Le posizioni dei partiti

Riforma fiscale: il governo cerca il mix tra aliquote, detrazioni e Iva. Resta il nodo coperture

Nel governo il confronto è iniziato in modo costruttivo, ma bisogna comporre ricette diverse. Si lavora per adottare il modello tedesco. Sul tavolo il sistema con alto numero di scaglioni proposto da Leu ma gradito anche dal Pd

di Marco Mobili e Gianni Trovati


Taglio del cuneo strutturale, nel 2021 fino a 1.200 euro

4' di lettura

Sui principi generali della riforma fiscale l’intesa fra le diverse proposte elaborate dai partiti della maggioranza sembra facile. Sulla carta. Perché su tutto il cantiere del nuovo fisco pesano due incognite: la traduzione operativa delle linee d’indirizzo, perché il fisco è complicato nei dettagli più che nelle grandi idee di fondo, e le coperture per dare gambe reali ai progetti senza far saltare i conti pubblici. Che per il prossimo anno già scontano 20 miliardi di clausole Iva, e un aggiustamento strutturale da concordare con la Commissione europea mentre i progetti di riforma del Patto di stabilità restano per ora, ben che vada, una prospettiva a medio-lungo termine.

A fissare le linee d’indirizzo era stato nelle scorse settimane il ministro dell’Economia, quando aveva indicato come obiettivi della riforma l’equità, la semplificazione delle regole e la riduzione del carico fiscale sui ceti medio-bassi insieme a un’impostazione più “verde” del sistema fiscale con un meccanismo di incentivi-disincentivi per premiare comportamenti e produzioni più sostenibili.

Obiettivo semplificazione, ma le strade sono diverse
E sulla semplificazione si sono esercitati i tecnici dei partiti nella costruzione delle loro proposte che rappresenteranno la base di partenza del confronto in vista della delega di aprile. Ma imboccando strade spesso divergenti.

Le aliquote, prima di tutto, sono il tradizionale terreno d’esercizio per chi vuole riformare le tasse sui redditi. Il Movimento 5 Stelle ne aveva studiate tre: 23% per i redditi da 10mila a 28mila, 37% da 28mila a 100mila euro e 42% oltre i 100mila. Attenzione, però, perché i redditi da considerare sarebbero quelli del nucleo familiare, da calcolare in base a un coefficiente che cambia con il numero dei componenti. Tre aliquote sono anche nella mente di Italia Viva, che però si oppone all’idea del coefficiente familiare perché la considera rischiosa sul piano dei possibili disincentivi alla partecipazione al lavoro da parte del coniuge più “debole”. Cioè tipicamente della moglie, in un Paese che già oggi è agli ultimi posti in Europa per il tasso di partecipazione femminile al lavoro e lontanissimo dalla parità di genere nelle retribuzioni. Obiezioni analoghe arrivano da

Leu, che non sembra entusiasta nemmeno di un dibattito concentrato sulla riduzione del numero delle aliquote. Il focus, in questo caso, è concentrato sul tema della progressività, che potrebbe essere costruita seguendo il modello tedesco dell’incremento continuo dell’aliquota all’aumentare del reddito.

Modello tedesco che trova orecchie attente anche nel Pd, dove però al momento si è scelto di non definire una proposta puntuale “di partito” sul tema. Anche perché mai come su questo terreno la sovrapposizione tra il ruolo politico dei Dem e quello operativo del ministero dell’Economia è totale. Ed è Gualtieri a guidare le danze. Danze al momento prudentissime, proprio per evitare rotture.

Il “confine” a quota 28.000
Può essere più utile allora cercare le tracce di una possibile strategia già disseminate negli interventi di queste settimane sul cuneo fiscale. Che fissa nei fatti un confine a 28mila euro, livello di reddito in cui scompare l’estensione del bonus Renzi per lasciare spazio alla detrazione che scende all’aumentare del reddito. Ma 28mila euro è una cifra importante anche per l’Irpef attuale, perché da quel livello di reddito parte l’aliquota del 38%, cioè 11 punti sopra a quanto viene chiesto ai redditi più bassi. Si crea così uno scalone che colpisce proprio la zona più densa di contribuenti nella piramide dei redditi italiani, e che crea dunque un disincentivo alla produzione di reddito ulteriore. Problema ben chiaro ai tecnici, che stanno studiando i modi possibili per limare il salto di aliquota e cancellare un «eccesso di progressività» sui redditi medi al centro delle critiche di tutti i tecnici.

Il problema delle coperture
Ma i sogni dei tecnici sono destinati a rimanere tali se non si trovano i soldi per tradurli in norme. E su questo terreno diventa ancora più chiara la distanza fra gli accordi teorici sulle linee guida e quelli reali, decisamente più complicati, sugli interventi concreti. Perché tutti sono d’accordo sul taglio alle tax expenditures, cioè detrazioni, deduzioni, aliquote agevolate e crediti d’imposta, per finanziare l’abbassamento delle aliquote generali. Ma finora tutti i progetti sono rimasti confinati nella carta dei rapporti annuali, negli ultimi anni allegati alla NaDef. E molti, da Italia Viva a Leu, hanno aperto alla possibilità di ripensare le aliquote Iva per spostare la tassazione dai redditi ai consumi, come suggerito anche da Ocse e Fondo monetario internazionale. Ma proprio sull’Iva si è consumata a ottobre la prima battaglia all’interno della maggioranza di governo, che ha costretto a una rapida marcia indietro lo stesso ministro dell’Economia. Ed è complicato immaginare che un nuovo tentativo incontri meno ostacoli del precedente.

Per approfondire:
Dossier: la riforma del Fisco
Fisco verso il modello tedesco: ecco come potrebbe cambiare l'Irpef
Via al tavolo sull'Irpef, Baretta: taglio tasse per partite Iva e pensionati in manovra

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