IL CONFRONTO NEL GOVERNO

Riforme, fondi europei e Mes: i nodi che dividono la maggioranza

Il premier Conte ha annunciato che il Recovery Plan italiano sarà pronto per febbraio, ma le resistenze sulla cabina di regia stanno determinando un ritardo nella tabella di marcia

di Andrea Carli

Ue, Conte: fake news che Italia in ritardo su Recovery plan

Il premier Conte ha annunciato che il Recovery Plan italiano sarà pronto per febbraio, ma le resistenze sulla cabina di regia stanno determinando un ritardo nella tabella di marcia


4' di lettura

Da quello “storico” sull’opportunità di aderire o meno al Mes per ottenere i 36 miliardi da destinare alla sanità travolta dall’emergenza sanitaria Coronavirus agli ultimi screzi sulle riforme, fino alla partita che si gioca sottotraccia e lontano dai riflettori sulla governance dei 209 miliardi che arriveranno all’Italia nell’ambito del Next generation Eu. Sono almeno tre i dossier che dividono la maggioranza. Sul Recovery, sullo scostamento di bilancio (si voterà alla Camera prima e al Senato poi giovedì 26 novembre), sulla manovra, il governo è chiamato a un percorso a ostacoli in parlamento. Con il nodo dei numeri della maggioranza e l'incognita della posizione di Forza Italia.

Tavolo riforme parte in salita, M5S-Pd contro Italia Viva

È partito in salita il nuovo tavole delle riforme. La riunione di lunedì 23 novembre si è risolta con un nulla di fatto. Ed è un dato politico non irrilevante, considerato che, secondo quanto concordato dai 4 leader di maggioranza (M5s, Pd, Italia Viva e Leu) con il premier Giuseppe Conte, in parallelo a questo tavolo dovrebbe svilupparsi un’analoga occasione di confronto sul programma di governo. Uno stallo sul primo binario rischia di rallentare anche il secondo. Stando alle previsioni iniziali, quello sulle riforme doveva essere il tavolo meno suscettibile di attriti. Il round che si è combattutto nelle ultime ore ha messo in evidenza che il quadro è più complesso. Al di là della riforma del bicameralismo è sulla legge elettorale che l'intesa appare lontana. Pd, M5S e Leu sono fermi sul sistema proporzionale. E univoco è l'appello a Italia Viva a rispettare i patti. Così il rischio è che il cronoprogramma - che avrebbe dovuto terminare a inizio dicembre - si impantani subito. Invece il leader di Italia Viva Renzi vuole correre. Anche perché accanto al tagliando sul programma da ultimare c'è, sotterranea ma per nulla evaporata, la questione rimpasto. Toccherà al ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà convocare la nuova riunione. Provando a ridurre, nel frattempo, la nuova frattura dopo la tregua delle ultime settimane.

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La partita sulla governance dei fondi europei

Un altro dossier di peso è quello dei fondi che l’Unione europea punta a mettere sul tavolo per sostenere le economie dei 27 travolte dal Covid-19. Il Recovery Plan italiano, ha chiarito Conte, sarà pronto per febbraio. Il tema di come e chi avrà il compito di gestire le risorse e di verificare che i progetti vengano realizzati nei tempi giusti è sotto la lente delle forze politiche di maggioranza. «Siamo poco in ritardo rispetto ai tempi iniziali - ha ammesso il capo del governo davanti alle telecamere della trasmissione Otto e mezzo - ma c’è un'interlocuzione settimanale con la commissione europea». Nelle ultime ore Conte ha avuto una conversazione telefonica con Ursula von der Leyen, al termine della quale la presidente della Commissione Ue, riferendosi alla preparazione del Recovery plan italiano, ha messo in evidenza che « l'Italia è ben messa sul cammino».

Dal punto di vista operativo, il presidente del Consiglio ha rilanciato sull'istituzione di una governance ad hoc sul piano. «Sarà una struttura con profilo manageriale che monitorerà i progetti e la verifica della loro attuazione», ha spiegato. La struttura sarà «a Palazzo Chigi, con il coordinamento di altri ministeri». Il premier ha anche garantito che il piano «sarà condiviso con tutto il Paese, e lo faremo in Parlamento».

Le resistenze all’interno della stessa maggioranza stanno determinando in concreto un allungamento dei tempi e un ritardo sulla tabella di marcia. Il braccio di ferro, sotterraneo, riguarda sia l'assegnazione delle risorse ai grandi capitoli di spesa, sia la gestione del budget (secondo alcune fonti Palazzo Chigi e ministero dell'Economia si starebbero contendendo la regia; dalle recenti dichiarazioni di Conte il primo si sarebbe lasciato alle spalle il secondo). Il premier ha detto di voler stabilire un sistema che individui i soggetti attuatori di ciascun cluster di opere (”commissari” o responsabili) e sanzioni per eventuali ritardi (anche considerato che i ritardi farebbero bloccare i fondi Ue). Il Parlamento avrebbe voce in capitolo sul monitoraggio. Ma tra i ministri e in maggioranza la discussione minaccia di infiammarsi.

La bozza del Recovery Plan, come confermato anche dal titolare del Mef Roberto Gualtieri in audizione alla Camera, nelle prossime settimane approderà alle Camera. Prima c'è da ultimarla: un Ciae (Comitato interministeriale per gli affari europei) è previsto, a riguardo, entro la fine di novembre.

La chiusura di Conte sul Mes

Infine, il nodo più datato: il Mes. Sul punto negli ultimi giorni è emerso qualche dissidio anche in casa Pd, dopo che il segretario Nicola Zingaretti ha stigmatizzato l'iniziativa di del presidente del parlamento europeo David Sassoli di alzare la palla proponendo di riformare il fondo. Sassoli ha difeso la sua idea, ma ha negato di aver voluto frenare la richiesta dei fondi del Mes, per i quali il Pd spinge. Conte ha ricordato che «noi abbiamo già tantissime risorse, abbiamo i fondi strutturali, la legge di bilancio, il Recovery. È necessario cambiare passo nella capacità amministrativa per realizzare i progetti in tempi certi». Una chiusura sostanziale al Mes, che ha posto il presidente del consiglio su una linea condivisa dai Cinque Stelle ma ampiamente criticata dalle altre forze politiche di maggioranza.

Tanto che il tema, a quanto si apprende, è stato discusso stamane nel vertice tra Conte, i capi delegazione della maggioranza, e i ministri Gualtieri, Amendola e Di Maio. Se n'è discusso, viene spiegato, anche in considerazione della partecipazione del responsabile dell’Economia alla prossima riunione dell'Ecofin del 30 novembre, in cui l'Italia dovrà pronunciarsi sulla riforma del trattato Mes che include il meccanismo del backstop. Non si sarebbe però riusciti ancora a fare una sintesi: resta da un lato la posizione favorevole del Pd (il vicesegretario del partito Andrea Orlando ha rimarcato che il Mes «è uno strumento che va preso in considerazione e che va assolutamente utilizzato» - e la spinta di Iv, dall'altro la contrarietà del M5s. Nella riunione di oggi è stato deciso che Gualtieri si confronterà con il Parlamento prima dell'appuntamento del 30 novembre.

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