Diritto d’autore e autentiche

Riforme del mercato americano e il ruolo dell’esperto in tribunale

di Giuditta Giardini


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Allegoria della Giustizia di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino attribuito (1591-1666)

5' di lettura

Sono due le riforme “bollenti” del mercato dell'arte americano attese da qualche anno che potrebbero vedere la luce questa estate. La prima è di competenza federale, mentre la seconda interessa esclusivamente lo Stato di New York, prima piazza per lo scambio di opere d'arte.

Diritto di seguito. La prima riforma riguarda la modifica del Titolo 17 del Codice Us, ossia il titolo dedicato al diritto d'autore, prerogativa del governo federale, ai fini di introdurre un diritto di seguito (quasi) speculare a quello europeo. Il titolo ufficiale della bozza presentata di nuovo a settembre 2018 dal rappresentante per lo Stato di New York al congresso, Jerrold Nadler, è H.R.6868 - American Royalties Too Act of 2018 , abbreviato “ART Act”. Le cose da sapere su questa bozza sono tre principalmente: le opere toccate dalla riforma sono solo quelle vendute in asta per un prezzo superiore a 5.000 $; la royalty è pari al 5% del valore dell'opera ma non può mai superare il tetto di 35.000 $. Le royalties sono pagabili solo ad artisti (o eredi di artisti) che siano cittadini o domiciliati negli Stati Uniti o in uno Stato in cui vige un simile diritto di seguito e le cui opere siano state create negli Stati Uniti o, ancora, in un paese in cui vige un simile diritto di seguito, come l'Europa. Per statuto, le società incaricate della raccolta e distribuzione delle royalties devono avere esperienza nel settore e devono essere autorizzate da un numero maggiore di 500 artisti e da essi ricevuto licenza in base alla sezione 106 del Titolo 17. Il ritardo dell'adozione della bozza sembra essere principalmente dovuto a questioni relative all'urgenza di altri testi legislativi. La forte lobby delle gallerie ha permesso lo stralcio di queste dal testo, come soggetti obbligati al pagamento delle royalty, prevedendolo invece esclusivamente per le case d'aste. Dal canto loro, i portavoce delle principali case d'aste sostengono il disegno di legge anche se resta il dubbio se la royalty peserà sulla casa d'aste o sull'acquirente.

Autentiche ed esperti. Approvato più volte dal Senato, il secondo progetto di legge, tale New York State Senate Bill S6794, non ha mai raggiunto la maggioranza in assemblea. Il Bill S6794, reiterato dal 2014 quando fu introdotto per la prima volta dopo lo scandalo della Knoedler Gallery, intende modificare il diritto dell'arte newyorchese su questioni che riguardano autenticità e attribuzione delle opere d'arte. L'esigenza di questa proposta di legge si sente oggi più di prima, quando un sempre maggior numero di fondazioni di artisti chiude il servizio di autenticazione delle opere per evitare contese legali ed esperti d'arte cercano in tutti i modi di evitare la famigerata subpoena (chiamata a deporre) in Corte. La proposta legislativa protegge la fondazione o l'esperto d'arte chiamato alla sbarra considerando il suo parere come una mera opinione che il giudice può, in quanto peritus peritorum, seguire o meno. Tra gli sponsor del disegno di legge compare Dean R. Nicyper, avvocato esperto di diritto dell'arte da Withers LLP .

Uno stesso risultato è raggiungibile anche attraverso l'inclusione di disclaimer o clausole contrattuali con cui si limita la responsabilità della fondazione ed esperti periti nell'atto di rilasciare pareri circa l'autenticità delle opere sottoposte dai clienti. Sharon Hecker, storica dell'arte e curatrice, che ha registrato uno standard per la due diligence sulle opere d'arte definisce la proposta di legge: “pionieristica e necessaria”. Secondo la storica dell'arte il primo passo da fare è definire gli standard con cui un esperto possa dirsi tale e le necessarie competenze richieste. “Nel complesso, l'idea di offrire una protezione legale all'esperto è un eccellente esempio di collaborazione tra storici, esperti d'arte e giuristi. Si deve cercare di lavorare assieme a beneficio del mondo dell'arte”.

