GUIDA RAPIDA/1

Rientro dei cervelli: super taglio alle tasse per chi torna

Il decreto Crescita punta a riattrarre chi è emigrato: rimodula i bonus e li estende a tutti i lavoratori, agli sportivi professionisti e a chi avvia un’azienda

di Antonio Longo


3' di lettura

È stato più volte ribadito come lo sviluppo del nostro Paese sia sempre più collegato alla certezza del diritto e al sostegno concreto ad aziende e individui di qualità. I dati delle persone che ogni anno lasciano l’Italia sono allarmanti, come recentemente ha certificato la relazione annuale di Bankitalia.

Le cifre

Tra il 2007 e il 2018 il numero di cittadini italiani emigrati all’estero è continuamente salito. Nel 2018 il fenomeno ha coinvolto circa 120.000 persone, 5.000 in più rispetto all’anno precedente. Considerando anche chi è rientrato dall’estero, il saldo migratorio netto di cittadini italiani negli ultimi dieci anni è stato negativo per circa 492.000 unità. Le uscite hanno coinvolto in particolare giovani e laureati e i flussi verso l’estero sono aumentati da tutte le regioni del Paese, incluse quelle più ricche del Centro-Nord. I cittadini italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) superano ormai quota 5 milioni, a fronte della costante decrescita della popolazione residente, che al 31 dicembre 2018 ammonta a 60.359.546 unità (-0,2% rispetto all’anno precedente) secondo i dati Istat. Il calo è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che al 31 dicembre 2018 supera di poco i 55 milioni. Rispetto a questo fenomeno, una risposta arriva dal pacchetto sull’attrazione del «capitale umano», completato e potenziato dal Governo con il decreto crescita, sulla scia del lavoro dei precedenti esecutivi (la prima disciplina sul «rientro dei cervelli» fu quella prevista dalla legge 238/2010).

Di fatto oggi ci sono agevolazioni fiscali per tutti coloro che decidono di trasferirsi in Italia, vantaggi che dipendono dai livelli reddituali, dall’età e dall’attività svolta. Per evitare errori, queste opportunità devono essere attentamente valutate tenendo conto, tra le altre cose, delle fonti di reddito, della presenza di eventuali asset patrimoniali che rimangono all’estero, nonché delle previsioni dei Trattati contro le doppie imposizioni. Inoltre, grande attenzione deve essere rivolta alla stesura dei contratti di lavoro in conformità alle norme che regolano i regimi in questione.

Benefici per chi sceglie l’Italia

I benefici per chi sceglie l’Italia non sono più limitati ai lavoratori altamente qualificati, ma abbracciano una platea più ampia, tra cui sportivi professionisti e chi intende avviare un’attività di impresa, con un forte impulso a stabilire nuove imprese individuali nel nostro Paese. Le aziende italiane potranno attrarre talenti di ogni tipo e sopperire ai fabbisogni lavorativi soprattutto nei settori industriali strategici (si pensi al settore navalmeccanico, si veda Sole 24 Ore dello scorso 11 luglio). Le misure vanno accolte con favore in termini generali, perché la leva della concorrenza fiscale può attrarre in Italia capitale umano e con esso investimenti e consumi, che altrimenti non arriverebbero.

Peraltro, questi regimi di favore non hanno effetti negativi sul gettito (come da ultimo appurato dalla relazione al Dl Crescita) e resistono al vaglio di costituzionalità soprattutto quando presentano caratteri di temporaneità e sono frutto di scelte legislative non irragionevoli fondate su valutazioni di politica economica (Corte costituzionale 381/1989). I dati citati in precedenza, al di là dei luoghi comuni, dimostrano come puntare su agevolazioni che premiano le aziende e il lavoro sia cruciale, così come il sostegno al welfare aziendale e alle famiglie.

Per il futuro, incentivare maggiormente anche le aziende che si trasferiscono significherebbe rendere il Paese ancor più competitivo, soprattutto se si considera che con la Brexit molti quartier generali sono ancora in cerca di collocazione in giro per l’Europa.

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