SPECIALE PITTI UOMO

Riflessione sartoriale sull’eleganza «grunge»

di Angelo Flaccavento


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Valentino a Berluti tra le aziende nel curriculum di Camillo. (©Sara Imloul)

2' di lettura

«Il mio non è un progetto di marketing. Non aggredisco il mercato dopo uno studio fatto a tavolino. Racconto con i vestiti storie che mi piacciono» dice Aldo Maria Camillo, che nella cornice di Pitti Italics esordisce con la linea che porta il suo nome, tutto attaccato, Aldomariacamillo. Ci vuole una buona dose di coraggio per avventurarsi da solisti nelle lande insidiose della moda, laddove al professionismo si preferisce da ultimo la popolarità virtuale; laddove la ricerca sul prodotto è sempre più rara e il banale viene spacciato per sorprendente.

Coraggio che a Camillo non manca, insieme alla professionalità di chi sa che l’innovazione parte da come si fanno le cose, non dalle strategie per comunicarle. Il suo però non è un atteggiamento di sfida alle logiche che dominano il sistema. Semplicemente, Camillo, che è coriaceo quanto gentile, lavora sugli oggetti per promuovere una idea personale - cangiante invece che monolitica - di quel che può essere oggi l’eleganza maschile. Esatto, eleganza: termine così poco in auge da suonare rivoluzionario, soprattutto se interpretato rifuggendo da schemi e cliché logori e affettati.

Di eleganza Aldo Maria Camillo ne ha molta: la esprime nei modi garbati e in uno stile essenziale ma vibrante, nel quale quel che appare lineare, certosino, rivela a sorpresa la grana viva della materia, un dettaglio che scardina gli equilibri. Che da ragazzo Aldo rubasse le giacche sartoriali dal padre per mescolarle al vintage militare e andare ai concerti punk dei Nofx suona come la perfetta descrizione di uno stile che negli anni è maturato in un disegno adulto, mantenendo viva, sotto sotto, una fiammella underground. Di eleganza Aldo Maria Camillo ne ha già creata molta: romano, classe 1975, dopo gli studi all’Accademia di moda e costume ha lavorato da Zegna, Valentino, Cerruti e Berluti, dimostrando la capacità di interpretare la tradizione sartoriale senza ortodossie.

È stato nel corso di queste esperienze che Camillo ha stretto forti legami con le aziende fornitrici (tessutai, façonisti): un rapporto fatto di mestiere, che riverbera sul progetto aldomariacamillo. «Ho incontrato fiducia e supporto da parte di tutti: un entusiasmo che mi ha convinto a intraprendere questa avventura, fornendomi gli strumenti per farlo. All’inizio pensavo di creare una piccola capsule, ma dopo l’invito di Pitti tutto è accaduto a cascata, e alla fine ho una collezione completa, e una sfilata» conclude, annunciando una riflessione sartoriale sul grunge. Le premesse per una storia italiana di successo ci sono.

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