ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLe sfilate di Parigi/5

Riflessioni sulla materia: preziosa per Hermès, scultorea per Loewe

Attenzione anche per i nuovi talenti, dalla convincente Marine Serre all’autenticità di White Mountaineering al più confuso ma molto celebrato Kidsuper

di Angelo Flaccavento

Hermès AI 23-24

3' di lettura

Ridurre per massimizzare senso ed emozioni: un gesto di potenza doppia, oggi che al senso quasi sempre si rinuncia e si mette insieme non tutto ma di tutto per impressionare, non certo per emozionare.

Da Loewe, Jonathan Anderson resetta completamente in quello che appare un nuovo inizio, molto vicino al suo inizio effettivo di direttore creativo della maison iberica, quasi nove anni fa: riduce i colori a una manciata di neutri e neri con tocchi rossi e cerulei per concentrarsi su forma e materia, e come questi reagiscono alla luce. È uno statement concentrato e potente, sottolineato dalla nudità elementare del corpo, sempre palpabile e presente, visto che sotto cappotti e camicie abbottonate sulla schiena ci va solo l'intimo, ossia boxer di raso e longjohn a costine. Anderson dialoga con l'arte protorinascimentale, e con l'artista contemporaneo Julien Nguyen, che si ispira ai grandi maestri carpendone non solo l'iconografia ieratica e sospesa ma anche i supporti, ossia rame, velluto e pergamena.

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È uno scambio insieme ricco e sottile, che produce una giacca di rame e ali d'angelo attaccate alla schiena, ma anche incredibili cappotti di feltro modellati da un cappellaio. L'esplorazione della materia è estensiva e autenticamente progressiva: plasmate a mano, pelle, carta, camoscio e seta diventano forma per il solo potere metamorfico della creazione. Il messaggio è chiaro, e di una modernità assoluta: la tradizione è rilevante, a patto di usarla in modo non tradizionale.

La materia è sempre preziosa, morbida, lussuosa da Hermès: un assioma che non cambia, perché non deve. Quel che cambia a questo giro, invece, è l'uomo raffigurato dal direttore artistico Veronique Nichanian: pur sempre gentile, appare più teso, veloce, e così il guardaroba che lo veste, attraversato da linee grafiche, carico di uno spirito vagamente marziale e certamente metropolitano. La visione è rotonda, compiuta, convincente.

Sono flaneur piedi di poesia e di concretezza l'uomo e la donna di Kolor, e portano abiti concepiti come collage geometrici di forme e di funzioni. Da Casablanca un esercizio sostanzialmente retrò di tailoring smilzo e pattern ritmici è servito al pubblico, con non poco cinismo, come un messaggio di pace: l'omaggio alla gioventù siriana e le giachce striminzite con i pantaloni a zampa poco si parlano, e lo storytelling vira in impostura.

È autentico, ma stucchevole e calligrafico, il racconto familiare di Emilie Bode: ricami da lenzuola della nonna, velluti, frange da pioniere e via romanticizzando l'immaginario americano attraversi una lente eccentrica ma datata. L'autenticità di White Mountaineering nasce dalla performance, ed è pensata per i climi estremi, con inventiva e sensibilità.

Si afferma intanto a Parigi una nuova guardia di creatori, con stuoli di follower. Del gruppo Marine Serre è ormai una veterana. Ha creato una estetica, tribale e voluttuosa, con una radice di responsabilità ambientale, ma sarebbe interessante vederla fiorire oltre gli omaggi ovvi e facili a Gaultier e i furti indegni a Xuli Bet. Gli occhi di tutti questa stagione sono su Colm Dillane, alias Kidsuper, cooptato come co-designer per l'ultimo show di Vuitton e per questo catapultato al centro della scena. Dillane appartiene alla classe dei creativi caotici e con poco metodo, ma pieni di energia e ingenuità, sempre in debito verso maestri dell'ingenuità con metodo come Jean Charles de Castelbajac. Al posto di una sfilata organizza un comedy show: divertente e confusionario, la prova che la moda al momento è entertainment e basta più, perché i vestiti del ragazzo paiono brutti scherzi fatti nella cucina di casa, ma la folla è in delirio.

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