratori impatriati, che diventano:

1. essere stati residenti all’estero nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia;

2. permanere in Italia per almeno due anni;

3. svolgere l’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

Per questi soggetti, è prevista la detassazione per cinque anni di parte del reddito di lavoro dipendente o autonomo prodotto in Italia. Il regime si applica anche a chi avvia un’attività d’impresa a partire dal periodo d’imposta 2020. In particolare, i redditi di lavoro prodotti in Italia concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 30% del loro ammontare (con conseguente detassazione del restante 70%, percentuale innalzata rispetto al 50% previsto in precedenza).

Ulteriori bonus

Con la riforma sono state previste agevolazioni rafforzate in presenza di specifiche condizioni:

1. per il lavoratore che si trasferisce in un Comune del Sud Italia i redditi di lavoro concorrono alla formazione del reddito complessivo nella sola misura del 10 per cento;

2. le agevolazioni vengono estese per ulteriori cinque periodi di imposta, con detassazione al 50% in questo arco temporale, ai lavoratori con almeno un figlio minorenne o a carico, anche in affido preadottivo, e ai lavoratori che diventino proprietari di almeno un’unità immobiliare di tipo residenziale in Italia, successivamente al trasferimento in Italia o nei 12 mesi precedenti;

3. per i lavoratori che abbiano almeno tre figli minorenni o a carico, anche in affido preadottivo, negli ulteriori cinque periodi di imposta, i redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 10% del loro ammontare.

Gli sportivi professionisti

In sede di conversione in legge del decreto crescita, è stato introdotto un regime ad hoc per i lavoratori che operano nel settore dello sport professionistico. Il regime si applica ad atleti, allenatori, direttori tecnico-sportivi e preparatori atletici che operano nell’ambito di una disciplina riconosciuta come professionistica dal Coni (al momento solo calcio, pallacanestro, ciclismo, golf). Per questi soggetti, ferme restando le condizioni generali previste per gli impatriati, i redditi derivanti dall’attività lavorativa svolta in Italia (si pensi, nel caso dei calciatori, allo stipendio corrisposto dal club di appartenenza) concorrono alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% del loro ammontare, in tal caso senza differenziazioni territoriali per chi si trasferisce al Sud.

Agli sportivi si applicano le norme di maggior favore previste in caso di almeno un figlio a carico e di acquisto di almeno un immobile residenziale.

L’adesione al regime è su opzione e comporta il versamento di un contributo, destinato al potenziamento dei settori giovanili, pari allo 0,5% della base imponibile, che si ritiene coincidente con il 50% del reddito soggetto a tassazione.

Il requisito d’iscrizione all’Aire

Il decreto crescita, adeguandosi alle disposizioni internazionali contro le doppie imposizioni, ha chiarito che i cittadini italiani non iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) e rientrati in Italia a decorrere dal periodo d’imposta 2020 possono accedere ai nuovi benefici fiscali, purché abbiano avuto la residenza in un altro Stato secondo quanto stabilito da una convenzione contro le doppie imposizioni sui redditi.

Si pone fine, quindi, alla querelle che vedeva nella mancata iscrizione all’Aire un ostacolo all’accesso al regime premiale (in quanto formalmente i lavoratori rimanevano residenti fiscali italiani). E ciò vale anche per chi è già rientrato, inclusi i destinatari di atti impositivi aventi ad oggetto il disconoscimento delle agevolazioni proprio per mancanza dell’iscrizione all’Aire, con la conseguenza che eventuali contenziosi dovranno essere abbandonati dalle Entrate.

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