Il caso italiano. In Italia, l'art. 64 del Codice dei beni culturali (D.Lgs. n. 42/2004) stabilisce che chiunque venda al pubblico opere d'arte, svolga attività di intermediazione, etc. sia obbligato a consegnare all'acquirente la documentazione che ne attesti l'autenticità o, in mancanza di questa, rilasciare “una dichiarazione recante tutte le informazioni disponibili sull'autenticità o la probabile attribuzione e la provenienza” dell'opera. Nulla si dice nell'articolo su chi siano i soggetti incaricati di autenticare un'opera o attribuirne la provenienza. Per rimediare a questa lacuna, si combina il disposto dell'art. 64 con la legge del diritto d'autore che regola i diritti morali di paternità dell'opera (art. 20 Legge n. 633/41) esercitati da eredi e fondazioni, ma la competenza non è esclusiva ed altri soggetti più o meno esperti possono essere interpellati. “Il mercato ha riempito questo vuoto ‘accreditando' esperti che non sono sempre professionalmente qualificati - commenta Sharon Hecker -, talvolta il lavoro svolto è troppo superficiale, altre volte invece sopraggiungono conflitti di interesse con il mercato” (pensiamo alla mostra di Modigliani che è l'oggetto di una recente pubblicazione nel magazine We Wealth della Hecker e dell'avvocato Giuseppe Calabi, CBM& Partners).

Spesso accade che i maggiori esperti di un artista non si trovino neppure nei cataloghi o nelle fondazioni, ma siano professionisti indipendenti, ma come si distingue un professionista serio e competente da uno improvvisato? “Purtroppo, ancora oggi, gli storici dell'arte ed esperti non hanno associazioni o ordini professionali che possano ammettere e valutare esperti per le loro competenze o qualifiche, per la loro esperienza e la loro reputazione, come esistono per altre professioni – commenta la Hecker. – Nella situazione attuale i certificati di autenticità sono mere opinioni e possono essere rilasciati da chiunque senza criteri eteroimposti dalla legge, senza che l'esperto provi la sua indipendenza e terzietà e senza l'allegazione di prove concrete. Lo stesso vale per gli archivi e le fondazioni che non sono tenuti a sostenere le loro dichiarazioni e scelte con materiale probatorio”.
Le questioni da risolvere per giuristi ed esperti sono le seguenti: serve maggiore chiarezza su chi siano i soggetti in grado di rilasciare autentiche e al tempo stesso servono competenze certificate e maggiore protezione per gli esperti. Per impedire che un sempre maggior numero di fondazioni smettano di rilasciare autentiche per evitare processi in paesi come l'Italia dove le spese giudiziarie non sono poi così eccessive se paragonate a quelle del sistema americano, giuristi ed esperti devono collaborare per trovare una soluzione. “Anche in Italia, come negli Stati Uniti – dice la Hecker – i veri esperti di un artista o storici dell'arte competenti non sono conosciuti dal grande pubblico e questo perché esitano ad essere coinvolti a causa dei rischi di ripercussioni legali o finanziarie o pregiudizi alla loro reputazione”.

L'altra preoccupazione del mondo dell'arte è la distorsione delle opinioni di esperti meno integri, che si lasciano piegare dalle esigenze del cliente pagante perché non esiste un codice di deontologia da rispettare. Altre volte, il nome dell'esperto (“termine abusato” secondo la Hecker) viene sfruttato per autenticare un'opera in vista di una vendita importante: “Questo è successo a Carmen Bambach esperta di Leonardo da Vinci – dice la Hecker – il cui nome è stato erroneamente utilizzato per ‘autenticare' il Salvator Mundi”. La soluzione ai problemi attuali sembra trovarsi a metà strada tra arte e legge, ossia nella cooperazione fruttuosa tra i due mondi.

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