Verso la legge delega

Fisco: intesa su taglio Irpef e addio all’Irap. La flat tax sulle partite Iva divide i partiti

Dopo 4 mesi di audizioni su riforme Irpef e sistema tributario, le due anime della maggioranza non hanno trovato un punto d’incontro sui punti più politicizzati

di Andrea Carli

Gdf: scoperti 3.546 evasori totali e 5.868 furbetti del reddito di cittadinanza

3' di lettura

Il cronometro è partito. Entro giugno, ovvero tra nemmeno una settimana, le commissioni Finanze di Camera e Senato devono dare il via libera a un documento unitario che delinea la riforma fiscale. Sarà un atto di indirizzo. Su quella base, secondo il cronoprogramma delineato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza concordato con la Commissione europea, il governo Draghi dovra approvare una legge delega, che ridisegnerà il sistema fiscale italiano. La scadenza per l’approvazione della legge delega è il31 luglio.

I nodi patrimoniale e flat tax

Allo stato attuale però il confronto all’interno della maggioranza registra una fase di stallo. A frenare il raggiungimento di un’intesa sono due soluzioni “bandiera”: patrimoniale, con annessa tassa di successione; e flat tax per le partite Iva. Al contrario, si registra un’ampia convergenza sull’abbassamento delle tasse sul terzo scaglione dell’Irpef con una revisione del meccanismo delle aliquote che gravano sui redditi del ceto medio dipendente.

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La bozza del documento di 21 pagine prevede due soluzioni chiave: una riduzione dell'Irpef per i 7 milioni di contribuenti che popolano la terza fascia di reddito. E un’aliquota delle rendite finanziarie allineata alla prima aliquota Irpef, che oggi è al 23% cioè 3 punti sotto a quello che ora il fisco chiede ai capital gain. Sul fronte della lotta all’evasione, la proposta va nella direzione di un nuovo patto fiscale tra Stato e cittadini, anche sulla base di un meccanismo che premia chi le tasse le paga.

Alle spalle 4 mesi di audizioni

Dopo 4 mesi di audizioni sulla riforma dell’Irpef (sono state più di una sessantina) e del sistema tributario, le due anime della maggioranza non hanno trovato ancora un punto d’incontro sui punti più politicizzati. Nella bozza del documento conclusivo, ai punti «Regime Forfettario» e «Riordino della Tassazione Patrimoniale a parità di gettito» balza agli occhi, sottolineata, la dicitura «Nodo politico da sciogliere». Nient’altro.

Intesa da raggiungere in tempi stretti

Serve una sintesi politica. E serve in tempi strettissimi. Si vedrà dunque se in questa manciata di giorni la trattativa tra le forze politiche porterà a un accordo. Nei 2 titoli rientrano il regime di flat tax per le partite Iva, le cedolari per le locazioni, l’Imu, la tassa di successione e un’eventuale patrimoniale senza omettere un’intervento sul catasto. Tutti temi sensibili sui quali è probabile che nessuna delle due parti vorrà cedere anche se tutti si dichiarano impegnati a “cercare un punto di incontro”.

Cosa potrebbe accadere se non dovesse esserci un accordo

In mancanza in un’intesa politica però, secondo Alberto Gusmeroli, vicepresidente della Commissione Finanze della Lega, il Governo potrebbe non procedere. «Draghi è stato chiaro, mi sembra - ha affermato - il Governo andrà avanti a condizione che ci sia l’accordo politico e comunque sulle parti della riforma sulle quali l’accordo politico c’è». Le parti sulle quali l’accordo c’è sono parte non da poco e in linea con le richieste del Recovery.

Irpef, abbassamento dell’aliquota media effettiva

Punto principale su cui si delinea una convergenza una revisione delle aliquote dell’Irpef che porti a una riduzione della tassazione sui redditi Irpef da lavoro, in particolare sul terzo, e più tartassato, scaglione (28.000-55.000 euro). Al momento, non c’è ancora una linea comune su come si interverrà tecnicamente sulle aliquote (sistema tedesco con aliquota continua oppure intervenendo su scaglioni, aliquote e detrazioni), in ogni caso il beneficio del bonus Renzi verrà assorbito dall’aliquota.

Irap, imposta da superare

Accordo raggiunto anche sul superamento dell’Irap che grava sulle imprese e che - raccomandano le Commissioni - dovrebbe essere riassorbita nei tributi attualmente già esistenti il tutto nell’ottica di una maggiore semplificazione. Le Commissioni sono anche concordi nel rivedere la disciplina delle aliquote Iva «con una semplificazione e una possibile riduzione dell’”aliquota ordinaria» oggi al 22% attraverso un specifica «delega al Governo» che quindi potrebbe valutare la possibilità di reintrodurre un’aliquota più alta per i beni di lusso.

Le perplessità dei sindacati

I punti emersi dalle Camere non convincono però i sindacati. Cgil, Cisl e Uil parlano di una riforma che al momento non sembra portare a un fisco più equo e più giusto e chiedono di essere ascoltati in un confronto anche su questo tema.

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