Consorzio Retex.Green

Rifiuti tessili, la moda anticipa gli obblighi dettati dalla Ue

È prevista la creazione di un network di fornitori che seguiranno tutte le fasi della raccolta differenziata degli scarti delle filiere ma anche della selezione e del riutilizzo dei materiali

di Giulia Crivelli

Sergio Tamborini, presidente di Sistema moda Italia, annuncia la nascita del consorzio durante Pitti, primo evento 2022 del sistema moda

3' di lettura

La presentazione del consorzio Retex.Green, formato esclusivamente da produttori italiani, per la gestione dei rifiuti del tessile, dell’abbigliamento, delle calzature e della pelletteria si è svolta a Firenze in gennaio, ma la sede della nuova iniziativa, nata con patrocinio di Sistema moda Italia (Smi) e Fondazione del tessile italiano è a Milano, nello stesso edificio che ospita Confindustria Moda, la federazione di cui Smi è la componente più importante in termini di addetti a fatturato (si veda Il Sole 24 Ore del 26 marzo).

La scelta del luogo di presentazione è presto spiegata: a Firenze si è svolto il primo appuntamento del 2022 del sistema moda, Pitti Uomo. La fiera, tornata fortemente in presenza dopo quattro edizioni con un format “sbilanciato”, causa Covid, verso il digitale, è stata un simbolo di ripartenza e fiducia post pandemia, come è accaduto in febbraio con la settimana della moda donna di Milano, durante la quale è poi purtroppo arrivata la notizia dell’invasione, il 25 febbraio, dell’Ucraina da parte della Russia.

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Retex.Green rappresenta al meglio la visione di medio e lungo termine della transizione ecologica che il tessile-moda-accessorio (Tma) è riuscito a darsi in tutte le sue componenti e grazie alla collaborazione tra le associazioni. Il percorso verso un modello economico più sostenibile, che significa anche meno lineare, come è stato finora, e più circolare, rischia di essere una delle vittime del “doppio cigno nero” (pandemia e guerra), che ha fatto irruzione sullo scenario globale. Il progetto Retex.Green però è solido, visionario, potremmo dire, e parte integrante della sostenibilità ambientale alla quale il sistema moda – e gran parte dei consumatori, in particolare tra le generazioni più giovani – aspira. Un progetto che anticipa, per una volta, gli obblighi imposti dall’Unione europea: dal 1° gennaio in Italia è obbligatoria la raccolta differenziata dei rifiuti e scarti tessili – in attuazione del decreto legislativo 116 del 2020 – mentre a livello europeo l’obbligo è previsto entro il 2025.

Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), in Italia il 5,7% dei rifiuti indifferenziati è composto da rifiuti tessili, pari a circa 663mila tonnellate destinate ogni anno a smaltimento in discarica o nell’inceneritore e che potrebbero essere, in grande parte, riutilizzate o riciclate. La media nazionale pro capite di raccolta di rifiuti tessili, sempre secondo Ispra (che fa capo al ministero della Transizione ecologica), è di 2,6 chili per abitante; al nord si raggiunge la quota di 2,88, al centro di 2,95 kg, quantità che si abbassa a due chili al sud.

L’obiettivo principale di Retex.Green è la gestione ottimizzata dei rifiuti provenienti dal mondo moda: non si tratta solo di anticipare le ulteriori decisioni normative sul tema del riciclo di prodotti della moda che arriveranno in Italia e da Bruxelles; il consorzio vuole essere un concreto strumento per tutti i segmenti della filiera del Tma. L’iniziativa era stata già anticipata, nelle linee generali, nel novembre 2021 dal presidente Smi, Sergio Tamborini, in occasione di un’audizione della commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Tamborini è anche ceo di Ratti Group, eccellenza tessile, che da anni presenta un bilancio di sostenibilità ambientale e sociale che certifica l’impegno “ante litteram” dell’azienda sui vari filoni dell’attenzione all’ambiente e alle persone.

Soci fondatori e promotori di Retex.Green sono Smi e Fondazione del tessile Italiano, ispirati dal concetto di Epr, acronimo di Extended producer responsibility, un regime già introdotto in altri Paesi per legge e che potrebbe essere presto normato anche in Italia. Il primo passo, ha spiegato Tamborini a Firenze, è la creazione di un network estremamente qualificato di fornitori, che si occuperanno di tutte le fasi connesse alla raccolta, selezione e cernita, avvio al riutilizzo, riciclo e valorizzazione dei rifiuti provenienti dai prodotti del tessile, dell’abbigliamento, delle calzature e della pelletteria. «Il team di partner operativi sarà controllato da un “general contractor per il waste management” – ha sottolineato il presidente di Smi – che avrà il compito di selezionare e controllare i migliori operatori».

Nel position paper che Sistema moda Italia aveva indirizzato al ministero della Transizione ecologica a novembre dello scorso anno si faceva riferimento anche alle risorse del Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza legato alla pandemia. Oggi sappiamo che, a causa delle conseguenze della crisi geopolitica e quindi economica mondiale innescata dalla guerra in Ucraina, il Pnrr potrebbe essere rivisto, ma per Smi, conclude Sergio Tamborini, resta fondamentale che, come deciso inizialmente, «parte delle risorse del piano vengano indirizzate all’avvio dei sistemi Epr-Recycling Hubs, costituiti da produttori lungimiranti, attraverso contratti di programma che implementino, in modo orizzontale, l’ampliamento della rete di raccolta e la diversificazione delle soluzioni di gestione dei rifiuti».

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