Intervista a Alessandro Spada

«Riforme e investimenti la via per non sprecare l’occasione dei fondi Ue»

Il presidente di Assolombarda è fiducioso nella ripresa, anche se per la svolta occorre attendere il riavvio dei servizi. «Milano ha gli anticorpi per ripartire, da Brexit una spinta in più»

di Luca Orlando

Alessandro Spada, presidente di Assolombarda

5' di lettura

Lavoro, competenze, sostenibilità, transizione ecologica e digitale, infrastrutture. Sono queste le linee guida che indirizzeranno l’attività di Assolombarda nei prossimi anni, quadriennio che vede al timone Alessandro Spada, confermato presidente fino al 2025 dopo la parentesi emergenziale che lo ha visto assumere la guida della maggiore territoriale di Confindustria in seguito alla nomina di Carlo Bonomi alla leadership nazionale. «Sono stati momenti complessi - spiega Spada - perché si trattava di entrare in questo ruolo nel pieno dell’emergenza nazionale, con il 75% delle persone in smart working e una richiesta fortissima di assistenza
da parte delle imprese».

Partiamo da qui, dal ruolo dell’associazione. Cosa ha insegnato l’emergenza?
È un ruolo che esce decisamente rafforzato. La pandemia, tra i tanti disastri, ha portato anche ansia e incertezza. E in quei momenti le imprese hanno potuto contare su una casa comune, un luogo di confronto e condivisione ma soprattutto di soluzione ai problemi. Nei momenti straordinari, come si è visto, non sempre puoi trovare sul web le risposte che cerchi. Per reagire all’emergenza abbiamo creato task force al lavoro sette giorni su sette, in modo da non lasciare mai sole le imprese, erogando oltre 150mila consulenze e un’informazione puntuale ai quasi tre milioni di utenti che hanno preso il nostro sito come riferimento durante la pandemia. Servizi che abbiamo aperto anche ai non associati, perché di fronte ad una crisi di questa portata ci pareva la scelta più responsabile.

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Ora il quadro è diverso: la produzione torna a crescere, gli ordini sono ripartiti, la domanda nazionale ed estera è persino superiore alle attese. Durerà?
Il rimbalzo è ben visibile e quasi ogni giorno riceviamo dati migliori rispetto a quelli precedenti. Vi sono certo differenze settoriali ma direi che nel complesso la manifattura sta facendo da traino alla ripartenza, con le imprese che davanti alla crisi si sono dimostrate forti e strutturate. L’emergenza materie prime è però reale e rischia di minare il recupero, il timore è quello di non soddisfare gli ordini. Qui sarà importante in prospettiva il ruolo dell’Europa e forse il tema dei dazi andrebbe rivalutato: se in generale funzionano, in questa fase potrebbero essere di ostacolo. Vero è, ad ogni modo, che senza servizi non si può parlare di ripresa completa: qui vi sono speranze concrete ma non ancora segnali reali di inversione di rotta. E infatti proprio Milano, caratterizzata in prevalenza dai servizi, presenta al momento valori meno brillanti delle aree manifatturiere.

Qui in effetti ci sono molte incognite. Da un lato la ripresa del turismo, dall’altro la domanda legata al settore immobiliare. Le tante multinazionali insediate a Milano, cruciali per un vasto indotto, continueranno ad investire anche nell’era dello smart working? C’è il rischio di uno svuotamento del business in città?
I segnali che vedo sono incoraggianti e in generale nessuno dei grandi progetti immobiliari è stato congelato o cancellato, spia di un interesse che resta alto. Con un effetto traino legato a Brexit che a mio avviso deve ancora dispiegare i propri effetti. Certo, l’organizzazione del lavoro non tornerà agli schemi pre-Covid ma dopo l’innamoramento assoluto per lo smart working si è capito che in ogni caso presenza fisica e confronto diretto restano momenti importanti, insostituibili. Si troverà a mio avviso una giusta via di mezzo, con assetti diversi da settore a settore. Milano, in sintesi, ha gli anticorpi per ripartire.

Se la ripresa pare consolidarsi qualche incognita resta invece proprio sul lavoro. Cosa accadrà dopo lo stop ai licenziamenti?
Qualche ricambio potrà certamente esserci ma non ho alcuna indicazione dell’arrivo di licenziamenti di massa o di crisi a raffica. Anzi, ciò che accade è che le aziende, la cui attività è in crescita, faticano a trovare i profili professionali più adatti. Problema peraltro non estemporaneo ma ormai cronico in molti settori. Ecco perché ho posto questo tema tra le priorità dell’azione di Assolombarda nei prossimi anni. La pandemia ha inoltre accelerato i cambiamenti, creato mercati nuovi, messo in discussione l’assetto delle filiere. Se non si chiude al più presto il mismatch di competenze il Paese non potrà approfittare appieno delle possibilità di crescita.

Un tema, quello delle competenze, che si incrocia con altri due grandi percorsi di sviluppo favoriti dalle nuove politiche Ue: la transizione green e quella tecnologica. Come si affrontano queste sfide?
Credo che la sostenibilità vada declinata in più ambiti. Perché lo sviluppo funziona certamente se c’è sostenibilità ambientale, unita però ad esempio a quella sociale e finanziaria. Per noi questi sono aspetti centrali. Ed è il motivo per cui su questo tema in Assolombarda abbiamo definito una delega specifica. Altro nodo riguarda le infrastrutture, fisiche e non solo. Quando ci colleghiamo via web con imprese del lodigiano o del pavese, per fare un esempio concreto, si tocca subito con mano l’inadeguatezza della rete. C’è molto da lavorare per ridurre questo gap e la strada maestra resta quella degli investimenti.

Quando oggi si identifica un problema, il riflesso immediato è guardare al Recovery Fund, alle risorse Ue. Si tratta di speranze concrete? Riusciremo a realizzare i progetti così come chiede Bruxelles?
Ho molta fiducia nel Governo Draghi. Anche perché ha messo al centro dell’azione il tema delle riforme. Senza un fisco equo, una giustizia rapida, un’amministrazione efficiente, attrarre investimenti diventa difficile. Inoltre, l’indicazione di puntare su una strategia di partnership tra pubblico e privato mi fa ben sperare. Anche il commissariamento dell’Anpal, ente che non aveva prodotto risultati, va in questa direzione. In generale in merito al Pnrr sono ottimista, anche perché la pandemia ha prodotto un’Europa più unita, solidale, attenta agli investimenti e non solo ai vincoli di spesa.

È il tramonto del sovranismo?
Sui principi e i valori non si transige ma credo che ciascuno debba cedere una parte della propria sfera di controllo in funzione di obiettivi più alti. Guardando alle politiche di Cina e Stati Uniti la domanda è: ma da soli noi dove andiamo?

Dovendosi dare degli obiettivi, che cosa le piacerebbe concretizzare nel quadriennio alla guida di Assolombarda?
I giovani e le donne mi sembrano due priorità assolute. Se i giovani tornano a scommettere sul nostro Paese significa che lo abbiamo reso più attrattivo, più stimolante, con percorsi di carriera utili a contrastare la fuga all’estero. L’inclusione femminile nel mondo del lavoro deve proseguire e la squadra dei vicepresidenti è un tassello in questa direzione, con quattro deleghe affidate ad altrettante donne, non era mai accaduto. Più in generale, piuttosto che portare le aziende in Assolombarda, dobbiamo trovare il modo di fare anche il contrario, andando direttamente nelle imprese. Attivando un rapporto sempre più stretto con i nostri associati che ci consenta di comprendere al meglio le loro esigenze.

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