sì anche al riassetto dell’odg

Riforma editoria, Cdm vara Dlgs su contributi a quotidiani e periodici

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2' di lettura

Cambia il quadro degli aiuti statali al settore dell'editoria. Tra le misure varate oggi dal Consiglio dei ministri c'è infatti il via libera ad un pacchetto di due decreti legislativi di attuazione della legge 198/2016, la cosiddetta riforma dell'editoria. I due provvedimenti riguardano la ridefinizione della disciplina dei contributi diretti alle imprese editrici di quotidiani e periodici e la revisione della composizione e delle competenze del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti.

Cambia la disciplina dei contributi a quotidiani e periodici
Il primo decreto, che ricalca il testo approvato nel marzo scorso e sottoposto al parere delle Commissioni, prevede - informa una nota di Palazzo Chigi - «la ridefinizione della disciplina dei contributi a quotidiani e periodici, misure per gli investimenti delle imprese editrici, l'innovazione del sistema distributivo e il finanziamento di progetti innovativi, di processi di ristrutturazione e di riorganizzazione». Le risorse, spiega Palazzo Chigi, sono reperite nell'ambito di quelle assegnate alla Presidenza del Consiglio a valere sul Fondo unico per il pluralismo e l'innovazione dell'informazione, costituito con la legge di stabilità 2016.

Le imprese editoriali ammesse al sostegno
Nel merito, il Dlgs individua le categorie delle imprese editoriali legittimate a chiedere il sostegno pubblico, i requisiti di accesso al contributo e i criteri che determinano l'ammontare del sostegno, oltre al procedimento di liquidazione dei contributi. In sintesi, possono essere destinatarie dei contributi all'editoria le imprese editrici costituite nella forma di cooperative giornalistiche che editano quotidiani e periodici o imprese il cui capitale è detenuto in misura maggioritaria da cooperative, fondazioni o enti senza fini di lucro. Ammesse anche le imprese editoriali controllate da enti senza fini di lucro o espressione di minoranze linguistiche, categorie svantaggiate, e associazioni dei consumatori. Sì anche alle imprese editrici di quotidiani e periodici italiani editi e diffusi all'estero.

Esclusione espressa per le imprese editoriali quotate
Sono invece espressamente escluse le imprese editoriali quotate in Borsa, le imprese editrici di organi d'informazione dei partiti, dei movimenti politici e sindacali, nonché le pubblicazioni specialistiche. I requisiti di accesso fissati dal Dlgs sono resi più rigorosi rispetto al passato, richiedendo fra l'altro che l'edizione cartacea sia necessariamente affiancata da quella digitale, e prevedendo obblighi, in capo ai richiedenti, quanto all'applicazione dei contratti di lavoro.

Meno componenti per l’Odg
Il secondo provvedimento - prosegue la nota - «razionalizza la composizione e le attribuzioni del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, non solo in un'ottica di riduzione dei costi ma anche allo scopo di accrescerne l'efficienza, l'autorevolezza e il rilievo». In pratica, al Consiglio spetterano in particolare la promozione, il coordinamento e l'autorizzazione dell'attività di formazione professionale continua svolta dagli Ordini regionali, in modo da «assicurare criteri uniformi e livelli qualitativi omogenei su tutto il territorio nazionale». Il Dlgs provvede anche a ridurre in maniera drastica il numero massimo dei componenti del Consiglio nazionale, che passa da 156 a 60, di cui due terzi giornalisti professionisti e un terzo pubblicisti «purché titolari di una posizione previdenziale attiva presso l'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti.

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