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Riflettori su Argo, Cassiopea e Panda: i bacini di gas siciliani

La mappa che cambia

di Vera Viola

3' di lettura

Il Canale di Sicilia è l’area del Mezzogio in cui potrebbe essere estratto gas.

Il decreto Aiuti quater rende libera le estrazioni di gas da giacimenti in tutta Italia alla distanza superiore di 9 miglia dalla costa (16,6 chilometri), invece delle 12 miglia (22,2 chilometri) che costituiscono il limite delle acque territoriali e del divieto alle perforazioni finora vigente. Ciò al Sud significa riaprire alle grandi riserve del Canale di Sicilia come le aree Argo e Cassiopea, ma anche il giacimento Panda che potrebbe dare 1,7 miliardi di metri cubi.Nei bacini denominati Argo e Cassiopea Eni con EniMed ed Energean (ex Edison) hanno fatto ricerche negli anni passati e hanno ottenuto le autorizzazioni ad estrarre. Ma poi tutto si è fermato. Oggi le società energetiche – che avendo ottenuto i permessi di ricerca hanno potuto verificare che ci sono anche altre risorse consistenti a oltre 12miglia dalla costa nel campo definito Panda – a quanto sembra, sarebbero interessate a riprendere i lavori su tutta l’area. Le nuove norme consentono ciò poichè puntano all’incremento della produzione nazionale.

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Via dunque a nuove concessioni in zone comprese tra le 9 e 12 miglia (anche qui solo per i giacimenti con potenziale sopra i 500 milioni di metri cubi). Con il risultato che si potranno ampliare le attività esistenti su permessi in essere.

Le recenti norme (decreto Aiuti quater) che prevedono deroghe al Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile) rispondono alla emergenza generata dalla guerra in Ucraina e alla necessità di rendere l’Italia almeno in parte autonoma dal gas russo. Pertanto puntano a offrire fino a 2 miliardi di metri cubi l’anno di gas di produzione nazionale alle aziende gasivore a prezzi calmierati.

A questo scopo il governo è intenzionato ad aprire uno spiraglio, ancorché minimo, sopratutto alle estrazioni nell’Alto Adriatico, interdetto da 30 anni, consentendo agli operatori di muoversi in una piccolissima porzione - che corrisponde all’estremità più a sud (tra il 45° parallelo e il parallelo passante per la foce del ramo di Goro del fiume Po) -, oltre le 9 miglia dalla costa e per giacimenti con un potenziale sopra i 500 milioni di metri cubi. Mentre continua a restare vietata l’area di fronte a Venezia. Il tutto a condizione che i titolari delle concessioni presentino analisi e monitoraggi puntuali che escludano il rischio di sprofondamento del suolo.

Secondo la strategia del Governo Meloni, inoltre, per quanto riguarda il Mezzogiorno, potrebbe essere riattivata la coltivazione nelle acque antistanti Brindisi. Nelle settimane scorse, poi, si è diffusa la notizia che si volesse far partire perforazioni anche nel mare Tirreno nelle acque dei golfi di Napoli, di Salerno, per la durata di vita utile del giacimento e solo a patto che si dimostri l’assenza di rischi per il territorio. Notizia che ha allarmato cittadini e amministratori locali timorosi di un possibile inquinamento proprio nei pressi delle più prestigiose località turistiche e paradisi ambientali di Capri e delle costiere sorrentina e amalfitana. Ipotesi che si ritiene non sia realizzabile . In questa aree insiste un vincolo da oltre 60 anni che difficilmente potrà essere rimosso. La presenza di vulcani, la prossimità di aree sismiche, impediscono le ricerche e le estrazioni. Ma, pur in assenza di esplorazioni, gli esperti ritengono che il Tirreno non custodisca risorse g di gas naturale interessanti. Nel mare antistante le coste della Campania alcuni anni orsono si era pensato di poter produrre energia geotermica, sfruttando proprio la natura vulcanica del sottosuolo. Ma anche questo piano non fu attuato. Alcune ricerche sono state effettuate, nel Tirreno, a nord della Sardegna, ma anche qui non hanno portato a scoperte interessanti.

Il decreto Aiuti quater, in materia di “Misure per l’incrementodella produzione di gas naturale”, all'articolo 4, introduce una importante novità rispetto al Pitesai (Piano per la transizione energetica sostenibile), varato dal ministro Roberto Cingolani del Governo Draghi e oggi consulente del Governo Meloni.

Se finora infatti a bloccare un progetto di trivellazione poteva bastare, non solo un vincolo codificato in una norma, ma anche una procedura appena avviata di tutela di un'area, con il decreto in discussione ciò non sarà più possibile. Potranno fermnare le trivelle solo vincoli ambientali, sismici o altro ma che siano codificati in norme vigenti.

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