l’analisi

Riforme per il rilancio: è il tempo delle scelte

La lettera che Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha scritto agli associati è una dura requisitoria contro la politica che galleggia a colpi di parole, impegni mancati e promesse impraticabili

di Guido Gentili

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(Aleandro Biagianti / AGF)

La lettera che Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha scritto agli associati è una dura requisitoria contro la politica che galleggia a colpi di parole, impegni mancati e promesse impraticabili


3' di lettura

Dopo 100 giorni di presidenza di Confindustria e a un mese esatto dall'assemblea degli industriali (rinviata a fine settembre per l'emergenza Covid), Carlo Bonomi mette nero su bianco ciò che pensa dell'Italia in mezzo al guado, nella sua ennesima transizione incompiuta dalla fase dell'emergenza a quella di una ripartenza su basi solide.

Lo fa con una lettera agli associati di Confindustria, e dunque attraverso un’iniziativa anche formalmente “pesante”. Agli imprenditori chiede unità nel respingere le polemiche e anche «i tentativi di intimidirci per indurre le imprese a tacere». E temendo «una stagione in cui la demagogia rischia di essere la più fraudolenta delle seduzioni», con un altissimo «costo dell’incompetenza», alza il tiro dell'analisi nel momento in cui il Paese pare girare in tondo alla giornata. Nella confusione e nell’incertezza, come dimostra il caso della riapertura delle scuole.

La necessità di innovazioni profonde

Non è una polemica che rimanda al quadro partitico o a scelte “politiche” di Confindustria, che rivendica – questo sì – il diritto-dovere di critica sui fatti e rilancia il messaggio di Mario Draghi. Ma è una dura requisitoria contro la politica che galleggia a colpi di parole, impegni mancati e promesse impraticabili.

Così il leader degli industriali indica un «blocco di partiti politici e pezzi di società italiana che crede di rinviare o impedire la necessità di innovazioni profonde nel sistema pubblico e nelle troppe rendite improduttive che alimenta». Non solo: Bonomi cita «i disegni da parte di sistemi di poteri locali di vera e propria subordinazione delle imprese, promettendo e concedendo sgravi ad hoc e interventi straordinari».

L’allarme è evidente. Dovrebbe far riflettere e suona tanto più forte ora che enormi quantità (a deficit e a debito) di denari pubblici, italiani e europei, sono chiamati a riversarsi su un Paese stremato da Covid e che ancora, in solitudine, prima della pandemia, non aveva recuperato i livelli di reddito persi con la crisi del 2008. Un certo sentiment anti-industriale è diffuso e ricorrente nella storia italiana, ma la denuncia del presidente di Confindustria segna un passaggio nuovo e tutto meno che tranquillizzante.

La cultura dell’emergenza fondata sui bonus

In uno sfondo dove brillano più le lentezze amministrative, l'incertezza mista ad un'opacità decisionale ed una cultura ormai prevalente dell’emergenza fondata su bonus e sussidi (spesi 100 miliardi), alternativa di fatto alle riforme vere, spicca poi la questione del lavoro. Il momento di decidere per rinnovare il nostro sistema, scrive Bonomi, è adesso. E l’attivazione di serie ed efficaci politiche attive del lavoro – distinte da quelle dall’integrazione al reddito per la lotta alla povertà – presuppongono lo “smontaggio” del Reddito di Cittadinanza. Messaggio ad alta sensibilità e che Bonomi, assieme alla revisione delle pensioni quota 100, aveva maturato pubblicamente già come presidente di Assolombarda.

A sua volta, questa scelta fa da riferimento alla stagione contrattuale post-Covid che sta entrando nel vivo. La proposta di sistema avanzata dagli industriali quando fu chiesto al Governo di non prorogare il blocco dei licenziamenti non ha avuto risposta e la ministra Catalfo ha poi nominato una sua commissione tecnica in cui le imprese non figurano.

Contratti «rivoluzionari»

Ora Bonomi afferma che «la Confindustria i contratti li vuole sottoscrivere e rinnovare». Solo che li vuole «rivoluzionari» rispetto al vecchio scambio novecentesco tra salari e orari (ad esempio, puntando sulla crescita del capitale umano). Tutto è cambiato e sta cambiando, lavoro, mercati, tecnologie: agli stessi industriali chiede su questo punto fondamentale «chiarezza e fermezza», spiegando che il tema «va affrontato con tutto l’equilibrio ma anche con tutta la risolutezza necessaria».

La posta in gioco, come si vede, è alta.

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