L’opinione

Rientro dei «cervelli» senza discriminazione

È auspicabile una formale presa di posizione delle Entrate per poter godere della agevolazione di legge ed evitare ingiustificate disparità di trattamento.

di Stefano Carmini * e Andrea Staiti **

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

La legge di Bilancio 2022 (articolo 1, comma 763) ha finalmente consentito ai docenti e ricercatori rimpatriati prima del 2020 di optare per estendere le agevolazioni fiscali che da qualche anno a questa parte sono riservate loro, al fine di incoraggiare il rientro e il radicamento dei cervelli in Italia. In particolare, la legge prevede che possa esercitare l’opzione chi risultava beneficiario del regime agevolativo in esame al 31 dicembre 2019, pagando un tributo del 5% o 10% sul reddito agevolato dell'anno fiscale precedente a seconda del numero dei figli minori a carico.

Il provvedimento dell’Agenzia

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia in data 31.3.2022, a cui la Legge di Bilancio 2022 demandava il compito di stabilire la procedura da seguire per l’esercizio dell’opzione ed il versamento del dovuto, e la successiva circolare dell’Agenzia n. 9 del 1.4.2022 hanno ulteriormente precisato che, per i soggetti per i quali il periodo di agevolazione di cui all’art. 44 del D.L. 78/2010 si è concluso il 31 dicembre 2021, il termine di riferimento per l’esercizio dell’opzione è stabilito al centottantesimo giorno successivo alla data di pubblicazione del provvedimento, con scadenza quindi al 28 settembre 2022.

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Benché il provvedimento Direttoriale faccia riferimento al 31 dicembre 2021, come data di conclusione del periodo agevolato, suscettibile di estensione, a seguito di eventuale esercizio dell’opzione, stante la ratio del provvedimento normativo, come detto volto a consentire a tutti i soggetti che già beneficiavano dell’agevolazione alla data del 31 dicembre 2019 di estendere il beneficio per la durata massima consentita ai docenti e ricercatori che hanno trasferito la residenza in Italia a far tempo dal 2020, non si può dubitare che le istruzioni di esercizio dell’opzione vadano riferite non solo ai casi in cui il periodo originario si concludeva il 31 dicembre 2021, bensì anche ai casi nei quali il periodo originario agevolato si sia concluso entro il 31 dicembre 2021.

Le questioni interpretative

Le questioni interpretative, tuttavia, non si esauriscono qui. Resta infatti priva di disciplina di dettaglio la situazione nella quale versano i docenti e ricercatori che, avendo trasferito la propria residenza in Italia, negli anni passati, risultavano titolari del regime agevolato alla data del 31 dicembre 2019, ma non anche nei periodi di imposta 2020 e/o 2021. Costoro, infatti, nel 2020 e/o nel 2021 sono stati assoggettati al regime di tassazione ordinaria, ma, in virtù della possibilità di opzione per l’estensione dell’agevolazione a otto, undici o tredici anni (a seconda dei presupposti), disposta dalla Legge di Bilancio 2022 prevista anche a loro favore (si ricorda, infatti, che la norma di primo livello prevede il possibile esercizio dell'opzione da parte di tutti coloro che godevano del beneficio al 31 dicembre 2019), deve essere a loro concessa la possibilità di ottenere il rimborso (anche sotto forma di credito di imposta utilizzabile) di quanto versato in più nei periodi di imposta in questione.

Evitare discriminazioni

Una diversa conclusione realizzerebbe un’ingiustificata discriminazione nei loro confronti, censurabile anche in ottica di conformità costituzionale del dettato normativo che, in realtà, testualmente non reca alcun impedimento ad una interpretazione, per l’appunto, costituzionalmente orientata, che consenta a tali docenti e ricercatori di presentare la dichiarazione 2021 e rettificare la dichiarazione presentata per il 2020, ottenendo a rimborso, o vedendosi riconosciute a credito, le maggiori imposte indebitamente versate, rispetto a quanto in effetti dovuto, in caso di esercizio dell’opzione, con versamento degli importi previsti dalla Legge di Bilancio 2022. In tale prospettiva sarebbe auspicabile, al fine di evitare dubbi interpretativi e ancor più dispendiosi contenziosi, sparsi sul territorio, una formale presa di posizione dell’Agenzia delle Entrate che, con propria circolare, potrebbe utilmente stabilire la condotta da osservare, per poter godere, in modo indisturbato, della agevolazione di legge ed evitare ingiustificate discriminazioni.

* Studio Carmini Avvocati Associati, Milano
** Università di Parma, Rappresentante docenti e ricercatori rimpatriati Rita Levi Montalcini

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