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Rifkin critica il Pnrr: «Solo progetti pilota. Non c’è un grande piano di infrastrutture»

L’economista americano suggerisce all’Italia una road map costruita per le singole Regioni con l’aiuto di università, aziende, sindacati e comunità finanziaria

di Vitaliano D'Angerio

Jeremy Rifkin (Afp)

2' di lettura

«Vedo soltanto dei piccoli progetti pilota. È troppo poco e forse troppo tardi. Spero che i giovani italiani lo capiscano. In altri Paesi ci sono già dei piani. C’è bisogno subito di una road map per ciascuna Regione italiana, costruita assieme alle università, alle aziende, ai sindacati e alla comunità finanziaria, in particolare gli investitori previdenziali. È un progetto che si può fare in otto mesi ma bisogna cominciare domani se vogliamo realizzare il Green Deal in Italia. I soldi ci sono, avete 200 miliardi di euro oltre al talento e alla tecnologia».

A parlare è l’economista americano Jeremy Rifkin, esperto di tematiche ambientali, che ha criticato il Pnrr italiano perché, a suo avviso non prevede grandi progetti infrastrutturali per raggiungere gli obiettivi chiesti dall’Europa. La critica arriva nel corso dell’evento organizzato da Axa IM dal titolo “Terza rivoluzione industriale: a che punto siamo?”, organizzato nell’ambito della manifestazione del Salone del Risparmio.

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Il ruolo dell’Italia e delle grandi potenze

«Qualcuno mi può descrivere per l’Italia un progetto di infrastrutture su larga scala per poter far progredire il Green Deal e l’Europa digitale? – ha chiesto Rifkin, collegato in remoto, alla platea –. C’è qualcuno che può indicarlo? Un progetto dove può investire un fondo pensione. Si è parlato tanto nel corso della mattinata di problemi ma le soluzioni? In Italia ancora non è partito un grosso piano infrastrutturale nella rete, nell’elettricità o nell’internet delle cose».

In sala viene fatto notare che anche il grande piano sul climate change del presidente Biden è stato ridimensionato. C’è un pacchetto da 550 miliardi di dollari che è rimasto in ostaggio per mesi del voto di un singolo senatore.

«Penso che la Commissione Ue abbia presente il suo obiettivo – evidenzia l’economista di Denver –. La Cina si sta muovendo sulla transizione. Gli Usa si stanno muovendo anche a livello regionale: il grosso dell’eolico e del solare è negli Stati con maggioranza repubblicana. A mio avviso riusciamo a portare le tre superpotenze sulla grande transizione verde. Le opportunità ci sono».

E sul nostro Paese ribadisce: «L’Italia come farà a spendere i soldi? Li dovete utilizzare entro il 2026. Siamo nel 2022, è adesso che dovete farlo. La Commissione Ue ha preso una scommessa con voi: vediamo se l’Italia diventerà leader in questo ambito».

La road map e il cambiamento climatico

«Bisogna dunque già domani elaborare in Italia una road map – aggiunge Rifkin – in cui anche la comunità finanziaria giochi un ruolo importante e in particolare i fondi pensione, che sono disperati perché non hanno progetti di medio lungo termine su cui investire».

L’economista, 77 anni, inoltre è molto critico rispetto alle vecchie generazioni: «I giovani hanno capito che le vecchie generazioni non sentono l’urgenza del climate change».

Ma in alcuni Paesi europei, è stata già realizzata la road map per fronteggiare il riscaldamento globale. «Lo abbiamo già fatto in Francia – ricorda Rifkin, che ha collaborato con diverse istituzioni transalpine – con 3mila aziende. Sono stati elaborati 1.200 progetti e assunti migliaia di lavoratori. Se lo possono fare in Francia perché non in Italia? Se l’Italia non sfrutta questo momento adesso, quando lo farà mai?».

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