AGROALIMENTARE

Rigamonti investe nella tecnologia: due nuovi stabilimenti 4.0

Il piano prevede 35 milioni per acquisto e rinnovo dei siti produttivi a Sondrio

di Giorgio dell'Orefice

 Il segmento degli affettati ha registrato un balzo del 15% a volume, con performance interessanti per la Bresaola della Valtellina IGP (+10%), per il Carpaccio di Bresaola (+40%), per la Bresaola 100% italiana (+20%) e per Bresaola di Black Angus (+15%).

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Le imprese che oltre ad aver resistito alla pandemia e ai profondi cambiamenti nelle abitudini d’acquisto di questi mesi ora sono in condizione di investire per migliorare la qualità e l’efficienza produttiva hanno ottime probabilità di un guadagnare un considerevole vantaggio competitivo. Ne sono convinti alla Rigamonti, azienda leader della Bresaola della Valtellina, dal 2015 di proprietà della multinazionale brasiliana Jbs (53 miliardi di dollari di fatturato leader mondiale della carne bovina e di pollo e al secondo posto per quella suina) che nel 2020 ha registrato un fatturato consolidato di 135 milioni (+7% rispetto al 2019). Un risultato dovuto soprattutto alle ottime performance della controllata Brianza Salumi che ha consentito di riequilibrare la flessione del core business della Bresaola (-4% in volume). Un anno difficile dopo quattro anni di crescita tumultuosa nel corso dei quali il fatturato dell’azienda era aumentato del 32%.

Affettati. Il segmento degli affettati ha registrato un balzo del 15% a volume, con performance interessanti per la Bresaola della Valtellina IGP (+10%), per il Carpaccio di Bresaola (+40%), per la Bresaola 100% italiana (+20%) e per Bresaola di Black Angus (+15%). In foto, lo stabilimento di Montagna di Valtellina

«Come per molti settori dell’agroalimentare, il 2020 è stato un anno complesso – spiega l’ad di Rigamonti, Claudio Palladi -. Alcuni segmenti come le conserve hanno persino guadagnato. Altri, soprattutto quelli più esposti con il canale horeca, hanno subito danni pesanti. Per i salumi, nel canale della grande distribuzione, si è assistito allo spostamento della domanda verso prodotti più convenienti e vaschette e la Bresaola ha pagato visto che il 60% del proprio mercato è al banco gastronomia. Una modalità di vendita penalizzata nel primo lockdown dal timore di assembramenti. Da metà giugno è iniziata la ripresa che abbiamo accompagnato incrementando la produzione di salumi affettati. La nostra Bresaola però ha perso in volume il 4%, un dato che consideriamo un successo se confrontato con il segmento della Bresaola nel complesso che ha perso l’8%».
Uno scenario di mercato reso inoltre più complicato dal forte rincaro nel corso del 2020 delle carni bovine. Una materia prima che viene soprattutto dall’America latina e in particolare in Brasile, dove Rigamonti sta provvedendo a certificare, con l’ente italiano Csqa, i propri fornitori. «Mentre per il settore suino – aggiunge l’ad di Rigamonti – i rincari si sono verificati nel 2019 innescati dalla peste suina africana e sono rientrati nel 2020, per il settore bovino la crescita dei listini è avvenuta nello stesso anno del Covid. Una tempesta perfetta».
Tuttavia e nonostante la tempesta perfetta sul piano finanziario il conto economico dell’azienda ha tenuto anche se in flessione rispetto agli ultimi anni. «Abbiamo però rafforzato la situazione patrimoniale – aggiunge Palladi – concentrandoci sulla gestione dei crediti con i clienti, il flusso di cassa è stato positivo e non abbiamo accumulato debiti. Non va dimenticato che la sostenibilità è soprattutto quella economica. E oggi siamo nella condizione di rafforzare gli investimenti per uscire da questa difficile fase».
Ed eccolo il piano di investimenti da 35 milioni di euro (12 dei quali legati a un aumento di capitale promosso da Jbs) tutto concentrato nei siti produttivi in Lombardia. Il piano prevede l’acquisto di uno stabilimento di proprietà della famiglia Rigamonti a Mazzo di Valtellina (Sondrio) con investimenti in impiantistica. «Si tratta del sito dove si concentra la qualità del prodotto – aggiunge Palladi – dove c’è il ricevimento della carne. Abbiamo fatto in modo che tutti possano lavorare senza sforzi fisici, c'è sempre un aiuto meccanico dove c’è da alzare pesi. Abbiamo mantenuto la manualità dove si fa la qualità con la messa a punto di una linea produttiva di soli macellai specializzati».
Gli altri stabilimenti attualmente in uso, anche questi di proprietà di Rigamonti, sono a Poggioridenti e a Montagna di Valtellina (sempre in provincia di Sondrio), saranno sostituiti nei prossimi anni da un nuovo impianto altamente tecnologico che sorgerà nel comune di Montagna di Valtellina. «Sarà poi introdotto – dice ancora Palladi - un contratto di lavoro innovativo con linee di affettamento specializzate e personale part time. Si lavorerà 6 giorni a settimana su turni di 6 ore invece di 8. E la nuova occupazione sarà soprattutto femminile».
Ma le strategie di Rigamonti riguardano anche il portafoglio prodotti. «Il Covid ha solo rallentato i nostri piani – conclude Palladi –. Rimane la volontà di ampliare la produzione. Il segmento degli affettati, ad esempio, ha registrato un balzo del 15% a volume, con performance interessanti per la Bresaola della Valtellina IGP (+10%), per il Carpaccio di Bresaola (+40%), per la Bresaola 100% italiana (+20%) e per Bresaola di Black Angus (+15%). Bene anche il segmento bio (+20%). Meno bene è andato l’export che ha risentito dell’azzeramento del canale food service. Ci aspettiamo di poter tornare a crescere presto sui mercati esteri. Puntiamo a un incremento del 20% annuo per i prossimi cinque anni».

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