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Riforma delle pensioni, legge Fornero al bivio. Tutte le proroghe possibili e i canali aperti

Si avvicina la scadenza, fissata al 31 dicembre, di Quota 102, Opzione donna e Ape sociale, ma sull’assetto del sistema previdenziale nel 2023 regna l’incertezza più assoluta

di Marco Rogari

Il Bonus dei 200 euro versato a 13 milioni di pensionati

3' di lettura

Il bivio si avvicina. Ma sul ritorno o meno alla legge Fornero in versione integrale regna l'incertezza più assoluta. E anche l'esito della tornata elettorale del 25 settembre rischia di non essere sufficiente per garantire maggiore chiarezza.

Nella migliore delle ipotesi per formare il governo sarà necessario quasi un mese e a quel punto l'esecutivo dovrà scegliere in poco tempo la strada da percorrere sulle pensioni districandosi tra le urgenze del caro-bollette e di una legge di bilancio da allestire in fretta e furia facendo anche fronte ai costi esorbitanti dell'adeguamento degli assegni pensionistici all'inflazione.

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Un cammino irto di ostacoli con una sola certezza: lo stop al 31 dicembre di Quota 102. E alcune opzioni di scorta: la proroga annuale della stessa Quota 102 insieme a quella di Ape sociale e Opzione donna, in scadenza sempre a fine anno, che si andrebbero ad aggiungere ai canali di uscita anticipata “convenzionali”. Ma nulla è scontato. Non a caso il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, ha lanciato un nuovo allarme: «non c'è un piano B, la riforma delle pensioni va varata entro dicembre».

A fine anno scade Quota 102

Il 31 dicembre si esaurirà l'esperienza annuale di Quota 102, la possibilità di uscita con almeno 64 anni e 38 di contributi introdotta dal governo Draghi con l'ultima legge di bilancio dopo la fine del triennio sperimentale di Quota 100. In assenza di nuove misure, dal 1° gennaio 2003 verrà ripristinata la legge Fornero in versione integrale. Sono in scadenza anche Ape sociale e Opzione donna.

Tranne la Lega partiti prudenti

In una campagna elettorale ormai giunta all'ultimo miglio, l'unica forza politica a trasformare le pensioni in un cavallo di battaglia è la Lega. Che ribadisce la necessità di superare la legge Fornero puntando su Quota 41: la possibilità di uscita alla maturazione di 41 anni di versamenti a prescindere dall'età anagrafica. Una soluzione gradita ai sindacati e, di fatto, anche a Si-Verdi, alleati del Pd in questa tornata elettorale, anche se, stando alle simulazioni elaborate a suo tempo dall'Inps, il costo di questa misura sarebbe tutt'altro che trascurabile: non meno di 4 miliardi il primo anno per arrivare a circa 10 miliardi a regime.

Proprio il problema costi potrebbe aver indotto gli altri partiti a mantenere un atteggiamento prudente su un delicato capitolo come quello della previdenza. Fdi, così come il programma comune del centrodestra, evoca solo il ricorso a forme di flessibilità in uscita, che secondo il Terzo polo dovrebbero essere previste prevalentemente per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti, mentre il Pd considera possibili i pensionamenti a 63 anni ma soltanto se ancorati al metodo di calcolo contributivo.

L'allarme della Cisl

L'esiguo tempo che avrà a disposizione il governo che uscirà dalla tornata elettorale del 25 settembre non dovrà diventare un alibi per il ritorno in toto alla riforma Fornero: a lasciarlo intendere è stato il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra. Che considera indispensabile il varo di una nuova riforma delle pensioni entro il 31 dicembre 2022 con due misure chiave: via dal lavoro a 62 anni di età ma anche con 41 anni di contributi. Una posizione sostanzialmente condivisa da Cgil e Uil.

Le proroghe per Ape sociale, Opzione donna e Quota 102

La maggior parte dei partiti è comunque d'accordo sulla necessità di prolungare Opzione donna e Ape sociale a tutto il 2023. La proroga in questo caso appare quindi quasi scontata e, se non ci fossero tempo e risorse per adottare subito altre misure, potrebbe diventare possibile anche quella di Quota 102.

Gli altri canali aperti per l'uscita anticipata

Al di là di come evolverà il quadro previdenziale di qui al 31 dicembre, resteranno comunque aperti altri canali di uscita anticipata. Primo fra tutti quello che consente il pensionamento con 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva (41 anni e 10 mesi per le donne) a prescindere dall'età anagrafica e senza adeguamenti all'aspettativa di vita fino al 2026.

Potranno poi continuare a uscire con 41 anni di versamenti, indipendentemente dalla soglia anagrafica, i cosiddetti lavoratori “precoci”, ovvero quelli in possesso di 12 mesi di contribuzione effettiva prima del 19esimo anno d'età e che si trovano in condizioni sostanzialmente simili a quelle previste per accedere all'Ape sociale.

L'uscita sarà consentita anche a chi pur essendo in possesso al 31 dicembre 2021 dei requisiti per Quota 100, e al 31 dicembre 2022 di quelli per Quota 102, non ne abbiano fatto richiesta.


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