Verso la riforma

Trasporto pubblico locale, niente green pass su autobus e metro

Il ministro Giovannini: «Sul piano organizzativo la certificazione verde non sarebbe gestibile, ne abbiamo discusso con le Regioni nei mesi scorsi»

Green pass, dagli statali ai ristoranti, dove scatterà l'obbligo

2' di lettura

Qualità del servizio, sostenibilità, efficace organizzazione, finanziamento. La riforma del trasporto pubblico locale passerà da queste aree di intervento. Molteplici gli obiettivi di sviluppo individuati dalla Commissione Mattarella e contenuti in un documento inviato alle commissioni competenti di Camera e Senato, dal ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini. Le proposte elaborate per riformare il settore spaziano dal potenziamento e rafforzamento dei mobility manager, aziendali e scolastici, all’incremento quantitativo e qualitativo dei servizi di Tpl; dallo sviluppo delle infrastrutture e dei parchi “mezzi” di settore, al rinnovo e potenziamento dei mezzi. E al momento non c’è l’arrivo dell’obbligo del green pass su autobus e metropolitane.

Giovannini: «Una riforma profonda»

Si tratta di una riforma «profonda», ha spiegato Giovannini, «perché il sistema non solo non funziona, ma ha bisogno di un ripensamento profondo e non di una singola norma». Si spazia a tutto campo. Dall’estensione dei biglietti elettronici su tutto il territorio, anche per monitorare meglio la domanda di trasporto, alla valorizzazione dei treni storici con l’idea di destinarli a servizi turistici, fino alla creazione di servizi ad hoc per i servizi nelle aree a domanda debole. Tra le richieste anche quella di una maggiore aggregazione tra i fornitori di trasporti, stimolando anche la concorrenza attraverso gare per ottenere l’affidamento del servizio.

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No al green pass: «Ingestibile sul piano organizzativo»

Ma chiaro che ora i trasporti pubblici locali devono affrontare le difficoltà indotte dalla pandemia, con Giovannini che frena sull’introduzione del green pass per i mezzi pubblici: «Sul piano organizzativo non sarebbe gestibile, ne abbiamo discusso con le Regioni nei mesi scorsi», ha detto il ministro. La strada che si sta seguendo è invece quella di usare una «serie di strumenti» perché, ha ricordato, «non esiste un unico strumento risolutivo». Al momento quindi sono diverse le opzioni percorribili: potenziamento dei servizi, sfasamento degli orari, aumento dei controlli a terra per ridurre l’affollamento prima di salire sui mezzi. Misure temporanee in attesa della riforma generale, le cui proposte si concentrano anche sulla regolazione del servizio, sui modelli di affidamento, su concorrenza e nuove forme di mobilità. Ineludibile poi, sottolinea il documento, il tema della sostenibilità ambientale, tenendo conto anche di ulteriori forme di alimentazione, come quella ad idrogeno. Focus, in ultimo, su come efficientare le procedure per la gestione degli investimenti nelle città metropolitane e nei comuni con più di 100mila abitanti.

Sindacati delusi

Storcono il naso invece i sindacati: «Attendevamo un confronto di merito sulla proposta di riforma del trasporto pubblico locale», spiegano in una nota congiunta Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Faisa Cisal e Ugl Autoferrotranvieri. «Attendiamo di conoscere il testo - aggiungono - per poter fare una valutazione di merito, ma i presupposti sul metodo non ci convincono».

Sui monopattini novità in arrivo

Intanto sul fronte monopattini novità in arrivo. Il Mims ha infatti proposto di inserire la regolamentazione sull’uso dei monopattini elettrici nel corso della conversione in Parlamento del decreto legge sulle infrastrutture e la mobilità, che a breve inizierà il suo iter alle Camere. «Il pacchetto di interventi allo studio - si legge in una nota del ministero - ha un duplice obiettivo: garantire la sicurezza sulle strade e migliorare il decoro urbano evitando la sosta selvaggia dei monopattini». Tra gli aspetti affrontati velocità dei mezzi, requisiti tecnici (luci, frecce), uso del casco.

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