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Riforma fiscale, la vera svolta può arrivare con la delega

Molti i fronti aperti. Alcuni cruciali, sicuramente ben più della rimodulazione delle aliquote: da un lato, la razionalizzazione e la riduzione delle spese fiscali; dall’altro, l’erosione del reddito imponibile e dell’imposta. In realtà, c’è anche un terzo fronte: il riordino della tassazione del risparmio

di Salvatore Padula

(lucadp - stock.adobe.com)

3' di lettura

La rimodulazione di aliquote, scaglioni e detrazioni Irpef comincia anche a dare forma alle suggestioni tracciate nel Disegno di legge delega della riforma fiscale. In effetti, quello in arrivo con la legge di Bilancio 2022, è solo il primo assaggio di un menu più ambizioso per ridefinire l’architrave di tassazione dei redditi personali. Obiettivo tutt’altro che semplice, anche per le incognite che da qui ai prossimi due-tre mesi via via si presenteranno. Una su tutte, ancorché non unica: quanto durerà la legislatura?. Questo obiettivo – senza cedere a inutili illusioni – dovrà anche fare i conti con la volontà e disponibilità dei partiti di maggioranza a trovare compromessi accettabili per un progetto comune.

Per ora, ci si può limitare a osservare se l’Irpef a quattro aliquote disegnata dalla legge di Bilancio soddisfi o meno alcuni principi indicati nella delega: rispetto della progressività e riduzione del carico fiscale insieme a una diminuzione graduale delle aliquote medie effettive.

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Tutti i contribuenti avranno nel 2022 un risparmio di imposta. La scelta, però, è stata quella di premiare in modo più significativo le fasce di reddito medio-alte, tra 30 e 50mila euro. Ovviamente, tutto è relativo: nel mondo reale, un reddito da 50mila euro non è un “reddito alto” ma lo è per le nostre statistiche fiscali, considerato che solo un contribuente su 18 dichiara redditi più elevati.

Tra progressività e detrazioni

La progressività, stando almeno alle prime simulazioni, viene migliorata eliminando, o riducendo, alcuni bruschi salti di aliquota media, specie nel passaggio dal 27 al 38%. Inoltre, gli sbalzi anomali delle aliquote marginali effettive sembrano essere evitati, anche grazie al fatto che il bonus di 100 euro Renzi-Gualtieri verrà assorbito nella detrazione a scalare per lavoro dipendente, elevata fino a un massimo di 3.100 euro, rispetto ai 1.840 attuali (va aggiunto che per i redditi fino a 15mila euro verrà di fatto mantenuto il “vecchio” bonus).

Bisognerà anche capire bene l’effetto della soppressione delle detrazioni per i figli – da marzo saranno inglobate nel nuovo assegno unico – che in molti casi porterà benefici, ma è un passaggio che richiede attenzione perché le famiglie si dovranno attivare per ottenere l’Isee e presentare la domanda all'Inps.

Intanto, la riforma più complessiva dell’Irpef, affidata alla delega fiscale, ha iniziato il suo iter in Commissione Finanze, alla Camera. Un iter che non si annuncia né breve, né semplice, viste anche le criticità messe in luce dall’Upb, l’Ufficio parlamentare di Bilancio, al quale la Camera aveva chiesto una valutazione.

Molti i fronti aperti. Alcuni cruciali, sicuramente ben più della rimodulazione delle aliquote: da un lato, la razionalizzazione e la riduzione delle spese fiscali; dall’altro, l’erosione del reddito imponibile e dell’imposta. In realtà, c’è anche un terzo fronte: il riordino della tassazione del risparmio.

Il groviglio tax expenditures...

Sul primo aspetto, le tax expenditures, conosciamo bene le difficoltà da superare, sia per razionalizzare l’esistente sia per convincere la politica che la logica dei bonus a pioggia è ormai incompatibile con il disegno di riforma che il Parlamento si appresta a condividere, e ha già condiviso, approvando il documento conclusivo dei lavori della commissione bicamerale per la riforma fiscale, le cui indicazioni sono in parte confluite nel Ddl di riforma.

...e i rebus del modello duale

Il secondo aspetto, erosione di imponibili e imposta, è un tema legato alla scelta, fatta nel Ddl di riforma, di spostare il sistema di prelievo verso un modello di tassazione duale dei redditi delle persone fisiche, ovvero con applicazione di una medesima aliquota proporzionale sui redditi derivanti dall’impiego di capitale - sia nel mercato finanziario, sia in quello immobiliare, sia nelle attività di impresa e lavoro autonomo soggette a Irpef - e con imposta progressiva sugli altri redditi.

Non sarà una passeggiata. Si dovrà individuare l’aliquota proporzionale da utilizzare, e anche su questo punto la delega non brilla per chiarezza: quella dell’Irpef del 23%? o quella attuale sul risparmio del 26%?

E si dovrà decidere che destino assegnare ai regimi di tassazione che non rispondono ai principi del modello duale, tra cui la flat tax al 15-5% delle piccole partite Iva e l’esenzione del reddito agrario.

Per tacere dei regimi agevolati sui redditi di capitale, tra cui quello sugli affitti, con la cedolare secca, oppure quello sui rendimenti di BoT e CcT tassati al 12,5% e – suggerisce l’Upb – persino dell’esenzione prevista per il reddito dell’abitazione principale.

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