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Rifiuti, la raccolta costa 300 euro a famiglia: aumenti in metà dei capoluoghi

A esaminare le tariffe dei 112 capoluoghi di provincia è l’ultimo report di Cittadinanzattiva sui «Rifiuti urbani, costi qualità e tutele». Si vai dai 504 euro all’anno chiesti per famiglia a Catania, ai 121 euro di Potenza

di Michela Finizio


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(ANSA)

3' di lettura

Trecento euro all’anno. È il costo medio sostenuto nel 2019 dalle famiglie per la raccolta dei rifiuti nel nostro Paese. Da nord a sud le differenze territoriali sono molto marcate: la regione più economica è il Trentino Alto Adige con 190 euro, la più costosa la Campania con 421 euro. Stringendo il focus sulle città, invece, “il costo della spazzatura” è più alto a Catania dove si pagano in media 504 euro all’anno, in aumento del 15,9% rispetto al 2018. Più economica, invece, la città di Potenza il servizio di smaltimento si aggira sui 121 euro, in calo del 13,7% su base annua.

Il costo dei rifiuti nelle Regioni

I trend e gli aumenti
A esaminare le tariffe Tari dei 112 capoluoghi di provincia è l’ultimo report di Cittadinanzattiva sui «Rifiuti urbani, costi qualità e tutele». Sono state riscontrati aumenti in circa la metà delle città (51 capoluoghi). Tariffe stabili, invece, in 27 capoluoghi e in diminuzione in 34. Il quadro emerge dalla rilevazione dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, la onlus di partecipazione civica che opera in Italia e in Europa dal 1978 per la promozione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori.
La rilevazione è realizzata nell’ambito del progetto «Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino», finanziato dal ministero dello Sviluppo economico (Dm 7 febbraio 2018).

L’indagine sui costi sostenuti dai cittadini per lo smaltimento dei rifiuti in tutti i capoluoghi di provincia prende come riferimento nel 2019 una famiglia tipo composta da 3 persone ed una casa di proprietà di 100 metri quadri. A Matera quest’anno si registra l’incremento più elevato (+19,1%), a Trapani la diminuzione più consistente (-16,8%).

Le aree geografiche
A livello di aree geografiche, i rifiuti costano meno al Nord (in media 258 euro), segue il Centro (299 euro), infine il Sud, più costoso (351 euro).
Più di due famiglie su tre (precisamente il 68,2%) ritengono di pagare troppo per la raccolta dei rifiuti: la percentuale sale all'83,4% in Sicilia, segue l’Umbria con l'80,2%, la Puglia con il 79,1%, la Campania con il 78,4 per cento. «Continuiamo a registrare una modalità di calcolo dei costi che non tiene conto dei rifiuti realmente prodotti - dichiara Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva - e quindi non incentiva il cittadino a cambiare i propri comportamenti perdendo così un’occasione per costruire percorsi innovativi basati sul coinvolgimento di cittadini, aziende ed istituzioni in un circuito virtuoso».

Le classifiche città per città

Dati in euro

La qualità del servizio
Molto marcate sono le differenze territoriali non solo in termini di costi del servizio ma anche di qualità e la rilevazione delle eventuali agevolazioni disponibili restituisce una fotografia molto variegata: vivere in una città anziché un’altra può voler dire disporre di un servizio gestione rifiuti costoso, insoddisfacente e con limitate agevolazioni a sostegno del pagamento della tariffa.

Solo il 60% delle amministrazioni comunali o delle aziende che gestiscono il servizio ha elaborato e reso disponibile la Carta dei servizi. Solo due su tre indicano il tipo di raccolta effettuata, la metà esplicita la frequenza con cui è effettuata. E al cittadino è ancor meno dato a sapere con che frequenza vengono igienizzati i cassonetti (lo indica appena il 47% delle Carte), pulite le strade (37%) o svuotati i cestini per strada (25%). «In tema di smaltimento dei rifiuti - dichiara Gaudioso - continuano a registrarsi in molte aree del Paese ritardi ed inefficienze e la transizione verso un’economia circolare, prevista dalla strategia 2020, sembra essere ancora lontana».

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