Il progetto

Rifiuti speciali, Barricalla punta a raddoppiare il sito Tra le ipotesi Collegno

di Filomena Greco

3' di lettura

Dalla sua ha 33 anni di “onorata carriera” in un settore difficile come quello dei rifiuti speciali e bilanci in ordine che garantiscono dividendi ai soci. Barricalla è uno degli impianti autorizzati in Italia ad accogliere rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi, amianto compreso. «In trent’anni di lavoro abbiamo raccolto 1,7 milioni di metri cubi di materiali» racconta l’ad Alessandro Battaglino che ha da poco condiviso con la Città metropolitana di Torino il dossier per l’ampliamento del sito, in esaurimento tra un paio di anni. «Si tratta di settore che funziona, eccome. E il fatto che ci siano pochi impianti come il nostro rappresenta un fattore positivo, a fronte di una domanda alta». Barricalla è di fatto il punto finale del paradigma dell’economia circolare, evidenzia Battaglino, mentre il punto di partenza è che nel ciclo produttivo ci sono materiali che, ad oggi, non possono essere reimmessi nel ciclo produttivo e riutilizzati, e vanno smaltiti in maniera regolata e trasparente. Il punto in questo settore dunque è l’offerta di impianti e la legalità delle attività di smaltimento. «In un solo anno – spiega Battaglino – i sequestri da parte delle forze dell’ordine di rifiuti pericolosi smaltiti illegalmente è di quattro milioni di metri cubi». Il 70% dei materiali conferiti arriva prevalentemente dalle regioni del NordOvest d’Italia. Autorizzata ad accogliere oltre 230 tipologie di rifiuti speciali, sebbene lavori prevalentemente su una ventina di codici, rappresenta un unicum in Italia. Qui i materiali che arrivano già trattati e inertizzati vengono interrati fino a creare le cinque colline artificiali di Barricalla, due delle quali ricoperte da pannelli fotovolaici. Questo prevede il piano di ripristino ambientale che ha portato finora alla realizzazione di due impianti da 1,5 MegaWatt. «Si tratta di impianti capaci di generare una parte dei ricavi necessari alla gestione della struttura quando avrà chiuso la sua attività» spiega l’ad.

Un terzo della raccolta riguarda l’amianto in polvere, che una volta interrato deve essere geolocalizzato, accanto alle terre da bonifiche o a parti non recuperabili delle batterie d’auto per il recupero del piombo. Le piattaforme dove si trattano i rifiuti speciali fanno capo ai due soci operativi di Barricalla, Iren al 35% e Ambienthesis, sempre al 35%, a fianco alla quota del 30% in capo a Finpiemonte Partecipazioni. Una realtà da 15 milioni di fatturato all’anno con un utile che va da un milione e mezzo a due milioni.

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Il futuro ampliamento potrebbe essere realizzato su un terreno sempre nel Comune di Collegno, partendo da una cava inutilizzata, «esattamente come è stato a suo tempo per il primo lotto di Barricalla» aggiunge Battaglino. Sarà la Città metropolitana ad aprire una Conferenza dei Servizi in vista dell’ampliamento che durerà almeno un anno, poi si passerà alla realizzazione di un nuovo impianto da 40-50 milioni di investimento. Tecnologie e gestione dei rifiuti, racconta Battaglino, hanno registrato evoluzioni nel corso degli anni e materiali che prima finivano in discarica vengono recuperati o non esistono più, come le morchie degli impianti di verniciature delle auto. Ma quali buone pratiche potrebbe importare l’Italia dall’estero? «La Germania ad esempio utilizza le miniere dismesse, unendo così la gestione dei rifiuti al tema del recupero ambientale, e avendo un problema in meno, la gestione delle acque di percolato che è un costo pesante».

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