Industria

Rigamonti (bresaola) raddoppia la produzione e punta sulle carni italiane

Il Gruppo investe in uno nuovo stabilimento green in Valtellina, coglie il successo dei prodotti in vaschetta, si prepara alla ripartenza dell’export e del segmento Ho.re.ca.

di Enrico Netti

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3' di lettura

Un piano industriale che fa leva sul raddoppio dei volumi di vendita grazie alla realizzazione di un nuovo stabilimento in Valtellina, una politica di diversificazione che riserva più spazio alle materie prime made in Italy a cui si aggiunge la decisione di puntare sull’offerta di affettati, segmento di prodotti che segna trend di crescita a due cifre. Per finire il Gruppo Rigamonti, leader mondiale nella produzione di bresaola, punta a tornare a crescere sui mercati esteri con l’obiettivo di un incremento delle vendite del 20% annuo per i prossimi cinque anni.

Questi gli annunci che ha fatto Claudio Palladi, amministratore delegato del Gruppo Rigamonti che punta all’aumento della produzione con un investimenti di 35 milioni nei prossimi tre anni. Fondi che serviranno a rinnovare lo stabilimento di Mazzo mentre verrà costruito un nuovo sito a Montagna di Valtellina che rimpiazzerà quello di Poggiridenti. Il nuovo stabilimento sarà green in linea con le best practice di sostenibilità ambientale ed energetica.

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«Questi investimenti sono l’espressione della fiducia che la casa madre, il gruppo brasiliano Jbs, ripone nel nostro progetto – dice Claudio Palladi, amministratore delegato del Gruppo Rigamenti – ed esprimono la volontà inequivocabile di continuare a fare della Valtellina il nostro headquarter. Rappresentano inoltre un volano per l’economia di questa valle, portando ricadute positive sul territorio, anche in termini di indotto».

Per quanto riguarda l’offerta nell’ultimo anno è emersa la preferenza dei consumatori per i prodotti in vaschetta con un +15% a volume nel 2020. Analizzando i vari segmenti di prodotto spicca il +40% del carpaccio di bresaola, +15% di bresaola di black angus, il +20% di bresaola 100% italiana per finire con il +10% della bresaola della Valtellina Igp. Il Gruppo rafforza le filiere e la filiera dei salumi biologici, che nel marchio Brianza salumi ha registrato un incremento del 20%.

In questo scenario un ruolo chiave lo giocherà proprio lo stabilimento di Brianza Salumi, che supporta la politica di diversificazione della società. «Punteremo sempre di più sui salumi italiani dalla filiera tracciata e garantita e sul biologico - anticipa Palladi - che quest’anno è cresciuto del 20%. L’obiettivo è arrivare a raddoppiare i volumi produttivi nei prossimi 5 anni, puntando su salumi di alta gamma, non solo bresaola, 100% italiani, dalle filiere tracciate e garantite».

Materie prime al centro della nuova offerta: il 90% della breasaola è prodotta con la punta d’anca di zebù sud americano. «È fondamentale non demonizzare la provenienza estera della materia prima: i quantitativi di carne italiana destinati alla Bresaola, oggi pari a 700 tonnellate di cui 500 acquistate da Rigamonti, non saranno mai in grado di soddisfare l’intero mercato - premette l’ad -. Senza la materia prima estera non esisterebbe la bresaola. Quello che conta è il percorso di qualità totale intrapreso nella selezione della carne estera, nella scelta di fornitori certificati, unito alla ferma volontà di proseguire nella valorizzazione delle razze italiane. Questi due concetti non sono in antitesi ma vanno di pari passo».

Nasce così la «carta delle bresaole», guida ragionata che presenta al consumatore le origini della carne, i modi di degustarla oltre a ricette. (per scaricare l’ebook: www.rigamontisalumificio.it/la-carta-delle-bresaole/)

Cresce così l’offerta di bresaola certificata 100% prodotta con tagli di bruna alpina e tra non molto anche di fassona, la bresaola di black angus che arriva da Usa, Regno Unito e Australia. Tagli di angus arrivano anche dal sud america e per la Gran Fesa Rigamonti si usano parti di bovini di razze europee charolaise e limousine.

«Oggi lavoriamo 500 tonnellate di carne italiana, pari al 4% della nostra produzione, ma sono convinto che grazie alla sinergia avviata con Coldiretti sarà possibile superare le mille tonnellate - continua Palladi -. Tra le novità a cui stiamo lavorando c'è anche la valorizzazione della filiera della fassona piemontese, che arriverà sul mercato entro fine anno. Con la messa a regime di questa filiera entro il 2023 arriveremo a preparare con carne italiana il 10% delle 60mila bresaole da noi prodotte ogni settimana».

Il capitolo esportazioni ha risentito della pandemia ma si prevede una ripresa nel medio periodo. All’estero viene venduto circa il 9% sulla produzione e i principali mercati di sbocco sono l’Europa e il Medio oriente, su cui si continuerà a puntare nei prossimi anni.

«L’export quindi è un asset chiave dell’azienda ma che ha risentito inevitabilmente dell’azzeramento del canale food service perdendo su alcuni canali come l’Horeca e le compagnie aeree, ma è andata molto bene su altri versanti, su tutti quello degli affettati - conclude Palladi -. Rigamonti si aspetta di poter tornare a crescere presto sui mercati esteri. L’obiettivo è un incremento del 20% annuo per i prossimi cinque anni».

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