LO STALLO 

Riforma giustizia, Flat tax, autonomia e Tav: i no M5S che non piacciono alla Lega

Il testo del Guardasigilli Bonafede mercoledì in Consiglio dei ministri. Il nodo del taglio delle tasse, i “troppi no” che Salvini imputa ai pentastellati, potrebbe fornire al leghista il casus belli per far saltare l’accordo di governo con i Cinque Stelle

di An.C.


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Da sinistra a destra, Luigi Di Maio e Matteo Salvini (foto Ansa)

3' di lettura

L’ultimo caso in cui la Lega ha espresso disagio per quella che ormai considera l’abitudine dei Cinque Stelle di dire no riguarda la riforma della giustizia. Il disegno di legge targato M5S ha passato il vaglio del preconsiglio, la riunione che ha coinvolto i servizi normativi e gli uffici legislativi dei ministeri, ed è atteso domani alle 15 sul tavolo del Consiglio dei ministri.

Mentre il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede preme affinché il testo giunga all’esame del Governo, il leader leghista Matteo Salvini chiede che si apra un supplemento di discussione in quanto il provvedimento non taglia abbastanza i tempi dei processi (secondo il ministro dell’Interno vanno dimezzati), non separa le carriere, non introduce il merito. Le distanze all’interno della maggioranza permangono, e potrebbero portare il Carroccio a bocciare in Cdm il testo.

«Non bastano più le parole, sevono i fatti»
Ma quello sulle nuove regole della giustizia non è il solo “no” M5S messo in evidenza e lamentato dal Carroccio. La chiusura ha interessato altri dossier politicamente sensibili: la Flat tax, cavallo di battaglia del Carroccio, ma anche il futuro della Tav e l’autonomia. «Non bastano più le parole, servono fatti», è la considerazione che attribuiscono al ministro dell’Interno. Un messaggio chiaro alla controparte grillina, alla vigilia della settimana “più calda” dell’estate, la prossima, che registrerà l’arrivo del decreto sicurezza bis al Senato e la discussione della mozione M5s sulla Tav. Lo stallo su dossier delicati caratterizzato da minacce, ultimatum, sfoghi con iscritti e colleghi di partito ha fatto tornare l’allarme rosso sul governo giallo-verde.

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Salvini punta sulla Flat tax, Di Maio sul taglio del cuneo fiscale
L’alleggerimento della pressione fiscale è un tema che va acquisendo un’importanza via via sempre più di primo piano man mano che si avvicina il momento in cui si dovrà individuare il pacchetto di misure in vista della prossima legge di Bilancio. Salvini ha lanciato un ultimatum ai pentastellati e al ministro dell’Economia Tria: «Se salta il governo va a casa». Di Maio ha invece rilanciato sul taglio del cuneo fiscale. Quanto alla richiesta della Lega, «si faccia - ha detto - se trovano i trenta miliardi noi la sosteniamo...». Il nodo del taglio delle tasse, i “troppi no” che Salvini imputa ai pentastellati, potrebbero fornire al leghista il casus belli per far saltare l’accordo di governo con i Cinque Stelle.

Autonomia: la Lega preme, M5S frena
Stesso ref rain con la riforma per l’autonomia differenziata di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. I nodi permangono. Qui la situazione si inverte rispetto alla riforma dellla giustizia: la Lega preme per raggiungere un testo condiviso, M5S frena. Al momento non ci sarebbero stati chiarimenti tra le due forze che hanno contratto il programma, soprattutto sulla questione delle risorse. Il tema potrebbe arrivare domani in consiglio dei ministri, ma al massimo potrebbe arrivare una pre-intesa prima della pausa estiva.

La partita infinita sulla Tav
Il muro contro muro tra i due azionisti di maggioranza dell’esecutivo Conte è anche sulla Tav. Per la Lega «è una cosa fuori dal mondo dire che abbiamo cambiato idea». Il capogruppo alla Camera Molinari considera la mozione M5s «un atto ostile» al premier Conte, una dichiarazione di sfiducia. La mozione, a meno che una rottura non si produca prima, si potrebbe votare il 7 agosto al Senato e, per il M5S, dimostrerà un dato: per far passare il sì alla Tav la Lega ha bisogno dei voti del Pd e di Forza Italia. Un messaggio politicamente non irrilevante.

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