i negoziati sul fondo salva stati

Riforma del Mes: cosa è successo a Bruxelles, cosa ha ottenuto l’Italia

Sulle clausole di azione collettiva c’è un accordo sul contenuto, ma ancora una riserva sulla forma legale da dare a uno dei punti di maggiore discussione

a cura di Beda Romano a Bruxelles e Angela Manganaro a Milano


Che cos'e' e a che serve il Mes

2' di lettura

I negoziati tra i ministri delle Finanze dell’area euro sulla riforma del Mes (Meccanismo europeo di stabilità) sono proseguiti a Bruxelles nella notte tra il 4 e il 5 dicembre.

Secondo le informazioni raccolte a margine della riunione ministeriale, la prima parte della serata è stata dedicata alla chiusura di una serie di aspetti tecnici rimasti aperti nonostante i negoziati diplomatici degli ultimi mesi. I ministri hanno fatto propri alcuni documenti ancillari, da allegare al nuovo trattato e che regolano tra le altre cose la cooperazione tra i diversi enti comunitari.

Sulla firma vera e propria del nuovo trattato vi è stato un rinvio al primo trimestre del 2020, in particolare per via delle difficoltà a chiudere le traduzioni in 24 lingue e dei lunghi iter nazionali (l'Austria e la Francia in particolare hanno bisogno di rispettare tempistiche e procedure particolari).

Le clausole di azione collettiva, questione da definire
La seconda parte della serata è stata dedicata soprattutto alle CACs (le clausole di azione collettiva che definiscono le procedure in caso di ristrutturazione di un debito sovrano dell’area euro, se il Paese chiede aiuto al Mes, ndr) su cui c’è da giugno un accordo sul contenuto, ma una riserva ancora sulla forma legale da dare a questo aspetto: da inserire nell’allegato oppure con una dichiarazione comune a margine?

È bene precisare che non vi è stato negoziato sulle CACs in quanto tale, ma soprattutto sulla lettera che il presidente dell’Eurogruppo, Mário Centeno deve trasmettere al neopresidente del Consiglio europeo, Charles Michel in vista del vertice dei Capi di Stato e di Governo della prossima settimana.

Cosa ha ottenuto l’Italia
L'Italia è riuscita a fare in modo che nella lettera si citi indirettamente la possibilità - sempre prevista dagli accordi tecnici, mai negoziata ieri - di avere discrezionalità al momento dell'eventuale ristrutturazione. Si tratterebbe del potere di ciascun governo di adattare l’operazione allo specifico mercato obbligazionario.

Nei fatti, al momento del voto dei creditori nel caso di ristrutturazione debitoria, si passa da un sistema double limb, doppia maggioranza, a un sistema single limb , maggioranza singola, ma si concede la flessibilità al governo dello Stato membro che ha facoltà di decidere come la ristrutturazione debba in effetti avvenire.

Nella sostanza il negoziato di ieri non ha cambiato l’accordo raggiunto sulle CACs, ma ha riguardato soprattutto il modo in cui esprimere questo aspetto, nel tentativo di venire incontro alle necessità del governo di Giuseppe Conte di presentare al meglio la misura al suo Parlamento, che da alcuni giorni si agita sulle CACs. Gli altri 18 Paesi hanno assecondato questa impostazione.

La maratona notturna si è chiusa dunque con il rinvio della firma del nuovo trattato per una serie di riserve procedurali, tecniche e politiche. Su questo fronte, in particolare, c'è la necessità dell'Italia di ottenere il via libera del suo Parlamento, sia in occasione dell'accettazione politica al vertice della settimana prossima, sia in occasione della firma del nuovo trattato tra gennaio e marzo del 2020.

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