politica agricola europea

Riforma Pac: green, grandi aziende e contratti di lavoro i nodi da sciogliere

I testi votati dagli organi della Ue sono differenti e andranno resi omogenei. raggiunto l'accordo politico tra Parlamento europeo e Consiglio sul bilancio della Ue per il periodo 2021-2027

di Alessio Romeo

Eurocamera vara nuova Pac, verde e vicina ai giovani

I testi votati dagli organi della Ue sono differenti e andranno resi omogenei. raggiunto l'accordo politico tra Parlamento europeo e Consiglio sul bilancio della Ue per il periodo 2021-2027


3' di lettura

Avanti tutta, in ordine sparso. Il compromesso sulla riforma della Politica agricola post 2020 che regola la gestione di circa 400 miliardi di sussidi europei al settore, raggiunto la scorsa settimana dal Consiglio dei ministri Ue è stato seguito dal voto favorevole dell’Europarlamento alle risoluzioni sulla nuova Pac. I testi votati, su cui ora si dovrà cercare l’accordo nell’ambito del cosiddetto trilogo istituzionale Consiglio-Parlamento-Commissione, sono però molto diversi fra loro. Le divergenze riguardano almeno tre punti chiave della riforma: la percentuale minima di aiuti diretti da destinare alle nuove misure ambientali (gli ecoschemi), il plafonamento dei premi per le grandi aziende e la condizionalità sociale.

La misura del vincolo

Il primo aspetto è quello più evidente, con il testo del Consiglio che prevede un vincolo del 20% e il Parlamento che chiede almeno il 30. Le misure, che andranno definite dagli Stati membri nell’ambito di un vasto menu stabilito a livello Ue, vanno dalla riduzione dei fitofarmaci e fertilizzanti alle buone pratiche agricole, tra cui il biologico. Ci sarà inoltre un margine di flessibilità nei primi due anni (a partire dal 2023) per l’applicazione nei singoli paesi, ma resta da definire la quota da vincolare al rispetto di una parte fondamentale della riforma chiamata ad allineare la vecchia Pac con gli obiettivi del nuovo Green Deal europeo.

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Tetto ai premi

Ma la differenza più importante riguarda il tetto ai premi per le imprese agricole più grandi. Sia il Parlamento che il Consiglio hanno previsto un tetto a 100mila euro annui, con riduzione a partire da 60mila. Nel testo votato dai ministri però, in linea con le indicazioni del Consiglio europeo, dall’importo andrebbe interamente sottratto il costo del lavoro, mentre il Parlamento chiede una correzione limitata al 50%. Per le grandi aziende si tratta di una differenza sostanziale. Concepito dalla Commissione – che non è mai riuscita a inserirlo nelle precedenti riforme – per mettere fine alla sperequazione nella distribuzione degli aiuti (meno del 2% delle aziende riceve oltre il 30% dei fondi), il plafonamento dei premi (che resterebbe un’opzione volontaria per gli Stati membri) è una misura di politica agricola sicuramente “equa” ma anche rischiosa: dove è stata introdotta (a esempio negli Usa) ha provocato altre distorsioni come i frazionamenti aziendali artificiali per evitare i tagli.

Condizionalità sociale

L’ultimo punto, quello della cosiddetta “condizionalità sociale”, chiesta dal Parlamento europeo ma non prevista dal Consiglio, prevede penalità per le imprese che non rispettano i contratti di lavoro. Una misura chiesta dai sindacati a tutela dei diritti dei lavoratori, con sanzioni amministrative per gli imprenditori, in linea anche con la battaglia italiana contro il caporalato. Quando arriverà un accordo definitivo, tutto questo andrà definito nell’ambito dei piani strategici nazionali, che nel caso italiano dovrà ricomprendere anche i piani di sviluppo rurale delle regioni, che mantengono il ruolo sostanziale di autorità di gestione dei fondi per lo sviluppo rurale. Si può chiamare flessibilità o rinazionalizzazione: dopo due anni di trattative ufficiali il vero negoziato comincia ora.

Il primo trilogo tra Europarlamento, Consiglio e Commissione che dovrà raggiungere l'accordo finale sulla riforma si è tenuto il 10 novembre. Allo scopo di sottolineare l'importanza della nuova Politica agricola, per l'Esecutivo Ue ha partecipato alla riunione, oltre al commissario all'Agricoltura, il vice presidente Timmermans.

Raggiunto l’accordo sul bilancio 2021-27

Nella stesso giorno è stato raggiunto l'accordo politico tra Parlamento europeo e Consiglio sul bilancio della Ue per il periodo 2021-2027. Lo ha confermato la presidenza tedesca di turno del Consiglio. L'intesa, che dovrà essere formalizzata nelle prossime settimane, consentirà anche di spendere le risorse finanziarie del “Next Generation Eu” – che ammontano a 750 miliardi di euro – a partire dalla prossima primavera.

Il Parlamento europeo ha ottenuto un aumento delle spese di circa 16 miliardi rispetto alle decisioni prese a luglio dal Consiglio europeo. L'incremento, destinato essenzialmente alle iniziative per ricerca e formazione giovanile, sarà in larga misura finanziato con il gettito delle multe comminate alle imprese per il mancato rispetto delle regole europee sulla concorrenza.

Per quanto riguarda l'agricoltura, il bilancio 2021-2027 prevede nel complesso una dotazione di circa 258 miliardi di euro per i pagamenti diretti della Pac e per le misure di gestione dei mercati. Ai programmi per lo sviluppo rurale andranno 77 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti ulteriori 7,5 miliardi previsti nel quadro del “Next Generation Eu”. Complessivamente 342,5 miliardi
L'intesa sul bilancio pluriennale dell'Unione, a meno di clamorose sorprese, apre anche la strada al varo del cosiddetto “regolamento transitorio” che proroga di due anni, fino al 31 dicembre 2022, la Pac in vigore.

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